Turi (UIL): non si trovano insegnanti? Basta aumentare stipendi. Decreto salva-precari deve diventare legge

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Scuola e crisi di governo. “Avere un’istituzione che gode della fiducia di un Paese che non ha fiducia in niente e pensare di mettervi le mani è pazzesco. Prima di riformare la scuola occorre riflettere con molta attenzione.

L’errore strategico della Buona Scuola è stato proprio questo: volevano riformarla senza parlare con le persone”. Pino Turi, segretario nazionale della UIL scuola, non sembra preoccupato per la crisi di governo in atto. O meglio, è più interessato alle nuove norme del decreto scuola. “Crisi o non crisi – precisa – a noi interessa che il decreto legge sulla scuola diventi legge. E poi che si rispettino i punti della nostra intesa”.

È preoccupato per la crisi, ovviamente e come tutti, ma è pure convinto che le norme del decreto potrebbero essere convertite in legge anche a Camere sciolte”, se si arrivasse addirittura allo scioglimento del Parlamento. Con un pensiero all’intesa del 24 aprile scorso, quando il ministro (uscente) Bussetti riuscì con le sue promesse a scongiurare uno sciopero generale già indetto dai sindacati. Pentito per quella intesa? “Nessun pentimento. Come tutti gli accordi, è frutto di una mediazione, abbiamo firmato con convinzione. Non abbiamo paura di confrontarci con i governi”.

Pino Turi, ma quale governo?

Al di là della crisi e del nuovo governo, ci interessa il fatto che c’è un decreto legge che in sessanta giorni può essere tranquillamente convertito in legge, eventualmente anche a Camere sciolte, se dovesse succedere…”.

Quali sono i punti del decreto che vi stanno più a cuore?

Intanto avviare a soluzione il problema del precariato. La questione del precariato con questo decreto legge certo non si risolve certo ma si creano le condizioni per il 2020. Ci sarebbero prospettive per i precari e una certezza per la scuola. Il limite dell’utilizzo dei precari è davvero superato”.

Le attuali immissioni in ruolo sono sufficienti per il momento?

Certo che no. In base ai conteggi effettuati dallo stesso Miur emerge che c’è stato un taglio di 5.000 cattedre rispetto alle esigenze di quest’anno. Rimangono 58.000 posti vacanti, cui si aggiungono altri 7.500 lasciati liberi dai pensionamenti da quota cento e che non sono stati utilizzati”.

Perché?

Se c’è un posto di quota cento deve essere utilizzato. Quel posto andava assegnato e l’assegnazione della sede poteva essere provvisoria in attesa dellle operazioni di mobilità nell’anno successivo. Il problema è la volontà politica, che è quella di tagliare sugli organici, indotta dal numero di alunni che cala. Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato ma ci si prende. È la solita politica economicità e ragionieristica del Mef”.

La situazione è quella che è

Stanno andando in pensione molte persone e si stanno perciò creando molti vuoti di organico sia nella scuola sia nella sanità. Non c’è un piano di sostituzioni e si ricorre all’impiego personale precario. Chi crea precariato è il governo. Peraltro, i concorsi straordinari sono l’elemento del reclutamento che va rivitalizzato, nella fase di transizione, per arrivare poi ai concorsi ordinari”.

E’ sufficiente ciò che è scritto nel decreto?

Il decreto legge è partito in ritardo, e ora siamo in una situazione emergenziale, ma intanto si parla di cose amene come i costi standard e la regionalizzazione. Io dico che se c’è la volontà di mettere sul mercato ciò che sul mercato non può andare noi saremo vigili. Dobbiamo proteggere il modello di scuola, il resto viene di conseguenza. Invece in tanti ragionamenti che sentiamo si parla della possibilità di usare i soldi pubblici per finanziare la scuola privata. Quando tu crei delle condizioni scolastiche di difficoltà c’è sempre qualcuno che pensa al ridimensionamento della scuola mettendo le mani sulla democrazia. Ci sono lobbies che si affacciano sulla scuola per lucrare posizioni. Basta guardarsi intorno per vedere come spuntano gruppi e coordinamenti di gruppi di pressione che hanno una visione particolare e non d’insieme. Oggi il sindacato è chiamato a svolgere questa importante funzione politica. Con il contratto appena scaduto è stata rilanciata la funzione della scuola come comunità educante. Ma la Legge 107, la Buona Scuola, è ancora lì. La 107 non ha il modello della comunità educante ma quello dell’opificio, dell’impresa, un modello ben diverso da quello descritto dalla nostra Costituzione. Se noi vogliamo una scuola come servizio a domanda individuale si va sulle regole del mercato. Ma il mercato espelle mentre la scuola deve includere, favorire la convivenza civile ed economica. La strada giusta è quella della Costituzione non un’altra, un modello di scuola, ricordiamolo sempre, che ha portato lItalia a essere una potenza mondiale, per cui la scuola ha già dimostrato di aver dato tanto e guardare alla scuola come un bancomat è sbagliato. Le varianti a questo modello si chiamano, ad esempio, autonomia differenziata.

Intanto incombono i problemi legati alla crisi di governo.

Ci augurano che ci sia un governo stabile e che consideri la scuola un elemento che mette insieme tutto in difesa dei diritti fondamentali della personalità. Senza la scuola, che insegna il pensiero critico, avremmo un indottrinamento anche a causa dei social. Non solo economia, prima si forma il cittadino, poi il lavoratore. Il neoliberismo spinto sta mostrando i suoi limiti”

Torniamo al vostro accordo del 24 aprile, che ha scongiurato lo sciopero generale della scuola, già indetto per maggio scorso. Siete pentiti di esservi fidati del governo uscente?

Nessun pentimento. Come tutti gli accordi sono una mediazione. Abbiamo firmato con convinzione. Non abbiamo paura di confrontarci con i governi. Ci possono essere miglioramenti, certo. Ma in quel momento era e anche oggi è un buon accordo. È una cambiale che il Miur dovrà rispettare. E da questa intesa si deve partire, dando risposte concrete ai quattro punti previsti”.

Ecco, torniamo ai punti. Non c’è solo la soluzione del,precariato…

Oltre allo stop al precariato, è previsto la firma del nuovo contratto collettivo della scuola e l’aumento dello stipendio dei lavoratori della scuola. No all’autonomia differenziata. Ristrutturazione delle attività amministrative delle segreterie, riconoscimento del lavoro degli Ata. Le segreterie sono chiamate a svolgere compiti nuovi. Basta pensare ai facenti funzioni di Dsga nelle scuole prive di dirigente amministrativo. L’errore che si sta facendo è quello di spostare sulla burocrazia le scuole invece di recuperare la didattica e il lavoro degli insegnanti. Come in tutti gli organismi, devono funzionare cervello e cuore”.

Torniamo al contratto e agli stipendi.

C’è nell’intesa per il nuovo contratto innanzitutto un aspetto retributivo, oltre alla parte normativa relativa ai diritti. È scritto nell’accordo che ci dovrà essere almeno il recupero dell’inflazione programmata, più un elemento aggiuntivo per recuperare il gap con gli stipendi europei, ma anche con gli stipendi degli altri comparti del pubblico impiego. Come peraltro la stessa Ragioneria dello Stato ha scritto in questi giorni, quello della scuola è diventato il comparto pubblico più povero. Tutti parlano di investimenti pubblici, ma poi…”.

Presumo che i lavoratori della scuola vogliano sapere con quanti zeri si scriveranno in concreto questi ipotetici aumenti.

Il ministro Bussetti parlava di un aumento a tre cifre, quindi sarà una cifra non sotto i cento euro medi. Peraltro, serve un incremento di stipendio rispetto agli stipendi degli altri comparti del pubblico impiego, perché se la percentuale di aumento continuasse a essere sempre e ogni volta della stessa misura per tutti, i settori più poveri, come la scuola, diventerebbero sempre più poveri rispetto agli altri comparti”.

Tanto poveri che in alcune regioni, come il Molise, non si trovano insegnanti di matematica, informatica e altre materie scientifiche, con immissioni programmate e finanziate ma che sono andate a vuoto.

Non si trovano insegnanti? Se aumenti gli stipendi, gli insegnanti li trovi. Se invece usi la scuola come un rifugio, certo che non li trovi. In realtà, lo Stato li vuole precari e da pagare male, gli insegnanti, ma così è ovvio che non li trovi. Se vuoi i migliori insegnanti devi dare uno stipendio come fa il mercato con i quadri. Fare il docente sembra a molti una cosa facile perché molti non lhanno mai fatto questo mestiere. Ad esempio, quando Renzi fece quel grande piano di immissioni in ruolo molti lasciarono limpiego privato e pubblico per darsi allinsegnamento, pensando fosse un mestiere più facile. Ebbene, conosco molta gente che si è poi pentita amaramente della scelta poiché si è accorta che non era e non è poi così semplice insegnare. E con la quota cento abbiamo visto che appena può la gente se ne va via. Pensiamo anche al burnout. La scuola è un settore che ha bisogno di cure e invece…”.

E invece?

Magari c’è ignoranza e si pensa alla scuola di cinquant’anni fa. Ogni anno arrivano generazioni nuove di studenti e i docenti si devono adeguare. E la scuola si è adeguata da sola senza l’aiuto di nessuno, bisogna ringraziarla, la scuola. Secondo indagini demoscopiche, siamo al terzo posto nel gradimento nella fiducia degli italiani dopo le forze dell’ordine e il Papa e prima del Presidente della Repubblica. Avere un’istituzione che gode della fiducia di un Paese che non ha fiducia in niente e pensare di riformarla è pazzesco. Prima di mettervi le mani occorre riflettere con molta attenzione. L’errore strategico della 107 è stato proprio questo. Volevano riformarla senza parlare con le persone. Fortunatamente la scuola è un organismo vivo e nel docente c’è un elemento di vitalità che è un buon segno per la democrazia. Tanto che in Russia e in Turchia sono perseguitati e a Hong Kong i professori sono scesi in piazza”.

Intanto si istituisce l’insegnamento dell’Educazione civica.

È uno spot. Se non ci metti soldi e ore in più che cos’è? Si faceva già. L’unico elemento è che c’è un voto. Ovviamente come per tutte le altre innovazioni vanno fatti investimenti. Semmai, bisogna ridurre gli alunni per classe e il tempo scuola, specie al Sud”.

Ma al Sud molte cattedre aggiuntive di tempo pieno deliberate dal governo sono state bocciate dai collegi dei docenti, il 39 per cento addirittura in Sicilia.

Non tutto quello che avviene nelle scuole è corretto. Ma qui c’è un elemento culturale e sociale, oltre al fatto che i Comuni non garantiscono i servizi di trasporto e di mensa. C’è una esigenza ma bisogna creare le condizioni. Ci vuole sinergia con Comuni e Regioni. Nessuno può pensare che a Milano possa non esserci il tempo pieno. Se si investe, poi cambiano gli approcci dei collegi e se non sono stati lungimiranti potrebbero cambiare orientamento. Creiamo le condizioni per arrivare a un approccio diverso e smettiamo di fare cassa e risparmi su scuola e sanità che hanno pagato in questi anni subendo le conseguenze di provvedimenti neoliberisti”.

Che opinione si è fatto, a posteriori, del nuovo Esame di Stato?

La fortuna è che il sistema riesce a metabolizzare le riforme raffazzonate e dunque la scuola si ritrova ancora una volta a dover metabolizzare le stupidaggini che si fanno da parte governativa. Le riforme richiedono tempi. Per maturare cambiamenti ci vogliono tempi lunghi. Non si possono fare decreti spot, che talvolta potrebbero essere anche utili. Il sistema riesce a metabolizzare scelte non ponderate per cui alla fine, all’esame, non è successo niente. Si è solo creata un po’ di tensione. Ogni tanto si porta a scuola un po’ di spettacolo, mentre la scuola dovrebbe pensare alla difesa dello studio e della sua durezza. Lo studio non è uno spettacolo e non è passeggiata.

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