Turi (UIL) alla senatrice Granato: autocertificazione di una politica fallimentare e di basso livello

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Duro attacco da parte della Senatrice Granato alle forze sindacati accusate, attraverso un post su FaceBook, di strumentalizzare “il momento di grande difficoltà del Paese per eludere le procedure concorsuali di questo autunno per costringere il ministro col pretesto dell’emergenza a un reclutamento indiscriminato di un personale che potrebbe anche non servire”.

L’oggetto della polemica è la questione organici e riapertura delle scuole, che si lega alle modalità di reclutamento dei docenti che durante il lockdown hanno visto opporsi le proposte dei sindacati che puntavano ad una velocizzazione delle procedure attraverso un concorso per titoli e quella del Ministero che puntava ad una selezione attraverso un esame, oltre ai titoli.

“Quello che non va giù ai sindacati – scrive la Granato – in realtà è che le assunzioni passino da regolari concorsi e non da una trattativa a ribasso gestita da loro con il ricatto.”

Sulla questione abbiamo sentito Pino Turi, segretario UIL.

Cosa rispondete?

L’attacco scomposto che abbiamo ricevuto da una rappresentante del popolo non merita alcuna risposta e si commenta da sola; tuttavia dover parlare di irresponsabilità e di ricatti ci sembra l’autocertificazione di una politica di basso livello, portata avanti da alcuni deputati del movimento 5 stelle. Forse sarebbe il caso che i dirigenti responsabili del movimento, nel predano atto e se ne dissocino.

Essere accusati di approfittare delle difficoltà del paese è un’accusa grave

Chi ha approfittato della situazione di difficoltà del paese, e delle difficoltà della stessa maggioranza di Governo, ha un nome ed un cognome. Contando sulla circostanza per cui il sindacato ed i lavoratori non erano in condizione di mobilitarsi, si sono stracciati gli accordi sottoscritti con lo stesso presidente Conte e con ben due ministri, relegando le relazioni sindacali solo alla forma e all’informazione che va garantita per legge. Mi dica lei, se esiste, chi è l’approfittatore.

Se chiedete di assumere per soli titoli senza una prova somiglia ad una sanatoria e non al riconoscimento del merito

Scelte politiche, mascherate da posizioni demagogiche e populiste, tese a creare tensioni e divisioni tra i lavoratori, oggi, si rivelano inadeguate e sbagliate e chiedono conto di una forzatura ed un condizionamento sul governo che ha coinvolto anche alcune forze di maggioranza che hanno dovuto cedere difronte al voto di fiducia. Una sorta di ricatto istituzionale, insomma.

Come rispondete all’accusa di essere irresponsabili e non avere a cuore il bene della scuola e del paese?

Riguardo all’irresponsabilità, un sindacato continuamente mortificato nel suo ruolo che, ricordiamolo, è costituzionalmente garantito, ha trovato il modo e la forza di sottoscrivere il protocollo di sicurezza consentendo lo svolgimento degli esami di maturità in presenza, anche contro una parte consistente della pubblica opinione che ne chiedeva lo svolgimento in remoto.

Abbiamo dimostrato responsabilità e grande coraggio, oltretutto confermando che è con la condivisione che si governa un sistema complesso come quello della Scuola.

Se chiedete un concorso per titoli, non si rischia, come evidenziato dalla senatrice, una speculazione economica?

Riguardo all’accusa secondo cui i sindacati sono fautori di un mercato dei titoli; le scelte, i contrasti e le posizioni assunte dalla UIL Scuola anche nei confronti di tutte le amministrazioni, compresa questa, dimostrano il contrario. Forse la senatrice non sa che è la recente ordinanza sulle GPS che ha indotto la “caccia al titolo”, inventandosene di nuovi che solo le università possono disporre. Noi l’abbiamo contestata ed ora la stiamo impugnando. Un’ordinanza che questo ministero ha scritto in assoluta solitudine. Per noi il merito è rappresentato principalmente dal servizio e dall’esperienza che non può essere “comprata”.

Effettuare il servizio statale è possibile per scelta di graduatoria, attraverso un avviso pubblico e non per chiamata diretta.

Scusi se torno sull’argomento: può solo il servizio essere garante del merito, senza una prova selettiva?

Lo stesso Consiglio di Stato ha dato l’identica valutazione che diamo noi. Ha equiparato tre anni di servizio al possesso dell’abilitazione. Del resto i concorsi hanno dimostrato come siano inadeguati per la selezione, visto che pendono ancora ricorsi in sede giurisdizionale. Ci sembra più un sistema per creare consenso intorno alla politica che un sistema di valutazione del merito. La nostra proposta, invece, prevede un esame finale dopo un intero anno di formazione e prova: in questa maniera si valutano non solo le capacità disciplinari ma anche quelle relazionali, quelle didattiche ed educative.

Questa estate era stato previsto il concorso per i precari con servizio, tutto è stato rimesso in discussione durante la trasformazione in legge del Decreto scuola. C’è il vostro zampino?

Il decreto scuola è stato stravolto nei suoi obiettivi: il primo e fondamentale era e resta ancora l’assunzione a settembre e non solo per la decorrenza giuridica ma con l’effettiva presa di servizio.Noi pensiamo agli alunni, alla continuità didattica e non solo ai diritti lavorativi. La proroga a fine luglio con la possibilità di estensione a dicembre dell’emergenza sanitaria è la chiara espressione della scelta sbagliata. Quel concorso per effetto delle decisioni del governo non si potrà ancora svolgere.

Altra questione riguarda la riapertura delle scuole a settembre, avete sollevato tutta una serie di problematiche. L’accusa che vi si rivolge è che non volete che le scuole riaprano.

Questa è una vera e propria fake news!

Per aprire le scuole serve un piano che non c’è, come non c’è il famoso “cruscotto”: è necessario cambiare le regole. Serve un provvedimento legislativo che superi le rigidità attuali di carattere normativo per adattarle al nuovo scenario. Se non si cambiano le regole rigide, frutto delle politiche di contenimento degli ultimi venti anni, come si può pensare di riaprire le scuole? E’ impensabile riaprirle con le norme “vecchie” che non contemplavano il problema del distanziamento e della pandemia.

Occorre la riduzione di alunni per classe, l’aumento dell’organico per garantire il necessario distanziamento, il superamento della norma che vieta le supplenze brevi e la copertura dei posti di Dirigente scolastico e DSGA su tutte le scuole, anche quelle sottodimensionate. I banchi di nuova generazione e la digitalizzazione sono utili, ma senza i lavoratori non servono.

La vera innovazione è aprire le scuole in presenza e in sicurezza. La madre degli interventi per riaprirle è motivare il personale per avere una forte collaborazione azzerando la burocrazia, ovvero lasciando quella minima necessaria.

Sono queste le nostre proposte che siamo pronti a discutere in sede politica.

Un confronto che sia però propedeutico all’emanazione di un provvedimento legislativo e d’urgenza che contenga le modifiche e le risorse necessarie per riaprire veramente le scuole.

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