Turi (UIL), su contratto e stipendi: nessun aumento di orario, scatti di anzianità non è possibile eliminare. Ci vogliono più fondi

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 Sono iniziate con il sì dell’Aran (l'agenzia che si occupa delle trattative in vece del Governo) all’ipotesi di riduzione a quattro comparti (Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione e ricerca) le prove generali per il rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego.

 Sono iniziate con il sì dell’Aran (l'agenzia che si occupa delle trattative in vece del Governo) all’ipotesi di riduzione a quattro comparti (Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione e ricerca) le prove generali per il rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego.

Su scuola e ricerca, confluite dunque in un unico ambito, i sindacati dovranno portare avanti un lavoro sinergico e coordinato, teso a salvaguardare le specificità dell’una e dell’altra, ci ha detto il segretario Uil Scuola Pino Turi, fermo nell’idea che i contratti del pubblico impiego possano trasformarsi nel volano di cui l’Italia ha bisogno per far ripartire i consumi.

L’accordo appena siglato tra Aran e sindacati formalizza la riduzione dei comparti contrattuali prevista dalla Legge Brunetta. Fuori dai tecnicismi, che cosa significa tutto questo? Quali ricadute ci saranno sulla contrattazione? Inoltre, i sindacati minori sono a rischio scomparsa?

“La riduzione dei comparti è una forzatura, una semplificazione voluta da Brunetta, adesso bisognerà trovare soluzioni per esaltare e riconoscere le specificità delle professioni singole, come sappiamo c’è differenza tra il lavoro di un docente e quello di un Ata, tra il lavoro di un ricercatore e quello di un direttore amministrativo. Al momento anche per noi è tutto da scoprire, consapevoli che la creazione di un unico ambito per scuola e università comporterà il federarsi di Uil Scuola con Uil Rua (Ricerca, Università, Afam). Per quanto riguarda i sindacati minori, corrono un rischio molto relativo, dal momento che si stanno già organizzando stabilendo alleanze e fusioni tra loro”.

Per quanto riguarda la parte economica, si parla di aumenti ogni tre anni. Che cosa ci dice dell’anzianità e dell’orario di lavoro?

“Siamo in una fase in cui il merito non è stato ancora affrontato, ma per quanto riguarda l’anzianità, non abbiamo nessuna intenzione di tornarci sopra. Dovremo fare un contratto per un milione di addetti con specificità che vanno garantite, e l’anzianità è un elemento importante che non è possibile eliminare. Sull’orario di lavoro, i docenti italiani sono in sintonia con i loro colleghi europei, e chiunque abbia familiarità con questo mestiere sa che il lavoro in aula non può essere paragonato a un lavoro d’ufficio. Il 28 aprile ci incontreremo a Roma con altre Rsu per parlare anche di mobilitazione; bisogna che si apra un dibattito per far cambiare al paese l’atteggiamento negativo verso i lavoratori del Pubblico Impiego, leit motiv degli ultimi anni”.

Si è parlato di aumenti di stipendio ridicoli…

“I 300 milioni della vecchia finanziaria sono assolutamente insufficienti. Bisognerebbe per prima cosa stimare quanto costerebbe un contratto innovativo, valutarne i costi e trovare le risorse nell’ambito delle varie leggi finanziarie. Per adesso abbiamo sollecitato alla riapertura in tempi brevi, prepareremo le piattaforme, ma bisogna vedere le intenzioni del Governo, capire se è consapevole del fatto che nell’economia generale i contratti del pubblico impiego possono essere occasione per rilanciare i consumi, anche in termini di qualità dei servizi e di difesa del welfare. Non si può considerarli, insomma, contratti di routine”. 

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