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Tutti i requisiti per la pensione nel 2022

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La legge di Bilancio è ultimata e il quadro delle pensioni nel 2022 è pronto, ecco le misure per andare in pensione.

Come al solito vario e con varie misure, così si presenta il sistema previdenziale in questo 2022. Tra vecchie misure di pensione e nuovi strumenti varati, nel 2022 restano tante le misure utilizzabili per le pensioni.

Si parte come sempre dai due capisaldi del sistema, cioè pensioni di vecchiaia e pensioni anticipate. Ma poi si arriva al regime sperimentale donna, alla nuova quota 102, alla nuova Ape Sociale e al residuo di quota 100.

Pensione di vecchiaia ordinaria

La misura principale del nostro sistema pensionistico è senza ombra di dubbio la pensione di vecchiaia.

La misura che consente di accedere alla pensione con l’età pensionabile vigente è rimasta invariata rispetto ai requisiti 2021.

Si può accedere alla quiescenza con minimo 20 anni di contributi e con 67 anni di età. È la pensione di vecchiaia ordinaria.

Sempre pensione di vecchiaia, ma anticipata con invalidità, è una misura fruibile anche nel 2022. Si accede a questa particolare misura già a 61 anni per gli uomini o a 56 anni per le donne. Insieme ai 20 anni di contributi necessari come soglia minima, occorre un gradi di invalidità superiore all’80%.

Restano ancora piccole e marginali platee che possono sfruttare la pensione di vecchiaia in deroga, con 67 anni di età e con 15 anni di contributi. È la pensione in regime di deroga Amato.

Per chi non ha contribuzione in epoca retributiva (prima del 1° gennaio 1996), la pensione di vecchiaia si centra a condizione che l’assegno sia pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale, ovvero circa 690 euro al mese. In alternativa occorre aspettare i 71 anni di età quando decade il vincolo dell’importo della pensione e decade quello dei 20 anni di contributi (ne basterebbero 5).

Pensione anticipata 2022

Ci sarebbe poi l’altra misura pilastro del sistema. Parliamo della pensione anticipata, quella distaccata dai limiti anagrafici. Infatti come prassi, si va in pensione una volta raggiunti i 42 anni e 10 mesi di versamenti per i lavoratori maschi, mentre si va in pensione con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne. Di questa età contributiva, almeno 35 anni devono essere effettivi, quindi al netto di contributi figurativi da disoccupazione o malattia.

La misura si rivolge alla generalità dei lavoratori, a differenza di un’altra misura che non prevede limiti di età per essere fruita. Parliamo della quota 41 precoci, destinata però a 4 macro categorie e non a tutti. Infatti si potrà lasciare il lavoro anche con la quota 41 nel 2022, ma solo se si rientra in una delle seguenti categorie:

  • Invalidi con il 74% di disabilità accertata;
  • Soggetti con un invalido a carico, coresidente e con assistenza prestata da almeno 6 mesi;
  • Disoccupati che hanno terminato tutto il periodo indennizzato da Naspi da almeno 3 mesi;
  • Lavori gravosi svolti per almeno 6 degli ultimi 7 anni o per almeno 7 degli ultimi 10.

Anche per la quota  41 almeno 35 anni di versamenti devono essere effettivi ed almeno un anno di questi 41 richiesti, devono essere stati versati, anche discontinuamente, prima del compimento dei 19 anni di età.

Per i gravosi, si è deciso di allargare le categorie previste dopo un attento lavoro della Commissione istaurata dal Ministero del Lavoro. Dalle 15 categorie originariamente previste si passerà a circa 50.

Non si sa ancora se l’estensione riguarderà anche quota 41, perché al momento l’indicazione sembra riferirsi solo all’Ape sociale. Ma essendo due misure nate gemelle come categorie dei papabili beneficiari, occorrerà vedere se l’intenzione dell’esecutivo sarà continuare a renderle parallele.

Per chi non ha versamenti antecedenti il 1995, la pensione anticipata invece si centra a partire dai 64 anni di età con almeno 20 anni di contributi versati. Ma occorre che la pensione liquidata sia pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, cioè circa 1.290 euro al mese.

Più lavori gravosi nel 2022

Rispetto alle 15 categorie previste finora,  sono state scelte altre 27 categorie che secondo la Commissione, hanno “un indice combinato di malattie professionali e infortuni sopra la media”. Professioni e lavori quindi, per i quali è sconsigliabile una permanenza in servizio troppo in avanti con gli anni.

Tra legge n° 232 del 2016 e legge n° 205 del 2017, le 15 categorie previste sono:

  • Addetti alla concia di pelli e pellicce;
  • Addetti ai servizi di pulizia;
  • Facchini;
  • Camionisti;
  • Macchinisti dei treni e personale ferroviario viaggiante;
  • Gruisti e conduttori di macchine per la perforazione nelle costruzioni edili;
  • Infermieri delle sale operatorie ed ostetriche delle sale parto che lavorano su turni;
  • Maestre e maestri delle scuole dell’infanzia ed educatori degli asilo nido;
  • Operai edili;
  • Addetti alla separazione e raccolta dei rifiuti;
  • Personale addetto all’assistenza di  persone non autosufficienti;
  • Pescatori;
  • Siderurgici;
  • Marittimi;
  • Agricoli.

A queste categorie sono state aggiunte queste altre, con una estensione senza precedenti di una misura, cioè dell’Ape sociale che è una delle grandi novità dell’ultima manovra di Bilancio.

  • Professori di scuola primaria e professioni assimilate;
  • Tecnici della salute;
  • Magazzinieri  e professioni assimilate a queste;
  • Addetti con qualifica ai servizi sanitari e sociali;
  • Estetisti;
  • Artigiani e agricoltori;
  • Conduttori di impianti e macchinari per l’estrazione, il primo trattamento e la trasformazione dei minerali;
  • Addetti alla carpenteria metallica e professioni assimilate;
  • Addetti alla conduzione di impianti per la lavorazione del vetro, della ceramica e dei materiali ad essi assimilati;
  • Conduttori di macchinari per la trasformazione del legno e per la produzione della carta;
  • Addetti alla conduzione di macchine e impianti per la raffinazione di derivati dal petrolio e gas;
  • Conduttori di impianti per la produzione di energia termica e simili;
  • Addetti alla conduzione di macchinari e impianti quali i mulini e le impastatrici;
  • Operai addetti all’utilizzo di impianti per le lavorazioni in serie o per il montaggio;
  • Addetti alla conduzione di macchine ad uso agricolo o ad uso alimentare (macchine fisse);
  • Conduttori di veicoli mobili e di sollevamento;
  • Personale privo di qualifiche e addetti allo spostamento di merce e alla loro consegna;
  • Addetti alla pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli, senza qualifiche particolari;
  • Portantini;
  • Addetti alla manutenzione delle aree verdi, agricoltori, silvicoltori e allevatori senza qualifica.

Nuova Ape sociale

L’Ape sociale anche nel 2022 consentirà uscite dai 63 anni di età con 30 anni di contributi per invalidi, caregivers e disoccupati delle medesime tipologie di quelle previste per la quota 41. Per i lavori gravosi come detto, ampliamento a tutte le categorie prima citate.

Restano però i 36 anni di contributi necessari e non i 30 di disoccupati, invalidi e caregivers. Solo per gli edili e simili, o per i ceramisti, sembra che si scenderà a 32 anni di versamenti necessari.

L’Ape sociale verrà erogata come sempre, su 12 mensilità, quindi senza tredicesima. Inoltre, si tratta di una misura temporanea, perché dura fino al compimento dei 67 anni di età quando i beneficiari dovranno richiedere la pensione di vecchiaia classica.

Va sottolineato poi che l’Ape sociale non è reversibile in caso di prematuro decesso del beneficiario, non prevede corresponsione di assegni per il nucleo familiare e non prevede maggiorazioni.

La nuova quota 102

L’altra grande novità introdotta per il 2022 è la quota 102. Misura che andrà a sostituire la cessata quota 100,riproponendone interamente la struttura, tranne che per l’età minima di uscita.

Per tutti i nati entro il 31 dicembre 1958 che maturano i 38 anni di contributi entro il 31 dicembre 2022, si potrà uscire dal lavoro. Restano le finestre mobili di 3 mesi nel settore privato e di 6 mesi nel pubblico impiego (la Scuola come sempre fa storia a se con l’anno scolastico).

Ancora un anno di opzione donna

Proroga confermata anche per il cosiddetto regime sperimentale donna. Opzione donna infatti sarà appannaggio di quelle lavoratrici che hanno raggiunto i 58 anni di età se dipendenti e 59 anni di età se autonome, con almeno 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2021.

Resta il vincolo penalizzante del ricalcolo contributivo di tutta la pensione. La novità produce per il comparto scuola la riapertura delle istanze di cessazione dal servizio entro il 28 febbraio prossimo con decorrenza della pensione che come prassi nel comparto, scatta dal primo settembre 2022.

Usuranti e armonizzati

Altro scivolo che resterà in vigore nel 2022 è quello dei lavori usuranti, che possono andare in pensione a partire dai 61 anni e 7 mesi di età, con 35 anni di contributi versati e con contestuale completamento della quota 97,6 (dove sono valide anche le frazioni di anno).

Si tratta di quanto stabilito dal decreto n° 67 del 2011, in cui sono riportate le categorie a cui è destinato lo scivolo e dove si trovano anche le particolari normative che riguardano i lavori notturni per i quali la quota 97,6 cambia in base al numero di notti lavorate negli ultimi anni della loro carriera.

Nessuna novità e regole identica allo scorso anno per i lavoratori del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico. Così come per gli appartenenti al comparto degli sportivi professionisti o per chi versa al fondo clero o al fondo volo.

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