Turi (Uil): le 24mila immissioni si devono fare entro settembre. Cambiare clima scuole

di redazione

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Uil – Sono 8, 15 e 7 i numeri della riunione di questa mattina al Miur: 8 l’orario della convocazione, 15 i funzionari seduti dal lato dell’amministrazione, 7 i minuti per gli interventi dei sindacati scuola.

Una prima riunione di presentazione tra la neo ministra Azzolina e i segretari generali delle cinque sigle sindacali. Clima corretto ma non disteso, direbbero i cronisti politici, perché sotto la dicitura formale delle relazioni sindacali sul tappeto politico c’erano le questioni legate ai concorsi, alle nuove abilitazioni, al rinnovo del contratto, alla regionalizzazione: i quattro punti alla base della conciliazione.

Una assicurazione su tutte: la netta contrarietà ad ogni forma di regionalizzazione. La scuola è nazionale.
Quanto agli altri temi tratteggiati nei minuti europei degli interventi, il segretario generale della Uil Scuola ha puntualizzato la necessità di salvaguardare la struttura del decreto e di procedere con tempi brevi.
Non si può ricominciare ogni volta daccapo – ha detto Turi.
Negli ultimi mesi l’accordo è passato attraverso le maglie normative di tre ministri e due governi.

Le 24 mila immissioni in ruolo si possono e si devono fare entro settembre. Se si fanno partire i tavoli tecnici, i tempi ci sono. Per questi motivi siamo in presenza di una procedura semplificata che stiamo discutendo e sostenendo, in ogni sua sfaccettatura, fin da settembre 2018.
C’è bisogno di mettere a punto la macchina organizzativa dei bandi altrimenti, per dipanare destinatari e regole, serviranno i vigili urbani.

Per noi è centrale il modello di scuola che si intende realizzare. Una scuola pubblica statale, che non crei contrapposizioni tra studenti e insegnanti. Che sia comunità educante e ascensore sociale.
Noi rappresentiamo la scuola reale – ha messo in evidenza Turi.
E’ mai possibile che tutto venga riportato alla dimensione virtuale di scontro o a quella burocratica?
Ci sono scuole – ha sottolineato Turi – dove dall’inizio dell’anno ad oggi sono arrivate 180 circolari.
Da comunità educante la scuola si sta trasformando in ufficio burocratico, da funzione a servizio per utenti e clienti da soddisfare.

E’ urgente cambiare questo clima che c’è nelle scuole. Per questo serve un’azione di Governo chiara.
Il sindacato in questo confronto è corpo intermedio ineludibile.
Va evitato – ha detto Turi – ogni tentativo di disintermediazione. Le relazioni sindacali si fanno insieme.
E’ un lavoro faticoso, richiede attenzione, competenza e tempo. Quando, quelli che il presidente del Consiglio chiama dossier, trovano la convergenza ed il consenso, diventano azioni concrete, hanno effetti sulla vita delle persone, non sono solo decreti da attuare.

Va bene un confronto con tempi europei, ben vengano anche stipendi europei.
Occorre ridare dignità al lavoro svolto dal personale della scuola. Il contratto è lo strumento primo, ma servono le risorse che al momento non ci sono.

Il Miur è il terzo datore di lavoro in Europa, ma anche luogo di educazione – ha detto al termine della riunione la neo ministra, che però non si è sbilanciata sulle risorse per il rinnovo contrattuale.
Ha confermato di credere nell’alleanza educativa tra studenti, docenti, personale Ata, e dirigenti.
Tra i progetti di pronta realizzazione ha indicato la formazione di una Task force di supporto alla progettazione nelle scuole per il pieno utilizzo delle risorse nazionali e europee.

In questo incontro, che ha avuto valenza politica più che tecnica, abbiamo scelto di non presentare alcuna lista della spesa. I temi al centro del confronto sono ben noti a tutti soggetti che hanno animato il tavolo.
Ora si tratta di dare risposte credibili, chiare ed affrontare i dettagli: è lì che si annidano problemi veri, e presunti. Quelli che possono trasformare anche le buone intenzioni in meccanismi sbagliati ed inefficaci.

Ultima indicazione, di metodo e di merito: le alleanze, di qualunque genere, si fanno tra pari e non in maniera gerarchizzata come oggi si presentano.
«Ho spiegato loro…» scrive nel post diffuso su Facebook la ministra.
Dimentica che la politica, come il sindacato, è confronto, negoziato, scelte, sintesi. Non c’è mai uno solo che spiega.

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