UGL: I lavoratori della scuola aspettano risposte e non proclami

Di Lalla
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”Tutti i lavoratori della scuola italiana sono in attesa di risposte concrete e non dei soliti proclami ai quali siamo abituati ad assistere da troppo tempo”. Lo dichiara in una nota il segretario nazionale dell’Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo, che commenta l’annuncio del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nella diretta Twitter da Palazzo Chigi, di aver tolto dal patto di stabilità gli interventi sulla scuola, spiegando che ”non sono solo i sindaci ad aspettare risposte sull’edilizia scolastica, per questo ribadiamo la necessità di affrontare le problematiche della scuola italiana nell’insieme e non disgiuntamente, con un sistema riformistico che tenga conto della specificità del comparto, ma anche dell’urgenza di alcuni provvedimenti”.

”Tutti i lavoratori della scuola italiana sono in attesa di risposte concrete e non dei soliti proclami ai quali siamo abituati ad assistere da troppo tempo”. Lo dichiara in una nota il segretario nazionale dell’Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo, che commenta l’annuncio del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nella diretta Twitter da Palazzo Chigi, di aver tolto dal patto di stabilità gli interventi sulla scuola, spiegando che ”non sono solo i sindaci ad aspettare risposte sull’edilizia scolastica, per questo ribadiamo la necessità di affrontare le problematiche della scuola italiana nell’insieme e non disgiuntamente, con un sistema riformistico che tenga conto della specificità del comparto, ma anche dell’urgenza di alcuni provvedimenti”.

”Al Premier – continua il sindacalista – ricordiamo che siamo ancora in attesa dell’atto di indirizzo per il pagamento degli scatti di anzianità, allo stesso modo come sembrano essere passate in secondo piano la riforma del reclutamento del personale e la certezza di un piano pluriennale di investimenti e di assunzioni”.

”Inoltre – conclude – non vorremmo fosse sfuggito che il fatto di aumentare il rapporto numerico tra alunni e classe, equivale ad una ulteriore diminuzione degli organici. Insomma, sembrerebbe che il governo proprio non voglia assegnare alla scuola le dovute priorità, a danno della collettività, ma soprattutto di famiglie e studenti, ai quali, così facendo, viene negato il diritto all’istruzione”

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