Tutti i docenti colpevoli come Rosa Dell’Aria! Lettera

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Inviato da Alessandra Giordano – “Quello che ricordo è il dolore: il dolore di non sapere dove sia mio padre, il dolore di mia madre che non può difenderci, il dolore di sapere che quanto avviene non ha senso.

Divento uomo nello spazio secco di una freccia che si inficca nel mio occhio sinistro; divento uomo nel silenzio ammutolito dei miei fratelli.
Ho tredici anni.
Ho tredici anni e un occhio di meno: Dio dov’è? Vacillo.
Un mese al buio: quanti occhi ho perso? Essere cieco a tredici anni in uno Stato in cui bisogna correre è troppo dura.”
Brandelli Blu Mare, Ibrahima Diallo e R.J.Pintus

E’ la guerra etnica, la guerra da cui fuggono milioni di persone, disposte ad attraversare il deserto e-ancora peggio- il mare. Persone che molto spesso dell’Italia conoscono solo Milan e Juventus, persone che vorrebbero poter vivere anziché scappare; persone che oggi, nell’Italia attuale, sono in forte difficoltà.

Non vivono in ghetti, fortunatamente vivono tra la gente e, in alcuni paesi, l’integrazione ha avuto esiti positivi. Neri , Albanesi, Rumeni e Italiani condividono le stesse città, spesso le stesse scuole: prima si scrutano e poi si parlano; spesso, sia gli uni sia gli altri, chiedono agli insegnanti le coordinate per capire e contestualizzare quanto accade.

Compito della Scuola è rispondere, in maniera serena e aperta. Non ci si può sottrarre a questo confronto né essere indifferenti perché quando un alunno chiede, un professore è tenuto a indicargli la strada per trovare quella risposta.

Non si tratta di “fare politica”, si tratta di aiutare gli allievi a soppesare e a capire le ragioni che hanno determinato un mondo decisamente complesso: in modo maieutico, non in modo partitico.

E può capitare anche che, in quel preciso momento, a scuola si affronti il tema delle leggi razziali, nel caso di un istituto tecnico o, nel caso di un liceo classico, la “Contro Eratostene”.
Forse, se il power point fosse stato prodotto in un liceo, il paragone non sarebbe stato tra il Decreto Sicurezza e le leggi del 1938 ma tra la legislazione ateniese, il suo rapporto con gli immigrati e i decreti attuali.
Forse, dico.

Il fatto è che gli adolescenti ragionano per analogie e non per differenze; a volte le analogie possono essere giuste, a volte i ragazzi vanno invitati a ponderare, a riflettere, a contestualizzare ma mai vanno censurati.

Né va sospesa la docente che ha stimolato un dibattito sul significato della parola “memoria” e la memoria è essa stessa analogia.

Quale colpa si addebita alla professoressa Dell’Aria?
Maria Rosa Dell’Aria ha agito in coerenza con la strategia del Consiglio di Lisbona: ha cercato di attuare una didattica attiva e coinvolgente e non di trasmettere un sapere omogeneizzato e riconducibile soltanto all’ascolto e all’utilizzo del manuale in uso.

Il paragone era un azzardo?
La correttezza di una tesi è l’obiettivo ultimo di un processo più ampio: “l’Imparare a imparare” conduce sì alla capacità di individuare collegamenti e relazioni tra storia e attualità ma il processo di acquisizione ed interpretazione della fonte può portare all’errore.

E allora che deve fare un docente? Censurare con un bel quattro o fornire ai giovani gli strumenti per valutare ed autovalutarsi?

I giovani assistono ogni giorno a un linguaggio veloce e aggressivo, o ci si allineano o si distaccano, è inevitabile.
Essere cittadini del presente significa proprio questo e le nostre scuole divengono polis.

Già J.Delors, nel suo Libro Bianco (1993) aveva sottolineato l’importanza del collegamento tra la formazione scolastica e la vita attiva dello studente, studente considerato non come una tabula rasa da riempire di nozioni bensì come capitale umano e cittadino consapevole.
Può dunque essere condannata per corruzione dei giovani una docente che lavora sulle competenze chiave dell’UE?
Siamo ai tempi di Socrate?
Ci troviamo davvero di fronte a una pericolosa sovversiva sessantottina, come ha tuonato qualcuno, o siamo in presenza di una professoressa che ha semplicemente svolto il suo dovere?

I Paesi membri dell’UE in tema di formazione (“Istruzione, gioventù e cultura”, Bruxelles 2009) prospettavano un’istruzione attenta ai contesti sociali, all’inclusione, ai processi economici che generano povertà per ridurre il divario tra ricchi e poveri, per garantire a tutti le stesse possibilità di vita; tali finalità sono coerenti non solo con la nostra Costituzione ma anche con gli obiettivi di sviluppo dell’ONU.

Da tempo noi insegnanti lavoriamo sulle competenze chiave in questa direzione, siamo tutti colpevoli?

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