Uil Trento: la ricerca di ulteriori spazi non spetta ai dirigenti scolastici

di redazione

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Uil Trento – Non senza stupore abbiamo letto la Nota del Dirigente generale del Dipartimento Istruzione contenente “Prime indicazioni per l’organizzazione dell’attività didattica nel 20-21”: una nota che ha mandato in
fibrillazione tutte le Comunità scolastiche.

Non senza stupore perché fin dai primi incontri con Assessore e Dipartimento, UILScuola ha chiesto l’istituzione di un tavolo di confronto proprio sul tema della Scuola della ripartenza. La richiesta nostra,
che non siamo né mobilieri né arredatori, muoveva e muove dalla convinzione che per una ripartenza efficace sia necessario condividere un’idea di Scuola e, quindi, prefigurare anche possibili e sostenibili
modifiche di tipo didattico, funzionale ed organizzativo.

Ad oggi il nulla. Nessuna proposta di dialogo e di condivisione da parte di un Dipartimento che, ad oggi, ha ben pensato di rimanere a distanza: il vero D.a.d. in Trentino.

Dallo stupore siamo passati all’incredulità quando siamo arrivati a leggere che spetterebbe alle Scuole attivare forme di contatto con le amministrazioni comunali, al fine di acquisire ulteriori spazi. Ma dov’è
andata a finire l’indagine conoscitiva attivata dal Dipartimento Istruzione?

Si chiede ai Dirigenti scolastici ed al personale di muoversi alla ricerca di locali? È necessario rivolgersi al Presidente Fugatti ed all’Assessore Bisesti affinché sia la Provincia ad attivarsi tempestivamente alla ricerca di nuove aule didattiche decentrate, sul territorio? Compito che, comunque,
non sarà facile: gli spazi dovranno essere adatti alle esigenze didattiche di docenti ed allievi, ma dovranno essere in regola con le prescrizioni in materia di sicurezza e tutela della salute delle persone.

E dall’incredulità siamo passati alla “benevola increspatura”, quando abbiamo letto i criteri essenziali proposti, al fine di elaborare schemi organizzativi – scuola per scuola.

Prendiamo atto delle generiche considerazioni sulla riduzione dell’orario settimanale e/o della distribuzione su sei giorni: indicazioni che però necessitano di ampio confronto pedagogico e didattico. Si pensi alla
possibilità di dover intervenire sui piani di studio provinciali ed alla conseguente riprogrammazione dei piani di lavoro (finalità, obiettivi, contenuti, metodologie, strumenti …), alla necessità di ridefinire strategie
didattiche, anche in coerenza con le modalità organizzative ed i nuovi setting educativi che si dovranno necessariamente costituire.

L’increspatura diventa burrasca quando si è costretti a leggere un modello di scuola che preveda un gruppo di ragazzi impegnato in presenza, mentre un altro gruppo segue la lezione da remoto. Un modello privo di
ogni fondamento pedagogico.

L’aula è ambiente educativo: a scuola non ci si va, a scuola ci si è! All’interno dell’aula, lo spazio diventa educativo perché si fonda sulla relazione: tra docente ed allievi e tra pari (tra allievi). Vi è il diritto dei docenti di costruire relazione con i propri allievi. E nel contempo vi è il diritto dei ragazzi di scherzare tra di loro, di ammiccare mentre il docente spiega, di distrarsi quando si è un po’ stanchi. Tutto questo è scuola e nessun “occhio digitale” può permettersi di intervenire all’interno di questo microcosmo. Pena
l’irrigidimento dei comportamenti, il blocco della libertà d’espressione di tutti, la distorsione delle relazioni sociali e, quindi, la compromissione della qualità degli apprendimenti. E chi ha pensato ad un modello del genere, è riuscito ad immaginare i ragazzi costretti a seguire ore ed ore di lezione da remoto?

Di una Nota inutilmente generica su quanto di competenza del Dipartimento Istruzione e, nel contempo, dannosamente invasiva per quanto da rimandare all’autonomia delle Scuole, non se ne aveva bisogno. Il
Dipartimento continui pure a rimanere a distanza, se gli obiettivi prodotti sono questi.

Le comunità scolastiche in questi mesi hanno dato ampia prova di capacità autonoma di tenersi in contatto, di mantenere viva la relazione educativa ed affettiva. In assenza di Dipartimento e di IPRASE: istituto che dopo tre mesi si rivede oggi sul mercato della formazione e dell’aggiornamento del personale.

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