UIL, Di Menna: l’unica strada per farci sentire dal Ministero è la mobilitazione

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A ridosso di un appuntamento importante come il rinnovo delle rappresentanze sindacali, Massimo Di Menna, segretario Uil Scuola, elenca gli obiettivi e i valori che guidano l’azione della sua organizzazione.

A ridosso di un appuntamento importante come il rinnovo delle rappresentanze sindacali, Massimo Di Menna, segretario Uil Scuola, elenca gli obiettivi e i valori che guidano l’azione della sua organizzazione.

Quale bilancio le sembra di poter trarre da questi ultimi anni di attività in Uil?

“Mi sembra incontrovertibile, visto l’alto numero di candidati nelle nostre liste, il fatto che l’attività sindacale sia ancora molto sentita e radicata nel mondo della scuola, checché ne dicano tecnici del ministero e politici”.

Di quali valori si sentono portavoce i vostri candidati?

“Le candidate e i candidati Uil sono persone competenti, disponibili al dialogo e all’ascolto, vogliono essere immagine di un modello di sindacato che dà risposte e soluzioni ai problemi dei lavoratori. Penso che in questi anni, almeno stando all’incremento che abbiamo avuto nei tesseramenti, tutti questi valori siano stati molto ben testimoniati”.

Che incremento avete avuto nell’ultimo triennio?

“Direi che è stato significativo, di circa 8000-9000 unità in tutto al netto dei pensionamenti e delle, per fortuna poche, disdette. Penso che questi numeri e le numerose candidature nelle nostre liste siano un termometro veritiero del gradimento e dell’approvazione che la nostra attività registra presso il personale docente e non docente”.

Se ci dovesse elencare qualche obiettivo programmatico dei prossimi anni, a che cosa punterebbe?

“Penso che l’obiettivo del nostro sindacato debba restare quello di assicurare a chi lavora trasparenza, al fine di creare condizioni vere di partecipazione democratica alle scelte della scuola. Al primo posto voglio che resti l’impegno per poter rappresentare all’esterno la specificità del lavoro della docenza, un lavoro che come sappiamo – e come abbiamo bisogno di far sapere sempre di più – va molto al di là delle ore d’aula”.

Questo per il personale docente, e gli Ata?

“Per quanto riguarda il personale Ata direi che la prima cosa da fare è adoperarsi per il riconoscimento dell’enorme lavoro che oggi viene svolto nelle segreterie delle nostre scuole al di là delle mansioni scritte in un contratto fermo al 2009”.

Invece i dirigenti scolastici pensano che il personale Ata non abbia oggi le competenze per rispondere in maniera efficace alle sfide dell’autonomia.

“Questa visione è molto parziale. È vero che bisogna mettere in campo risorse adeguate per la formazione e l’aggiornamento del personale delle nostre segreterie, ma bisogna pur riconoscere il grande sforzo aggiuntivo che esso sta compiendo per mandare avanti tutto nonostante le mille difficoltà e nonostante un contratto, lo ripeto, fermo da anni. Le scuole vanno avanti perché gli Ata si rimboccano le maniche nonostante tutto.

Tornando ai punti programmatici che mi domandava, vorrei sottolineare l’urgenza che la politica stanzi risorse economiche finalmente adeguate per un vero ammodernamento della nostra scuola, al di fuori dei proclami e delle buone intenzioni contenute nella Buona Scuola, che alla voce investimenti non registra assolutamente nessuna proposta”.

Come pensate di riattivare un dialogo col Miur?

“Allo stato attuale dei fatti penso che l’unica strada per farci sentire sia la mobilitazione. I due incontri con il ministro Giannini non ci hanno portato a nulla di concreto. Mi auguro soltanto che il decreto che conosceremo tra pochi giorni non contenga nessun elemento che modifichi unilateralmente il rapporto di lavoro degli insegnanti. Se, invece, ci saranno clausole che riguardano l’ambito specifico della contrattazione, come ad esempio l’orario di servizio, allora la nostra reazione sarà molto dura”.

Pensa che possa riaffacciarsi un aumento dell’orario delle lezioni frontali?

“Penso di no, anche se non ci metterei la mano sul fuoco viste le modalità con cui finora il Governo ha preteso di scrivere questa riforma, chiudendosi in una stanza con ‘esperti’ che evidentemente ben poco sanno di scuola”.

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