Tutta la scuola si elementarizza negli apprendimenti, a farne le spese i bravi. Lettera

di redazione
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inviata da Mario Bocola – La scuola si è avviata verso una elementarizzazione delle conoscenze di base e a farne le spese non sono affatto gli alunni che presentano un quadro gravissimo di insufficienze in pagella, ma quelli capaci e meritevoli, cioè gli alunni che ogni giorno studiano, si impegnano, sono diligenti. Se si abbassano sempre più di standard di apprendimento penalizziamo gli alunni bravi e li condanniamo ad essere a priori degli sconfitti. La scuola primaria è diventata un “buon asilo”, la scuola secondaria di I grado una “buona scuola primaria”, la scuola superiore una “buona scuola secondaria di I grado, una laurea triennale un “buon liceo”. In questo modo si dice definitivamente addio alle difficoltà, perché l’alunno deve essere messo in grado di superare tutti gli ostacoli senza provare l’ebbrezza del sacrificio, della fatica dell’impegno e dello studio serio e impegnato.

Il salto dell’asticella è praticamente vietato con l’avallo sacrosanto dei genitori. E che futuro lavoratore sarà l’alunno che ha superato tutte le difficoltà senza conoscere affatto la “fatica” e l’impegno costante nello studio. Sarà un giovane perduto, spaesato, smarrito che non saprà come muoversi nel mondo, un giovane che un domani rimpiangerà i tempi della scuola e dirà: “Se avessi studiato!”. La legge delega n.62/2017 sulla valutazione mette a bando la bocciatura relegandola ai casi eccezionali, ossia un giro di parole che tradotto dal burocratese arrovellato nello scolastichese, dice chiaro e tondo al Consiglio di Classe: “Volete non ammettere questo alunno alla classe successiva? Fate attenzione perché è meglio di no, preferiamo promuoverlo”. Ed ecco si legifera la promozione. Lo spirito della delega sulla valutazione degli apprendimenti degli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria di I grado è quello, scricto sensu, di dichiarare guerra aperta alle bocciature. Alla scuola primaria la bocciatura è consentita soltanto in caso di numerose assenze o nel caso di abbandono della frequenza della scuola.

Per il profitto si deve essere promossi. L’art. 62 del decreto delega recita infatti che “le alunne e gli alunni della scuola primaria sono ammessi alla classe successiva e alla prima classe della scuola secondaria di I grado anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”. Tradotto in parole povere: se un alunno presenta numerose insufficienze e non ha raggiunto pienamente gli obiettivi prefissati può essere promosso, tanto li raggiungerà sine die. Quindi promozione assicurata per legge. Però le scuole dovranno in questo caso attivare “specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento”.

Escamotage per dire chiaramente all’alunno: noi ti promuoviamo ma tu dopo devi impegnarti per colmare le lacune. Come per la scuola primaria, dove fino ad ora la bocciatura era considerata un tabù, anche per la scuola media la situazione sarà identica. Infatti in questo segmento di scuola dell’obbligo bocciare diventerà quasi un peccato mortale. Infatti, sempre lo stesso decreto delega sulla valutazione prevede che “le alunne e gli alunni della scuola secondaria di I grado sono ammessi alla classe successiva e all’esame conclusivo del primo ciclo tranne in casi di gravi infrazioni disciplinari e nei casi di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline”. Anche in siffatto caso l’alunno ottiene la promozione nelle discipline in cui presenta insufficienze, a patto che le scuole organizzino percorsi per colmare le lacune. Ma l’alunno pensa: tanto mi hanno promosso, il prossimo anno studio il minimo sindacale tanto mi promuovono lo stesso.

È un messaggio aberrante quello che la scuola invia agli alunni e alle famiglie, perché poi le famiglie vogliono che i propri figli vengano promossi. La bocciatura viene vista come una punizione inflitta all’alunno non come occasione di prendere consapevolezza di non aver studiato per un intero anno scolastico. Ad avvalorare ancor di più il clima di maggiore tendenza a promuovere tutti sono i Dirigenti Scolastici che mantengono sempre un atteggiamento favorevole nei riguardi degli studenti grazie ad una linea di condotta che va quasi sempre nella direzione di “aiutare” l’alunno che presenta numerose insufficienze tributandogli la magica frase: “diamogli fiducia promuovendolo”.

Questo perché subentrano numerosi fattori ragioneristici, cioè la formazione delle classi, la salvaguardia delle cattedre per non parlare dei benefici economici e degli standard ministeriali che ciascuna istituzione scolastica ottiene se trasmette al MIUR un quadro molto positivo delle promozioni ottenute a conclusione dell’anno scolastico che vanno a premiare l’azione del Dirigente scolastico in termini di iscrizioni. Allora che senso ha promuovere tutti se vogliamo puntare verso una scuola di qualità?; così andiamo inevitabilmente verso il basso provocando un livellamento dell’istruzione. Che tipo di società potremo aspettarci in futuro se tutti ottengono la promozione? Sono tutti bravi? No, bisogna fare dei distinguo. Allora l’alunno sempre impegnato, attento, diligente lo andiamo a mortificare, a squalificare, perché poi dirà: l’anno prossimo studio il minimo, tanto vengo promosso alla stessa stregua di chi non studia. Stiamo attenti e vigili perché sulla pelle degli insegnanti scorre la linfa che farà germogliare la futura classe dirigente di questo Paese!

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