Udir – Impronte digitali e sistemi biometrici di controllo dei dirigenti e degli Ata, tutti contro

di redazione
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Comunicato Udir – Dopo le associazioni e i sindacati, contro la norma inserita nel disegno di legge n. 920 – B, che sarà nei prossimi giorni all’esame delle Commissioni di Palazzo Madama, voluto dalla Lega, prendono posizione anche gli enti locali: anche i consiglieri regionali della Toscana propongono una mozione al provvedimento.

Marcello Pacifico (Udir): Imporre la rilevazione dei dati biometrici, come le impronte digitali e la scansione dell’iride, rappresenta un atto offensivo nei confronti di chi ogni giorno si spende anche su 15-20 sedi scolastiche, rinunciando a riposi e ferie

Il controllo sui presidi tramite la rilevazione delle impronte digitali è “una barbarie”: a sostenerlo i consiglieri regionali della Toscana che propongono una formale mozione contro il disegno di legge Concretezza. L’iniziativa si aggiunge alle tante realizzate nei giorni scorsi che culmineranno nello sciopero del 17 maggio, inevitabile, a questo punto, a meno che il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti non decida di cambiare linea venendo finalmente incontro alle richieste dei rappresentanti dei lavoratori.

Il sindacato ritiene quindi inappropriata la dichiarazione del ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Biongiorno, che afferma come l’imposizione nelle scuole dei controlli biometrici sia, in definitiva, “solo una questione di trasparenza per verificare la presenza e non per misurare l’orario di lavoro, che non è previsto per i dirigenti”.

“C’è poi da chiedersi per quale motivo – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir – si debbano spendere decine di milioni di euro per dei dispositivi inutili: certi costi diventano ancora più ingiustificabili, visto che poi le nostre scuole sono sprovviste di risorse utili a finanziare progetti e necessità di base. Con ricadute negative evidenti sull’offerta formativa e sull’organizzazione scolastica complessiva”.

Udir, che sta portato avanti una vera e propria battaglia per tutelare la categoria che rappresenta, nei giorni scorsi ha anche invitato il ministro dell’istruzione e il suo sottosegretario a dimettersi, visto che forse hanno “dimenticato cosa vuol dire amministrare scuole con dieci plessi e ottemperare a tutte le funzioni demandate”, affermando pure di pensare a uno sciopero.

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