Tutti a Verona il 6 aprile per dire NO alla regionalizzazione dell’istruzione

di Anna Angelucci
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Comincia a Verona, il 6 aprile prossimo, con una conferenza nazionale del Manifesto dei 500 alla quale siamo tutti invitati la staffetta delle associazioni e dei movimenti che, in attesa dello sciopero nazionale unitario di tutte le organizzazioni sindacali previsto entro maggio, alimenteranno il dibattito e la mobilitazione contro la regionalizzazione dell’istruzione.

In molte città d’Italia, infatti, oltre alle assemblee informative organizzate dai sindacati nelle scuole, si svolgeranno nelle prossime settimane incontri pomeridiani promossi dagli insegnanti, dai partiti, dai movimenti, per sensibilizzare la cittadinanza intorno a un tema su cui si gioca il futuro del nostro Paese.

La posta in gioco, infatti, è l’unità del Paese, niente di meno. Perché l’unità del Paese passa attraverso la sua scuola. Ed è per questo che, già da tempo, associazioni e sindacati hanno lanciato un ‘Appello contro la regionalizzazione del sistema di istruzione’ che siamo tutti chiamati a firmare.

Sull’autonomia differenziata e sulla necessità di fermare questo progetto di disarticolazione del sistema di governo nazionale, reso noto solo nel mese di febbraio grazie alla pubblicazione delle bozze delle intese della Regione Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna dal blog ROARS, è stato già detto e scritto moltissimo, sia sotto il profilo politico, sia sotto quello economico. Basti ricordare l’instant book di Gianfranco Viesti Verso la secessione dei ricchi? e i numerosi interventi e appelli di illustri costituzionalisti sulle pagine dei giornali. Ma forse dalle scuole e da molti insegnanti – alle prese con gli adempimenti sempre più cogenti imposti dalla ‘buona scuola’ e dalle sue più recenti leggi delega, non ultima la riforma degli esami di Stato – questo problema è sentito ancora come piuttosto estraneo e lontano. Eppure si tratta di un intervento destinato a cambiare il volto della scuola e dell’università pubbliche (per un’analisi, leggere qui).

Tuttavia la politica incalza ed è recentissimo l’intervento del governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha dichiarato che “c’è un dato oggettivo, anche se forse qualcuno non se n’è accorto: l’autonomia non riguarda più soltanto alcune regioni del Nord. Riguarda quasi tutte. Che io sappia, soltanto Puglia, Basilicata e Calabria sono fuori da questo grande percorso. Dunque io non so chi possa andare in giro per l’Italia a fare campagna elettorale ignorando questo tema”. Infatti, accanto al Veneto e alla Lombardia che hanno presentato al Governo una proposta di autonomia differenziata su tutti i 23 punti previsti dall’art. 116 dell’attuale titolo V della Costituzione, ci sono molte regioni che hanno presentato proposte a geometria variabile, avocando a sé il diritto di legiferare e di gestire i propri residui fiscali in molti ambiti, in piena autonomia politica ed economica rispetto allo Stato e all’amministrazione centrale.

Per questo dunque appare ancor più necessario e urgente che si apra un dibattito pubblico e che si avvii una mobilitazione generale. Perché il tema non può restare confinato nel perimetro di una campagna elettorale.

Ben venga allora l’iniziativa del preside Lorenzo Varaldo del Manifesto dei 500 e di Rossella Latempa, insegnante di Matematica e Fisica, promotori dell’incontro del 6 aprile, che ci invitano a Verona, nel cuore delle più forti istanze autonomistiche, a scandagliarne tutte le implicazioni insieme a Floriana Cerniglia, docente ordinario di Scienza delle Finanze all’Università Cattolica di Milano, e Marco Esposito, giornalista de Il Mattino di Napoli, autore di numerose inchieste sull’autonomia regionale e del libro “Zero al sud”. E non solo: in questo prezioso sforzo di informazione condivisa, condizione ineludibile per qualunque scelta responsabile, individuale e collettiva, il Manifesto dei 500 di Torino ha elaborato un fascicolo significativamente intitolato Divide et impera’ con 20 domande e 20 risposte che, sinteticamente ma in modo efficace, ci permettono di entrare subito nel merito della questione.

Siamo di fronte a una possibile riforma del sistema d’istruzione nazionale che potrebbe stravolgerlo completamente, mettendo un’ipoteca sul futuro del nostro Paese e delle giovani generazioni.

Mi rivolgo a tutti gli insegnanti: la nostra consapevolezza e il nostro contributo alla discussione e alla mobilitazione questa volta davvero non sono opzionabili.

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