Turi (UIL): domani assemblee per ascoltare, esami di stato al momento non ci sono condizioni di sicurezza, servono più docenti e ATA [INTERVISTA]

di redazione

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Didattica a distanza, Esami di Stato, rientro a scuola a settembre, quali misure sarebbero necessarie per ripartire assicurando il diritto all’istruzione e la tutela di personale scolastico e studenti. A colloquio con Pino Turi, segretario generale UIL Scuola RUA.

Domani, 13 maggio, saranno avviate delle assemblee sindacali ‘virtuali’ in tutta Italia.  Di cosa volete informare i lavoratori della scuola?

E’ la premessa di una mobilitazione: dare voce alla scuola, quella reale  e non virtuale.

E’ fatta per ascoltare e non per informare. Bisogna uscire dall’ effetto-lista-della-spesa per approdare ad un progetto di rilancio complessivo che a quanto pare non esiste.

La pandemia ha messo in luce diseconomie interne ed esterne che c’erano già. Le ha amplificate semmai. Servono investimenti, per infrastrutture sanitarie, che mettano la scuola in condizione di ripartire in sicurezza.

Se invece qualcuno pensa che bisogna riaprire le scuole, così come sono, nelle condizioni ante-virus dovrà assumersi la responsabilità di dire che va tutto bene e che il sistema regge così come è.

Se  le assemblee sindacali non dovessero portare ad un risultato, potreste prenderete in considerazione altre forme di protesta, come ad esempio lo sciopero degli scrutini?

Noi non escludiamo nulla anche perché vanno trovate mediazioni e decisioni unitarie. Personalmente sono contrario ad azioni che andavano bene nel secolo breve.  Ora servono alleanze per un patto per il paese. Non servono pseudo forme di lotta.
Comunque, vale il principio che è alla base dell’azione sindacale: le azioni di lotta sono strumenti. Non sono un fine. Ogni strumento non va scartato a priori.

L’esperienza della didattica a distanza ha posto i docenti a contatto con un modo diverso di fare scuola. Sarà possibile strutturarla, farla rientrare nel normale processo educativo, o sarebbe meglio mantenerla come l’esperienza dell’emergenza covid – 19?

E’ stata una esperienza positiva, l’unica possibile nella situazione data, ma ora basta torniamo alla scuola, quella vera. I lavoratori hanno dimostrato di essere elemento costitutivo insostituibile.

Si sono inventati, con strumenti e risorse proprie, una strategia didattica per essere vicino ai loro studenti e ci sono riusciti. Un esempio di grande professionalità.

Non si può però sottacere che non tutti gli alunni sono stati raggiunti dal sistema se è vero come è vero che l’ISTAT ha conteggiato che 1,6 milioni di famiglie non sono raggiunte dal segnale wii-fii o non hanno devices.

Lo psichiatra Paolo Crepet ha fatto delle affermazioni molto forti rispetto all’ipotesi di un potenziamento della didattica a distanza a settembre. Ci sono risvolti sociali, psicologici, comportamentali, quale il ruolo del sindacato nella tutela dei lavoratori?  

Condivido in pieno le dichiarazioni di Crepet che ha messo in evidenza ciò che ogni docente sa e che dovrebbero sapere mamme e papà: i sensi dei bambini devono essere tutti utilizzati e sollecitati.
Sollecitarne uno solo porterebbe all’autismo digitale.

Il sindacato e le associazioni, come il nostro istituto di ricerca, l’Irase, hanno già messo in guardia dai rischi. Non si tratta soltanto di tutela del personale ma degli studenti, in particolare dei più piccoli che hanno bisogno di socialità e manualità. Processi educativi di crescita che non sono possibili con strumenti digitali.

Esami di stato 2020, in presenza oppure online? 

Mi sarebbe piaciuto che fossero in presenza. E’ un momento importante. Sappiamo che si tratta della sola prova orale. Il punto è che va realizzata con il massimo della sicurezza per i candidati e per il personale. Sicurezze che al momento non ci sono.

Non tutti “desideri” si possono realizzare se la realtà non lo consente, ma nessuno si deve nascondere dietro alla disponibilità dei docenti che, invece, è massima.

Abbiamo chiuso il paese per ragioni di sicurezza sanitaria ora non possiamo dimenticarcene.
Ogni situazione di rischio deve essere valutata ed eliminata. E’ per questo che va definito un protocollo per la sicurezza delle scuole.

Quali i vostri suggerimenti per un protocollo di sicurezza, sia per gli esami di stato che per la ripresa a settembre?

Non si tratta di suggerimenti e consigli; si tratta di assunzione di responsabilità reciproche che devono garantire il bene più prezioso di ogni personale, la salute.

Dobbiamo partire dal protocollo delle procedure di sicurezza del CTS che deve dettare le regole da tenere per la sicurezza, distanziamenti e gestione degli spazi; prevenzione e protezione; misure igieniche e di sanificazione; uso dei DPI; sicurezza e sorveglianza sanitaria finalizzata a bloccare eventuali focolai.

Il protocollo deve rispondere ad una risposta: chi fa, che cosa.

Per dotare le scuole di queste caratteristiche servono interventi trasversali che vanno dalla edilizia scolastica di competenza degli enti locali, all’intervento di specialisti sanitari, di competenza delle Regioni e delle Ausl.

Nessuno può pensare di assegnare al personale della scuola competenze improprie come quelle che in questi anni abbiamo contrastato e che l’emergenza non giustifica.

Servono interventi straordinari di natura sanitaria, mirati alla prevenzione, garanzia e sicurezza del personale e degli studenti.

Oggi abbiamo una linea di credito decennale e a basso costo, messa a disposizione della Commissione europea, quella del Mes, utilizziamola:

Come facciamo a far ripartire l’infanzia, il segmento di scuola forse più penalizzato nella didattica a distanza?

Qui non si scherza. Nessuna tecnologia può sostituire la scuola dell’infanzia che non va scambiata per un servizio assistenziale, ma per la funzione che si rivolge ad un segmento di età che imposta il futuro educativo e didattico.

Una fase delicatissima dello sviluppo della personalità.

Servono più docenti, più personale ATA, di supporto, più tempo scuola e meno alunni per classe. Quindi investimenti.

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