Un anno di DaD un anno di opportunità, creatività e occasione per far emergere talenti

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inviato da prof.ssa Sabrina Rizzi, Liceo Ginnasio Aristosseno (Taranto) – Un anno di dad in cui abbiamo appreso ad utilizzare correttamente le nuove tecnologie, a coglierne le opportunità, a liberare la creatività, a far emergere i talenti. E’ superfluo sottolineare che i nostri alunni desiderano rientrare nelle aule, perché hanno bisogno di condividere anche quelle, talvolta, noiose ore di scuola.

Contro tutti i timori che la didattica in presenza “a tutti i costi” possa fermare l’innovazione e dare la spallata alle competenze acquisite, credo che la scuola tradizionale sia già lontana. Ed è una certezza: saranno i nostri ragazzi a reclamare con forza l’uso del digitale. Come già affermato da più parti, la Scuola in presenza dovrà valorizzare e non abbandonare l’esperienza della DAD- DDI: in un anno e mezzo tanto gli adolescenti, quanto i docenti hanno potenziato le loro competenze digitali, rendendo “più accoglienti” gli ambienti di apprendimento anche on-line. Le metodologie didattiche innovative, lì dove si è rinunciato ad una mera trasposizione della lezione frontale in video e ad una sterile trasmissione dei contenuti, hanno avuto il pregio di aver fornito ai discenti gli strumenti per poter progettare, guidati dai docenti, percorsi anche personalizzati, rispondenti ai diversi stili di apprendimento; il lavoro cooperativo, la peer education hanno stimolato la creatività e un apprendimento significativo, dimostrando che il ricorso al digitale è un mezzo inclusivo per attivare la curiosità verso la conoscenza.

Questa è, dunque, la nostra narrazione, il nostro storytelling, un viaggio attraverso le web apps utilizzate per riscrivere le storie degli autori, interpretare testi poetici anche attraverso la musica, perché di musica loro avevano bisogno.

Un trolley rosso, trascinato lungo i corridoi del liceo il primo giorno di scuola del secondo anno della pandemia, incuriosisce gli alunni: non possono immaginare che quel trolley conterrà alla fine dell’anno le nostre esperienze, i saperi, il nostro viaggio, le paure e le gioie. La prof entra in aula e, dopo un fugace ben ritrovati, sistema il trolley sul primo banco libero. Inevitabili le domande, gli occhi strabuzzati, rivolti al vero protagonista: il trolley. Chiedo loro di osservare e valutare dal punto di vista di quella valigia, di entrarci dentro e di raccontare. Nasce una esperienza di scrittura a staffetta, scrittura condivisa, in ambiente google drive, la narrazione dei primi giorni di scuola, in cui gli alunni si trasformano in piccoli Odisseo, pronti a salpare e ad affrontare il mare. Quale mare? Il covid19 irrompe e, inevitabilmente, ci riporta alla dad e ci rimarremo per tutto l’anno scolastico.

Le webapps, le piattaforme corrono in nostro soccorso: un site nella Gsuite di istituto diventa la nostra biblioteca digitale, il luogo dove conservare i prodotti digitali prodotti da tutti noi alla fine di ogni UD o UDA. Un site suddiviso per discipline, gestito dai ragazzi, che, a turno, mensilmente, hanno designato chi lo avrebbe arricchito di nuovi contenuti, con la supervisione della prof. Il framework europeo Digcomp 2.0 diventa centrale per l’apprendimento in ambiente digitale: docenti e alunni, spalla a spalla, progettano e realizzano percorsi di apprendimento innovativi. Odisseo diventa la nostra chiave di lettura per comprendere il mondo che cambia, insidiato da pericoli: i ragazzi comprendono che dovranno reagire e trovare nuovi “valori”. Li trovano nella condivisione, nella solidarietà, superando la competizione sterile: si lavora insieme.

Il lancio, che apre la porta alla creatività, è: cosa c’entra con la tua vita G. Pascoli? E U. Saba? Gli autori studiati servono per interpretare la nuova realtà, il mondo diventa la loro biblioteca. Si va oltre la scuola e si fa scuola.

C’è chi veste i panni del giornalista, chi propone “itinerari” che la prof deve seguire, chi usa QRcode. E’ una scoperta anche per la prof. E se a metà maggio si usa whatsapp per un debate, nato in “luogo” improprio perché sollecitato da fotografie che la prof invia, sull’importanza di conoscere il territorio, le serate diventano più allegre.

Si aprono stanze nella piattaforma di istituto per progettare compiti di realtà, per fare ricerche, per discutere: la musica si confonde con la poesia, Trieste, Genova e Taranto vengono narrate dai loro poeti. Storytelling digitali narrano le loro scoperte: F. De Andrè e U. Saba insegnano a scoprire e a cantare anche la nostra città. Il nostro viaggio d’istruzione è su Google Earth: a Genova si entra, addirittura, nell’acquario e si cammina lungo Via del Campo. Con Saba ci si inoltra alla ricerca del “cantuccio”; A. Manzoni narra l’addio di Lucia, che è l’addio di tanti ragazzi al borgo natio; i capitoli della peste servono a comprendere la narrazione del covid. Si scrive, si interpreta, si parla di sé, si crea. A fine maggio si esce, armati di macchina fotografica, alla ricerca dei luoghi più suggestivi di Taranto sulle tracce di Leonida, alla scoperta di una città, la nostra, da mostrare ai più: il materiale viene caricato sul Taranto2mari web, piattaforma del Liceo. E poi Jovanotti, con la sua “linea d’ombra”, li invita a salpare, a non temere i venti, a riprendere a vivere. Si chiude con il loro Odisseo. E’ ormai giugno.

Questi ragazzi non rinunceranno alle competenze acquisite, alla creatività, che è stata, per loro, libertà di espressione e costruzione di percorsi attraverso cui hanno appreso la prosa, la poesia e la grammatica. Si deve innovare sulla scia della tradizione, consapevoli che indietro è impossibile tornare.

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