Un brutto voto a scuola prepara alla vita. Lettera

di redazione
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Inviato da Mario Bocola – Prendere un brutto voto a scuola è più formativo che prenderne uno positivo, perché aiuta l’alunno a crescere, a diventare adulto, a prendere consapevolezza delle proprie capacità, a rendersi conto che la vita non è fatta soltanto di vittorie, ma anche di sconfitte.

L’alunno deve maturare con l’idea che durante il percorso scolastico ci sono anche dei momenti negativi e che questi sono elementi indispensabili che fanno parte del gioco della vita. Spesso i ragazzi quando prendono un voto brutto subito si scoraggiano, entrano nella fase dello sconforto, della rabbia, della convinzione di non potercela fare e così possono arrivare a compiere gesti inconsulti.

Il brutto voto deve, invece, essere da sprone, da incitamento, da rincorsa a fare meglio, a studiare con maggiore impegno, a riempirsi di orgoglio, di voglia di superare l’altro. Un tempo l’alunno che prendeva un brutto voto a scuola non ne faceva un dramma, ma mostrava quell’orgoglio e quella forza di dire: “La prossima volta andrà meglio”.

Nella scuola di oggi non è più così. Il brutto voto è diventato sinonimo di sconfitta, di frustrazione, di annientamento delle proprie capacità. Sta ai genitori svolgere il delicato compito di far capire e soprattutto comprendere ai figli che il brutto voto preso a scuola non è una sconfitta, non è una punizione data dall’insegnante, ma rappresenta l’anello di congiunzione di un processo formativo in fieri, un divenire in cui l’alunno acquisisce la consapevolezza delle proprie capacità e soprattutto la volontà di misurarsi mettendosi in gioco con i compagni di classe. Perché quello che conta è costruire all’interno del contesto classe un positivo spirito di squadra ed un ambiente formativo in cui l’alunno è l’attore principale.

Se il voto negativo, invece, è il frutto di uno scarso impegno, di negligenza, di non voler far nulla e quindi applicarsi allora il discorso cambia, perché in questo caso l’alunno rigetta la consapevolezza di affrontare la sfida dello studio e dell’impegno, tramutandolo in sfida contro l’insegnante che lo sprona, lo incita al dovere. Quindi il brutto voto va accettato come vanno, altresì, accettate le altre sfide, perché una scuola che non crea armonia e competizione è una scuola che non forma, ma è destinata al fallimento. Vogliamo una scuola che forma più che deforma!

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