Un docente tutor in ogni scuola può riuscire bene a orientare al lavoro migliaia di studenti? I dubbi del sindacato Anief rispetto alla proposta del ministro Valditara

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Una delle vere piaghe della scuola italiana è la distanza che intercorre tra la preparazione degli studenti e le esigenze del mondo del lavoro: lo ha ricordato ieri alla Fiera Didacta a Firenze il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara riportando dei numeri a suo “avviso drammatici: secondo i dati di Unioncamere – ha detto Valditara – 1,2 milioni di posti di lavoro non vengono coperti in Italia per mancanza di qualifiche corrispondenti.

Questo vuol dire che 1,2 milioni di giovani perdono una opportunità di lavoro. Noi non ci possiamo permettere una cosa del genere”. Il ministro ha pure espresso delle precisazioni sulla scuola del ‘merito’ spiegando che “deve tirare fuori i talenti di chiunque” e per questo “è importante l’orientamento” e “un nuovo modello di scuola, con l’inserimento del tutor”.

Anief condivide, certamente, le premesse e le esigenze espresse dal ministro Giuseppe Valditara, che vorrebbero portare a realizzare una scuola italiana diversa, finalmente più attenta alle necessità del singolo studente e alla personalizzazione dell’offerta formativa. Il giovane sindacato, però, ha forti dubbi che la presenza del docente tutor in ogni istituto scolastico possa bastare per imporre un orientamento e una preparazione finalmente adeguate.

“L’introduzione di figure docenti esperte che mettono a disposizione la loro competenza ed esperienza va certamente bene accolta – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ma deve essere considerata solo come la prima risposta rispetto a un quadro formativo molto complesso. Le decisioni errate nella scelta del percorso di studi, al termine della secondaria di primo e di secondo grado, sono non solamente una conseguenza della mancanza di conoscenza delle proprie attitudini, ma l’atto finale di un percorso scolastico irto di ostacoli: un percorso di formazione che alla primaria non prevede più maestri specializzati e in compresenza, con un docente ogni quattro supplente e che quindi a fine anno cambia quasi sempre scuola, classi affollate di iscritti dove l’insegnante non può dedicarsi alle specificità formative dell’alunno, ma anche  istituzioni locali assenti e se presenti molto scollate da quelle scolastiche”.

“Per non parlare – continua Pacifico – dei falsi problemi che riducono la qualità dell’offerta di formazione, come quello che la continuità didattica che il ministero continua a imporre bloccando il personale neo-assunto sulla sede per almeno tre anni e non assumendo in ruolo da tutte le graduatorie sui posti liberi, soprattutto nell’attuale fase transitoria che porta alla revisione del reclutamento. Come pure stabilizzando gli idonei dei concorsi o tutti coloro che lavorano nelle scuole da anni e sono assunti con riserva, a volte rischiano persino il licenziamento. Noi tutto questo lo abbiamo detto e ribadito in fase di contrattazione e di confronto, come di revisione delle norme producendo emendamenti a raffica. Perché non possiamo pensare che un docente tutor in ogni scuola autonoma, composta in media da almeno 3-4 plessi diversi, dunque incaricato di gestire i percorsi di migliaia di studenti, possa bastare a cambiare le cose”, conclude il sindacalista autonomo.

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