Tutti gli studenti fanno sport (anche trascurando lo studio), pochissimi indirizzati verso la musica. Lettera

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Carlo Alberto Bacilieri – Insegno in una scuola secondaria inferiore e da almeno 2 o 3 decenni ho visto crescere il numero di alunni che dedicano molto tempo delle loro giornate allo sport (quasi esclusivamente il calcio per i maschi, mentre le femmine sono divise fra ginnastica artistica, pallavolo, nuoto o atletica leggera).

Ovviamente sono favorevole a che i nostri giovani impieghino parte del tempo in attività sane per la loro crescita psicofisica, ma mi chiedo perché le attività sane debbano per forza essere solo quelle sportive. In occasione degli ultimi crimini delle baby gang, per combattere la dispersione scolastica ho sentito proporre come rimedio solo: sport, sport, sport. E la musica, no?

Tutti i medici direbbero che l’attività fisica è assolutamente indispensabile, ma parlano di “attività fisica” non di “attività agonistica”. Attività fisica può essere anche farsi un paio d’ore di camminata veloce, di corsa, di bicicletta, di nuoto. Può essere anche lo spaccare la legna, fare le pulizie in casa, o semplicemente evitare il più possibile l’automobile a favore dei nostri piedi o della bicicletta.

Già, ma dove mettiamo le ambizioni dei genitori che sognano di vedere i propri figli sullo scalino più alto di un podio che mostrano trionfanti ai fotografi una coppa o una medaglia?

Dove mettiamo le ambizioni dei padri che sognano per il proprio figlio maschio un radioso (e ricco) futuro da calciatore? Solo il calcio sembra essere il vero sport “maschio” che può fare di un bambino un vero uomo. E gli altri sport, no?

Più di una volta è capitato, a me e ad altri colleghi, di sentire genitori che ai colloqui ci dicono: “Non ha molto tempo per studiare perché ha gli allenamenti 3 volte a settimana e poi al sabato o alla domenica ha le partite”. Un genitore una volta mi disse: “Non ha tempo per studiare perché il medico gli ha consigliato di fare nuoto e in più ha gli allenamenti di calcio e le partite”. Ma fare solo nuoto, no?

E’ ovvio che per raggiungere degli obiettivi ambiziosi bisogna sudare e sacrificarsi (tutti i grandi campioni sportivi lo dicono e lo dimostrano nei fatti), ma mi chiedo perché tutta questa energia e sacrificio debbano essere orientate solo verso lo sport agonistico e non verso attività altrettanto educative come la musica, che tante affinità ha con lo sport.

Diciamoci la verità: il nostro paese non ha grandi tradizioni sportive, a parte alcuni casi che ancora oggi associamo al nostro tricolore; mentre invece l’Italia ha una grande tradizione musicale che ha fatto scuola per secoli in tutto il mondo e ancora oggi è così. All’estero vanno matti per la musica della tradizione italiana e si chiedono stupiti come mai proprio noi italiani non la conosciamo e spesso la snobbiamo; anzi sembriamo quasi vergognarcene come una deprecabile debolezza. Da tutto il mondo vengono a studiare musica in Italia e nel mondo della musica la lingua italiana è la più parlata (assieme al tedesco, al francese e al latino per la musica sacra). Gli Inglesi invece non hanno mai prodotto nessun capolavoro musicale e l’America, per produrre capolavori, ha dovuto meticciarsi con gli schiavi neri africani.

L’Italia ha anche una lunga e radicata tradizione di artigianato musicale (liuteria): tutti hanno sentito nominare almeno una volta i nomi di Amati, Stradivari e Guarnieri. A Cremona esiste da anni una scuola internazionale di liuteria, frequentata però quasi esclusivamente da studenti stranieri. A Milano ne esiste un’altra. Molte sono le ditte che producono ed esportano strumenti musicali di altissima qualità in tutto il mondo e che pochi in Italia conoscono, se non gli addetti ai lavori. In tutta la mia carriera di insegnante non ho mai incontrato un ragazzo o una ragazza che mi abbia detto: “Voglio fare un lavoro artigianale; voglio creare belle cose con le mie mani”. Non pensate che l’Italia stia perdendo la sua anima più autentica?

Per cui le domande che da anni mi faccio sono queste: perché tutto l’interesse della politica, delle famiglie e dei mezzi di comunicazione è rivolta quasi esclusivamente allo sport e soprattutto al calcio? Perché vengono destinati miliardi a questo sport, per poi trovarci esclusi con disonore dai Campionati del Mondo? Perché, nonostante l’impegno di tanti ragazzi e allenatori ci ritroviamo con squadre formate per la maggior parte da calciatori stranieri super pagatI? Perché tutta quella violenza fuori e dentro gli stadi, che devono essere costantemente circondati dalle forze dell’ordine? E’ questa l’educazione che vogliamo trasmettere ai nostri figli? Siamo proprio sicuri che il calcio, così com’è vissuto oggi, sia uno sport educativo?

E perché così poco interesse per altri sport, se davvero lo sport è educativo? Penso male se dico che è solo una questione di soldi?

La musica non è agonismo, ma collaborazione e vero “gioco di squadra”; la musica è autodisciplina, ma anche creatività; la musica è gioia collettiva, ma anche introspezione;

la musica è cultura, ma senza noia. Purtroppo i nostri ragazzi hanno la possibilità di entrare in contatto con la musica, insegnata da un esperto, solo nei tre anni di scuola secondaria inferiore, poi è il nulla. Chi fa musica è già molto appagato nel farla e in genere non pensa solo ai soldi. Che sia questa la ragione di tanto disinteresse della politica?

In Italia ci si scandalizza se uno non parla correttamente l’inglese, ma nessuno si stupisce se il nostro paese è agli ultimi posti nell’educazione musicale dei nostri studenti.

Purtroppo non vengono investite risorse nell’educazione musicale, che potrebbe dare a tutti i nostri giovani una vera sana educazione psico-fisica, riducendo l’abbandono scolastico e creando per loro un futuro sicuramente più allegro, equilibrato e anche opportunità di lavoro.

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