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Tutoraggio tra alunni, Role Taking: adottare la prospettiva dell’altro nel Peer Learning.

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Il tutoraggio tra pari (anche detto, in inglese, peer tutoring) è una nota e diffusa metodologia didattica che prevede l’apprendimento in una coppia di studenti: il tutor (colui che aiuta nell’apprendimento) e il tutee (colui che viene aiutato nell’apprendimento). Ci sono in realtà diverse tipologie, all’interno di questa categoria, che a sua volta fa parte della macro-categoria di “apprendimento tra pari” (in inglese, Peer Learning o Peer-Assisted- Learning).

L’apprendimento tra pari

Il Peer Learning può essere effettuato in due modi:

1- tramite il tutoraggio tra pari, appena descritto

2- oppure tramite l’apprendimento cooperativo (cooperative learning), che rispetto al primo si differenzia per il numero di alunni coinvolti.

Il cooperative learning prevede infatti una interdipendenza positiva, che si instaura tra un gruppo di studenti cooperanti in sintonia per raggiungere uno stesso obiettivo.

Gli elementi che lo caratterizzano sono:

– appunto, un gruppo di studenti eterogeneo (per stili di apprendimento, competenze e abilità);

– l’adozione di materiali di apprendimento comuni, da studiare per sviluppare insieme un project-work;

– eventualmente, un’assegnazione di compiti e ruoli ben stabiliti tra i componenti del gruppo;

– la supervisione dell’insegnante.

L’importanza del gruppo

Lavorare in gruppi di due o più persone è importante perché, secondo Topping, permette “l’acquisizione di conoscenze e abilità attraverso l’aiuto attivo e il supporto instaurato tra individui di pari stato o tra compagni che vengono abbinati”.

A livello meramente psicologico, invece, il lavoro individuale non permette quel che viene definito da Selman – importante studioso di Piaget –  il “Role-Taking”, o “Perspective-Taking”.

È per questo che l’apprendimento tra pari (sia nella forma di tutoraggio o di cooperazione), rappresenta uno strumento importante di cui il docente dovrebbe avvalersi: non solo per creare integrazione nella classe ma anche per far crescere individualmente i propri alunni da un punto di vista socio-psicologico.

Role-Taking

Come si intuisce dalla traduzione inglese, il role-taking sta a indicare un processo – evolutivo – di “assunzione di ruolo” o meglio, di assunzione della prospettiva dell’altro.

Si tratta dell’abilità di vedere il mondo dal punto di vista di un’altra persona, non necessariamente immedesimandosi empaticamente ma quantomeno capendo razionalmente le ragioni della diversità di prospettiva.

È dunque un’abilità di matrice sociale e interpersonale, che riprende un po’ il concetto di “superamento dell’egocentrismo infantile” di Piaget – alle cui teorie si rifà Selman.

Il percorso evolutivo-strutturale

Il teorizzatore del role-taking impiegò diverso tempo per capire se anche questo processo di maturazione potesse prevedere degli stadi evolutivi, in un percorso che modificherebbe strutturalmente la personalità del bambino/discente.

E, in tal senso, evidenziò 5 stadi diversi tra loro; nei primi due è auspicabile potenziare il peer-to-peer learning, mentre negli ultimi tre, si possono proporre una serie di lavori di gruppo (cooperative learning):

1- Lo stadio egocentrico (4-6 anni), in cui il bambino è capace di “leggere” le emozioni degli altri, ma non riesce a capire del tutto perché questi agiscano in maniera diversa da lui;

2- Lo stadio soggettivo (6-8 anni), in cui invece capisce che anche gli altri – proprio come fa lui – sono in grado di interpretare un fenomeno in maniera personale, e che quindi ognuno può avere idee e reazioni diverse in proposito;

3- Lo stadio autoriflessivo (8-10 anni), in cui il bambino è consapevole che, come lui è stato capace di cogliere atteggiamenti e azioni degli altri e di valutarle, anche gli altri potranno fare lo stesso. Per cui si installa in lui/lei un princìpio di formalità sociale;

4- Lo stadio reciproco (10-12 anni), in cui il bambino comincia a capire che tutto ciò che ha appreso negli altri stadi non è solamente una condizione di reciprocità a due, ma può avvenire anche in terze persone: dalla prospettiva diadica passa a una rete di relazioni;

5- Lo stadio sociale (dai 12 anni in poi), in cui il bambino è ormai consapevole che esistono una serie di convezioni sociali unanimemente accettate, e dunque comincia a rispettarle e ad entrare nel mondo della società adulta.

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