UIL Puglia, inadeguata la dotazione di personale ATA in Puglia

di redazione
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Comunicato UIL Scuola Puglia – “No, così non ci siamo proprio. Non sono bastati gli appelli e le mobilitazioni: purtroppo, come ampiamente preventivato dalla Uil, ancora una volta la scuola pugliese sarà penalizzata dalle scelte del Ministero, che relega la nostra regione a provincia periferica dell’impero, prefigurando altri tagli e l’assenza di volontà per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica”.

Lo dichiara Gianni Verga, segretario generale della Uil Scuola Puglia, commentando le nomine ministeriali per il personale Ata. A fronte di 513 disponibilità (182 Bari, 61 Brindisi, 76 Foggia, 111 Lecce, 83 Taranto), di cui la metà collaboratori scolastici, il Miur risponde con appena 250 nomine in ruolo.

“E’ inaccettabile – prosegue Verga – così si mette a serio repentaglio il quotidiano funzionamento del sistema scuola in Puglia! I dirigenti scolastici e i direttori dovranno ancora una volta fare i salti mortali solo per aprire e chiudere gli istituti del territorio, per tacere dell’ordinaria amministrazione, che ormai è diventata una vera impresa. E’ bene che sia chiaro: così non si tradisce solo la fiducia dei lavoratori del comparto, ma anche e soprattutto quella degli studenti e di tante famiglie, che ogni giorno affidano alle scuole i propri figli, sperando in un servizio dignitoso e di qualità”.

Anche perché se il personale Ata piange, il corpo docente non ride.

“Non è giunta nessuna conferma – spiega Verga – nonostante i 2.111 posti vacanti, di cui 397 per l’infanzia, 238 per la scuola primaria, 520 per la scuola media e 956 per la scuola superiore, oltre a circa 3.000 posti cosiddetti in deroga che, come ogni anno, saranno attivati per il sostegno. Inoltre, si spera giungano buone notizie per la copertura del 20% di scuole scoperte per posti i di dirigente scolastico. Si naviga a vista – conclude il segretario della Uil Scuola – senza alcuna visione o progettualità del sistema scolastico. L’unica certezza evidenziata dai numeri è che il Sud resta la cenerentola del Paese, da immolare sull’altare di una secessione di fatto, che impantanerà ogni speranza di sviluppo del territorio e acuirà il fenomeno della fuga dei nostri giovani verso lidi più sicuri e più tutelati dalle stesse istituzioni che invece dovrebbero creare condizioni di giustizia ed equità”.

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