Ultimo collegio docenti senza sapere nulla del rientro a settembre, troppo dilettantismo. Lettera

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inviata da Mariagrazia Masulli  Docente di scuola primaria –  La settimana prossima, gran parte del personale docente parteciperà all’ultimo collegio docenti dell’anno scolastico 2019/2020 senza sapere come si rientrerà a settembre e, peggio, senza poter deliberare nulla in termini di didattica.

Eppure sembrerebbe tutto semplice: il documento del Comitato Tecnico Scientifico, pubblicato il 28 maggio, aveva definito chiaramente quali dovessero essere le azioni che il governo avrebbe dovuto intraprendere.  Le dichiarazioni del ministro Azzolina, in quell’occasione, lasciavano ben sperare.

“Il Governo è al lavoro per riportare tutti gli studenti in classe. Questo documento è la cornice in cui inserire il piano complessivo di riapertura: poche semplici regole, soluzioni realizzabili che ci permetteranno di tornare tra i banchi in sicurezza. A questo documento si unirà quello del Comitato di esperti del Ministero dell’Istruzione che offrirà spunti che guardano alla ripresa di settembre, ma anche oltre: l’uscita da questa emergenza, come abbiamo sempre detto, deve diventare una straordinaria spinta per migliorare il sistema di Istruzione e per promuovere l’innovazione didattica”.

I “visionari” della scuola ci avevano sperato. Poi, il nulla.

Il 18 giugno, a distanza di 20 giorni durante i quali nessuna direttiva è stata emanata per la ripresa a settembre, i Garanti regionali dell’infanzia hanno inviato una lettera al premier Giuseppe Conte, al ministro dell’istruzione Lucia Azzolina e al presidente di Anci Antonio Decaro, lettera nella quale hanno evidenziato “l’esigenza di ripartire da un piano straordinario per l’infanzia e l’adolescenza che, in maniera organica, tenga conto della necessità di dedicare maggiori risorse finanziarie, umane e strumentali al mondo scolastico e agli enti locali attuatori delle politiche per la famiglia per l’infanzia e l’adolescenza”.

Nella missiva, i Garanti hanno riscontrato la mancanza di indirizzi sugli interventi scolastici e su quelli socio-educativi, ritenendo necessaria una ripartenza nell’ottica di una riconnessione della dimensione della scuola e dell’istruzione con quella della famiglia, del lavoro e delle comunità locali, dell’ambiente e degli spazi aperti. In particolare, hanno sollecitato su tematiche che hanno definito “nodali”, chiedendo che fossero valorizzati gli spazi pubblici esistenti, privilegiando le attività all’aperto. Hanno sensibilizzato anche all’attenzione dei bisogni e delle peculiarità delle differenti età e dei diversi cicli di studio, chiedendo sia prevista la riduzione del numero degli alunni per classe e sia il privilegiare la didattica in presenza. Hanno raccomandato, poi, la promozione di nuovi approcci all’integrazione scolastica, con la previsione di maggiori investimenti nell’edilizia scolastica, nella dotazione tecnologica informatica e nuove assunzioni di personale docente e non docente. Infine, hanno sollecitato l’attivazione di presidi socio-psico-pedagogici a sostegno degli alunni, delle famiglie e del personale scolastico, proponendo nuovi percorsi formativi rivolti a minori con disabilità.

Anche la Conferenza delle Regioni ha inviato, alla Ministra Lucia Azzolina, una serie di proposte finalizzate a fornire, alle Regioni, Enti locali ed istituti scolastici, la possibilità di governare in modo ordinato la fase della ripresa delle attività in presenza. L’uso della mascherina, il distanziamento sociale, l’igiene degli ambienti, l’avvio di un piano di investimenti per la scuola utilizzando i fondi messi a disposizione dal ministero per l’edilizia scolastica, l’implementazione dell’organico con particolare attenzione al personale ATA, il potenziamento dei servizi di trasporto pubblico sono solo alcune delle tematiche sulle quali sono state fornite indicazioni al Ministero.

Richieste e indicazioni tutte sovrapponibili fra loro. Gli elementi per la stesura delle “Linee guida” ci sarebbero tutti. Il Miur dovrebbe solo dar seguito. E invece siamo in attesa dei decreti attuativi alla Legge del 6 giugno 2020 che dovrebbero definire una univoca linea nazionale.

Sono divenuti ingiustificabili, oltre che intollerabili, l’approssimazione e l’immobilismo che caratterizzano i provvedimenti che governano la scuola. Dall’inizio del lockdown, il Miur si è distinto per il susseguirsi di voci, indiscrezioni e, successivamente, provvedimenti sempre in contraddizione fra loro.

Anche determinare la data di ripresa del nuovo anno scolastico è sintomatica della confusione e superficialità con le quali si affrontano le questioni che riguardano 8 milioni di studenti e, quindi, di famiglie. Il 14 settembre, data più volte circolata come papabile, è solo una settimana prima l’Election day passato il 19 giugno al Senato: il 20 ed il 21 settembre, probabilmente, saranno accorpate le elezioni regionali, il primo turno delle amministrative e il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. E poiché gran parte dei seggi elettorali sono ospitati nelle scuole, a cinque giorni dall’inizio dell’anno scolastico, ci dovrebbe essere una sospensione di quattro giorni con successiva sanificazione di tutti i locali.

Senza scomodare luminari di epidemiologia, virologia ed immunologia, oltre che organismi tecnici, sarebbe irragionevole ed irresponsabile una programmazione di avvio di questo tipo.

Credo che tanto dilettantismo non si sia mai visto.

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