Turi (Uil): dov’è il dossier Bianchi per la riapertura delle scuole? Noi ricattare il Governo? Vogliamo tornare in sicurezza e in presenza [INTERVISTA]

“C’è in atto un sabotaggio da parte di chi non vuole che la scuola riparta”. Così il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, attacca le Organizzazioni sindacali. “È una cosa inaudita. Stiamo attenti a usare termini come complotto”: su Orizzonte Scuola il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi.

Non sono passate inosservate le recenti dichiarazioni del ministro Azzolina a Repubblica: i sindacati remerebbero contro la riapertura delle scuole. Cosa significa?

È una cosa inaudita. Un ministro non può inventarsi accuse di sabotaggio, quando invece ci sono delle divergenze di opinione. Se in questo Paese non è possibile esprimere una posizione diversa da quella del ministro, ne prendiamo atto, però fare polemiche per parlare di complotti mi sembra eccessivo e non fa che accentuare le divisioni.
Qualcuno ha fatto delle diffide? Quelle che facciamo noi sono chiare ed indirizzate al ministro. La diffida è un invito ad adempiere secondo delle norme di legge o di contratto. Se in questo Paese non si può neanche chiedere di attuare le norme, significa che siamo in un regime. Stiamo attenti a usare termini come ‘complotto’ rispetto alla richiesta del sindacato di attuare le norme e tutelare i diritti del personale.

Da dove arriva questa polemica?

Il ministro si deve prendere le sue responsabilità e non può cercare scuse sull’eventuale fallimento di una politica autoreferenziale, che ora mostra i suoi limiti. Andare a cercare eventuali responsabili, significa precostituirsi un alibi, piuttosto ci dica che fine ha fatto il dossier del Presidente Bianchi della Commissione che lei stessa ha costituito. Tuttavia, se ci sono fatti antigiuridici li esponga chiaramente. Spieghi in cosa consista il sabotaggio, così che possiamo rispondere. Il complotto in Italia è molto diffuso: di fronte a un fallimento politico si grida subito al complotto.

“Se fate fare il concorso, noi non facciamo partire la scuola”. Durante una riunione tenutasi al Ministero dell’Istruzione lo scorso 23 luglio, Conte disse che si era di fronte ad un ricatto inaccettabile dei sindacati.

Noi avevamo firmato con il Presidente Conte un accordo per assumere almeno una parte di precari per il primo settembre. In quel documento non si parlava neanche di concorsi ma di abilitazione, finalizzata all’immissione al ruolo. Con il ministro Bussetti, proprio la Uil aveva proposto un concorso riservato, facilitato ma rapido. La Uil ha sempre chiesto un concorso riservato, sulla falsariga di quello per gli abilitati nel 2018. Con il ministro Fioramonti avevamo messo a punto un sistema, poi è arrivato il covid. Non è stato fatto nulla, si è preferito il rinvio. Oggi abbiamo vuoti di organico che sono incompatibili con la situazione pandemica. Questo è il vero problema, allora perché si parla di ricatto? Il ministro ha fatto ciò che ha voluto, ha stracciato gli accordi sindacali fatti con il suo Presidente del consiglio e con due ministri. Quindi il ricatto tutt’al più è il suo.

Come sono a questo punto i rapporti sindacali?

Sono ridotti al minimo. C’è soltanto l’informativa. Ci informa della sua politica e va avanti senza ascoltare. Noi abbiamo fatto proposte, abbiamo firmato accordi, non può dire che c’è un sindacato ostile in maniera pregiudiziale.

Sta dicendo che non c’è nessun confronto?

Non c’è nessun confronto in merito alle scelte fatte in assoluta solitudine. Il ministro va per la sua strada. C’è soltanto il diktat dell’autorità. Ora se ne assuma la responsabilità.

Avete firmato dei protocolli con il ministro anche per la ripartenza delle attività didattiche in presenza e in sicurezza. Abbiamo firmato soltanto i protocolli per dare sicurezza e certezze ai lavoratori per il rientro a scuola. Eccetto quello per gli esami di Stato, quello per la riapertura della scuola è, ancora, inattuato. Noi vogliamo portarlo avanti. Ci sono degli impegni politici da portare avanti come: la riduzione degli alunni per classe, la garanzia per i lavoratori fragili, la possibilità di coprire tutti i posti vacanti e disponibili nel minore tempo possibile, dare la possibilità alle scuole di poter aprire attraverso gli strumenti adeguati, ovvero l’investimento in persone e cose. Il ministro ha privilegiato l’investimento sui banchi, ma se si vuole far partire la scuola a settembre in sicurezza bisogna avere fiducia nelle persone. Meglio una politica sulle persone che sui banchi.
Abbiamo chiesto più volte che ci siano dei presidi medici, non si possono trasformare dirigenti, docenti o collaboratori scolastici in personale sanitario. Non si è voluto fare per non ricorrere al Mes, unico modo per avere subito i soldi per finanziarli. Allora i pregiudizi ideologici stanno nella politica, non nel sindacato. La certezza deve essere data ai cittadini e alle persone che rappresentano i sindacati e la deve il Governo.

Settembre è alle porte e i contagi aumentano.

Abbiamo avuto quattro mesi di fermo, di polemiche inutili. La Uil l’ha scritto e riscritto: “Quieta non movere et mota quietare”. L’anno scolastico era già pregiudicato e andava prorogato: abbiamo assunto una responsabilità come sindacato, avevamo chiesto una proroga di organici e del personale. Il ministro ha ritenuto che l’innovazione, in un momento di pandemia come questo, fosse la priorità. Bastava sostituire le persone con la didattica a distanza e digitalizzare i sistemi amministrativi.

Noi non vogliamo avere ragione, vogliamo essere smentiti dai fatti: il primo settembre si aprano le scuole e rimangano aperte per svolgere la funzione che hanno e quindi eliminare le disuguaglianze. Le famiglie vogliono la scuola della Costituzione, non il surrogato di una trasmissione Rai o della didattica a distanza, che accentua le differenze tra alunni, già troppo diversificate per posizioni sociale.

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