Un atto di crudeltà inaudita: un piccione massacrato da un gruppo di adolescenti a Sassari

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Un episodio di inaudita crudeltà ha sconvolto la città di Sassari: un gruppo di adolescenti si è accanito con furia contro un piccione, massacrandolo di botte. Solo l’intervento di una donna, allertata dalle grida del figlio piccolo, ha salvato l’animale, trasportandolo d’urgenza al pronto soccorso veterinario.

Le condizioni del piccione, però, erano già drammatiche: arti inferiori spezzati e una forte emorragia interna. La veterinaria Roberta Demontis, che si occupa del recupero e primo soccorso della fauna selvatica in Sardegna, ha tentato il possibile, ma purtroppo non è riuscita a salvarlo.

Sulla sua pagina Facebook, la dottoressa ha pubblicato un post straziante, corredato dalle foto del piccione e della radiografia, che mostrano la brutalità della violenza subita.

“Dobbiamo dire basta! Tutti! Basta alla violenza gratuita contro chi non si può difendere”, ha scritto la Demontis, esprimendo la sua profonda amarezza per l’accaduto. “Sento molta sofferenza per quello che è successo e che sta continuando a succedere ai ragazzi più giovani. Gli adolescenti di oggi vivono in un mondo ostile e questa violenza non è semplice odio verso gli animali ma verso una società percepita come non accogliente.”

La veterinaria ha sottolineato l’importanza di prevenire tali atti di crudeltà attraverso l’educazione e l’intervento nelle scuole: “Non si tratta solo di reprimere e far intervenire le Forze dell’Ordine, questa violenza va disinnescata alla radice, insegnando ai ragazzi il rispetto per la vita in tutte le sue forme.”

Il maltrattamento sugli animali, soprattutto nei giovanissimi, rappresenta un preoccupante campanello d’allarme, un indice di disagio sociale che non può essere ignorato. “Non è giusto generalizzare, ma alcune tendenze sono ravvisabili nelle giovani generazioni”, ha affermato la Demontis.

Nonostante la drammaticità di questo episodio, la dottoressa non perde la speranza: “Non è la prima volta che mi capita un caso simile – ricorda – l’anno scorso un altro piccione era stato picchiato da due studenti e poi portato al mio ambulatorio da altri due ragazzi di quella stessa scuola. In quel caso si trattò di una una storia a lieto fine, al contrario di questa, però dimostra che non tutto è perduto.”

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