Tutti in classe dopo la Befana: boom di contagi ma il Governo tira dritto. Sindacati delusi da Bianchi

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Tutti in classe in presenza fra il 7 e il 10 gennaio. Sembra ormai chiaro che il Governo non ha intenzione di posticipare il ritorno a scuola post festività. Nemmeno davanti a 170 mila contagi registrati il 4 gennaio. E Bianchi inizia il nuovo anno con lo sfavore sindacale, che  dopo l’incontro odierno si ritrova, se è possibile, con una maggiore pressione da parte delle organizzazioni sindacali.

La giornata chiave resta comunque quella di domani, 5 gennaio, quando si riunirà il Consiglio dei Ministri per decidere proprio se intervenire e come sul fronte scuola.

La priorità, abbiamo già spiegato nel racconto della giornata, è quella di garantire il più possibile le lezioni in presenza, mettendo in campo tutte le soluzioni adatte a gestire il picco della quarta ondata Covid atteso a gennaio. Sarà considerata la proposta delle regioni in tema di quarantena?

Alcune Regioni hanno già deciso di posticipare di poco il rientro, ma al momento, non si dovrebbe andare oltre il 10 gennaio.

Intanto il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha ribadito la linea del Governo nel corso dell’incontro con le organizzazioni sindacali del 4 gennaio, senza tuttavia anticipare nulla sulle ipotesi al tavolo del Governo. Atteggiamento che ha indisposto i sindacati.

Credevamo che al centro della discussione odierna ci sarebbe stato il tema della recrudescenza del virus e della riapertura delle scuole e invece, di fronte a una situazione grave che impone misure tempestive e indicazioni chiare, il ministro si è sottratto al dibattito su questi temi e sollecitato sui contenuti della riunione svoltasi col Presidente del Consiglio su rientro in classe e regole per i contagi ha risposto, con nostro grande stupore, che non è tenuto a riportarne i contenuti“, ha detto la Flc Cgil in un comunicato stampa, aggiungendo che si tratta di “una scelta che riteniamo molto grave visto che governo e ministero fin ad oggi non hanno messo in campo nessuna adeguata strategia per contrastare l’espandersi prevedibile del contagio nelle scuole“.

Particolarmente critico anche Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola: “Nulla è stato detto in merito alle misure che saranno prese domani in Consiglio dei Ministri per il rientro a scuola il 10 gennaio. Un silenzio, dopo il vertice di Palazzo Chigi sul tema (ragione per la quale la riunione è stata spostata di un’ora e mezza) che i sindacati non attendevano, giudicato uno sgarbo istituzionale“.

Su questo tema – ha detto Turi – il ruolo del sindacato è di tutela della salute dei lavoratori e della comunità scolastica. Nessun dato ufficiale è stato diffuso sui contagi a scuola e sul tracciamento.
L’accordo firmato (su distanziamento, aereazione, tracciamento, presidi sanitari) è rimasto sostanzialmente inattuato”.

Oggi c’è un elemento che ci fa riflettere e che vorremmo evidenziare -spiega Maddalena Gissi, della CISL Scuola: per la prima volta la pandemia colpisce i piccoli che ancora non hanno una copertura vaccinale. Non sono state assunte misure per accompagnare la riapertura con presidi sanitari e corsie preferenziali per le scuole. Lo abbiamo chiesto dal primo momento: se ci fossero gazebo della protezione civile o mezzi attrezzati dell’esercito assegnati solo allo screening nelle scuole, forse si potrebbero prevenire quarantene inutili e tracciamenti infiniti. È una misura eccezionale così come è unico il bene degli alunni“.

E ancora: “Sono ridicoli i suggerimenti di alcuni governatori che vorrebbero affidare al personale della scuola la gestione dei tamponi. L’ipotesi di tenere in classe i bambini anche dopo i primi contagi è di difficile gestione; l’allarme su possibili sintomi o malattie, alimenta le ansie dei genitori. Basta con le toppe, servono decisioni consistenti e strutturali. È arrivato il momento di riconoscere alla scuola una voce specifica nello scostamento di bilancio di cui già si parla; lo si faccia e non si trascuri proprio un settore nevralgico del quale il Paese ha veramente bisogno“.

Sulla riapertura delle scuole, il leader della Gilda, Rino Di Meglio, afferma che “è inutile parlarne, dal momento che sono già ampiamente note le indiscrezioni sulla decisione del governo” e ritiene che “in queste condizioni tirare dritto senza alcun ripensamento sia come mettere la polvere sotto il tappeto, perché in assenza di interventi sostanziali, le chiusure sono comunque dietro l’angolo”.

Per Elvira Serafini dello Snals,  c’è “la necessità di disporre di informazioni precise sui numeri dei contagi e del personale in quarantena in vista della ripresa delle lezioni, perché se l’obiettivo è quello
di preservare la didattica in presenza, bisogna rendersi, però, conto che senza interventi specifici le scuole non potranno che trovarsi di fronte ad un aumento incontrollato dei contagi e ad un totale caos organizzativo. In considerazione di ciò, lo Snals-Confsal, per consentire alle scuole di riaprire in sicurezza, ritiene inevitabile lo slittamento della data di ripresa delle lezioni in presenza e, quindi, l’attivazione di un periodo di lezioni in DAD“.

Nelle decisioni si deve coinvolgere chi lavora a scuola. Su questione numero contagi e quarantene, siamo al mercatino? I provvedimenti di sospensione del personale non vaccinato sono incostituzionali e inutili. Tutto inutile. L’unica soluzione è la dad. Perché allora si sospendono i docenti?”, ha detto invece Marcello Pacifico, presidente Anief.

Al Ministro abbiamo ribadito che crediamo fermamente nella maggior efficacia della didattica in presenza rispetto a quella a distanza. Ma, proprio per questo, non sosteniamo acriticamente la retorica della ‘scuola in presenza’ a tutti i costi. Il rischio concreto è quello di riprendere le attività didattiche in presenza senza i supporti necessari per fronteggiare un contesto pandemico sempre più difficile per la gestione del servizio”. E’ il pensiero di Antonello Giannelli, Presidente nazionale dell’ANP che aggiunge: “E’ necessario che il Ministero fornisca in tempo reale i dati effettivi sulle classi in DAD, sulle unità di personale sospeso, sul numero di dipendenti e di alunni in quarantena. Le autorità sanitarie evidenziano l’inclemenza del numero dei contagi soprattutto nella fascia di età degli studenti del primo ciclo ed è doveroso tenerne conto”.

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