Tutti i docenti già in cattedra? Ghizzoni (PD): “Non è esattamente vero”. E su formazione e reclutamento docenti: “Un passo indietro di 40 anni”

Stampa

“Sulla scuola nel passato ci siamo randellati. Io credo però che per il bene dei nostri ragazzi dovremmo fare una moratoria”. Manuela Ghizzoni, responsabile scuola del Partito democratico, lancia un appello agli altri partiti, per il bene del paese e dei nostri studenti.

Lo fa dal Festival de l’Unità di Modena, dove si confronta sui temi della scuola con con Cristina Contri, insegnante e direttrice della rivista Cooperazione Educativa del Mce e con Grazia Baracchi, docente e assessora alla scuola del Comune di Modena, chiamato nelle prossime ore come tutti gli enti locali del nostro Paese a una sfida straordinaria per riportare gli alunni, le classi, gli insegnanti, la scuola tutta a quel minimo di normalità atteso da tutti. Le relatrici sono coordinate da Elisabetta Nigris, docente dell’Università di Milano-Bicocca davanti a un pubblico di insegnanti e cittadini comuni.

“Un anno fa eravamo in una condizione diversa, oggi dobbiamo restituire un clima di fiducia ai bambini”, dice la Ghizzoni. “Nella scuola quest’anno qualche certezza in più ce l’abbiamo e non solo sul piano sanitario, grazie ai vaccini. Lo scorso anno si sono verificate le condizioni per una tempesta perfetta. Le varianti, la carenza di personale, l’avvio difficile, il personale arrivato in ritardo. Non abbiamo mai brillato nelle nomine dei docenti, anche se bisogna tenere conto del fatto che abbiamo un sistema di tutele che rallenta le procedure”. Il ministro Bianchi ha rivendicato il raggiungimento dell’obiettivo di avere tutti i docenti al loro posto fin dal primo giorno? “Non è esattamente vero – corregge la Ghizzoni – ma è certamente vero che c’è stata questa tempesta perfetta, un concorso che poi non si è fatto, pochi candidati nelle graduatorie. Quest’anno sta andando meglio, i concorsi sono conclusi, ci sono sette procedure nuove per il reclutamento, quasi 60.000 immissioni, 113.000 contratti annuali. Abbiamo coperto la metà dei posti disponibili”. Passi avanti sono stati fatti anche sul sostegno, da quanto emerge, e questo “è un dato interessante perchè abbiamo immissioni di personale specializzato. Dunque il ministro fa bene a essere contento per il buon lavoro fatto da tutti. È una battaglia mediamente vinta. Ma si può fare di più”.

Certo che si può fare di più. La scuola dev’essere al centro dell’attenzione del governo centrale in questo momento così delicato per le sorti del tessuto sociale e culturale del Paese. La scuola è fatta di edifici e ambienti da mettere in sicurezza, soprattutto per contenere il contagio. Ma è fatta soprattutto di docenti. “L’organico non è stato ridotto, e questo a fronte di un calo della popolazione studentesca”, si consola Manuela Ghizzoni. E in effetti il dato è confortante. “Persistono le classi pollaio: anche che se le percentuali sono piccole ma poi se vai a vedere e le classi affollate le trovi, perché ci sono. I docenti servono per concretizzare il Pnnr”. E ancora: “I piani di lavoro non sono cambiati rispetto allo scorso anno. La Dad ci ha messo di fronte a una selezione e dunque a una riduzione dei contenuti, anche all’università. Bisogna dunque riorganizzare l’orario non solo per motivi sanitari ma soprattutto per rendere l’ora di lezione più efficace”.

La scuola aveva bisogno di un sostegno da parte del governo, si diceva. Certo, “i dati Invalsi ci hanno restituito una situazione negativa e non è che uno non se l’aspettava, dopo più di un anno di didattica a distanza”. Da qui, come si diceva, l’appello all’unità delle forze di governo, di un governo in cui quasi tutti i partiti dell’arco costituzionale dovrebbero essere d’accordo tra di loro. Dovrebbero. “Mi piacerebbe – auspica Ghizzoni – che fosse colta l’opportunità fornitaci con il Pnrr. Dovremmo fare un patto costituente sulla scuola. Ci siamo randellati sulla scuola nel passato. Io credo che per il bene dei nostri ragazzi dovremmo fare una moratoria per fare una patto di sostegno che non significa fare una legge. Ne abbiamo tante di leggi, non ne serve un’altra. Abbiamo già molti strumenti, dobbiamo solo coordinarli”. Ad esempio? “Ad esempio se vogliamo l’autonomia didattica poi non dobbiamo avere un esame di maturità rigido”. Ma magari c’è la legge di bilancio, con i suoi paletti austeri e le sue tagliole sempre in agguato: “Nella legge di bilancio – assicura e chiede, Manuela Ghizzoni – la scuola deve essere al centro in un’altra prospettiva, non deve prevedere solo le sanzioni, le mascherine i vaccini”.

Serve insomma un cambio di passo sulla scuola. Una nuova prospettiva. Un più ampio respiro. E allora come non pensare alla formazione? “Noi come Pd nella conversione del decreto legge 73 abbiamo insistito proprio sulla formazione. Poi però i nostri emendamenti sono stati considerati inammissibili. Ci preoccupiamo tanto di immettere in ruolo le persone. Se poi parli e chiedi su come li individui e di come li formi, ecco, lì ti scontri con interessi prevalenti della politica. E invece occorre ridare dignità sociale ai docenti, noi siamo l’unico Paese che non ha una formazione degli insegnanti e siamo tornati a quarant’anni anni fa, con la laurea con la quale dimostri che conosci già il contenuto della materia che devi insegnare ma non mi interessa la tua capacità didattica. E’ per questo che noi abbiamo inserito nel Pnnr l’affermazione e la convinzione che la formazione dev’essere centrale. Il problema è che si finisce a parlare sempre di reclutamento”. Il reclutamento è importante, però. “Certo, il reclutamento è importante ma la formazione ci dev’essere. Ci possono essere tante opzioni e di questo mi piacerebbe parlassimo perché, secondo tutti gli studi, sono i docenti a fare la differenza nella scuola. Una scuola sgarrupata non funziona, lo spazio e il tempo devono entrare nei progetti. Ma ho fiducia”. La scuola è stata la scuola della Dad, negli ultimi tempi, questo non scordiamolo. “Ma la Dad si assolve bene se puntiamo sulla prima “D” che è la didattica, su cui l’attenzione non è stata forte in termini di formazione”. Anche perché, aggiunge Cristina Contri. “la scuola non è un video, vorrei ricordare che dietro a un video c’è un insegnante. E quando la Dad è andata bene è perché ci sono stati bravi insegnanti. Gli insegnanti fanno sì che la scuola funzioni. È necessaria formazione didattica e in servizio. Se la scuola non è un video servono insegnanti formati”.

Con il Covid intanto sono stati fatti tanti investimenti sulla scuola. “E’ vero, sulla scuola stanno arrivando risorse, ricorda Ghizzoni. Il problema è semmai che gli investimenti vanno mantenuti. Non dobbiamo dimenticare che c’è stato il Covid e non vorrei che si tornasse presto a parlare di razionalizzazione, cioè di tagli alla spesa scolastica. Il compito del Pd è quello di presidiare i temi di cui sopra. Non voglio sentire dire: Ah, ma c’è troppa spesa, appena si parla di scuola”. Intanto la scuola parte. Parte anche quest’anno, Covid o meno, la Dad è pressoché bandita dalla mente degli operatori, almeno per il momento. Un po’ di ottimismo serve sempre, in attesa di notizie novembrine che auspichiamo diverse da quelle dell’autunno 2020. Bisogna difendere la scuola, ognuno per la propria parte. “Tanto di tutto quello che si dava per scontato, improvvisamente si è messo in discussione, ci siamo accorti che non bisogna dare per scontato niente”, conclude Grazia Baracchi, pensando ai più piccoli, ai cosiddetti 0-6. A quelli di Modena e a quelli di tutta Italia” “L’anno scorso siamo stati tutti molto attenti ai protocolli e alla prevenzione, era la preoccupazione di tutti”, insiste Baracchi, a capo di un settore che non ha lesinato sforzi nei mesi estivi, con tutti gli operatori comunali, per garantire una buona partenza domattina: “L’emergenza ha assorbito tante energie. Quest’anno vorremmo fosse diverso”.

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur