Turi (UIL): 10 euro al mese di aumento non è accettabile, bisogna legare stipendi al PIL

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Pino Turi, segretario Uil Scuola, ribadisce l’insufficienza di parametri come l’inflazione programmata per dare una risposta concreta all’emergenza salariale dei docenti italiani. Si leghino, invece, gli aumenti di stipendio all’incremento del PIL.

Pino Turi, segretario Uil Scuola, ribadisce l’insufficienza di parametri come l’inflazione programmata per dare una risposta concreta all’emergenza salariale dei docenti italiani. Si leghino, invece, gli aumenti di stipendio all’incremento del PIL.

Segretario, oggi all’Aran si definiranno gli ambiti di contrattazione. Ritiene che l’orario di lavoro dei docenti possa essere argomento di discussione? Ritiene giusto parlare di lavoro sommerso?

“Occorre innanzitutto specificare che ci troviamo ancora in una fase preliminare della contrattazione e, prima di sbilanciarci, intendiamo osservare con attenzione le linee di indirizzo che il Governo intenderà dare anche in merito ai correttivi da apportare alla legge 107. Posso però certamente affermare che il sindacato che io rappresento porrà come prioritaria l’emergenza salariale: cinque anni di blocco hanno impoverito fortemente la categoria dei docenti italiani – peggio di noi in Europa fanno solo Estonia e Polonia – e per quanto riguarda l’orario di lavoro, non c’è nessuno scambio da fare tra orario e retribuzione, siamo del tutto in linea con i parametri europei. Modificare l’orario di lavoro sarebbe una operazione inaccettabile, significherebbe peggiorare le condizioni di lavoro e intaccare pesantemente i risultati di qualità degli insegnanti. Sul lavoro sommerso, vorrei ricordare a tutti che la sindrome impiegatizia di cui siamo stati accusati ce l’hanno per primi loro, i nostri accusatori. I docenti non sono impiegati, il loro lavoro non si può misurare in termini di quantità ma solo ed esclusivamente di qualità”.

Per quanto riguarda gli aumenti, si è parlato di una cifra pari a 10 euro a dipendente al mese. Qual è il suo commento?

“All’emergenza stipendiale fotografata dall’ultimo rapporto Eurydice non si può assolutamente rispondere con un’offerta di questo tipo, che riguarda tutti i lavoratori del Pubblico Impiego. Per il settore della docenza bisogna fare un ragionamento specifico, fermo restando che il contratto rimane l’unico strumento per un cambiamento delle condizioni salariali”.

Quale potrebbe essere una sua previsione realistica sugli aumenti in busta paga?

“Siamo un sindacato concreto, l’importante è che il contratto si riapra. Occorrerà innanzitutto cercare elementi di riferimento più concreti dell’inflazione programmata, anche perché ci troviamo in una fase di deflazione. Guardando al passato, sicuramente lavoreremo per un recupero della perdita del potere d’acquisto che si è verificata negli ultimi cinque anni (parliamo di circa 300 euro al mese), mentre sul futuro sarebbe realistico legare l’aumento all’incremento della ricchezza prodotta dal Paese. Non abbiamo ancora cifre perché bisogna confrontarsi con le controparti, ma certamente legheremo le nostre richieste a parametri oggettivi come l’aumento del PIl. Ripeto però che abbiamo bisogno di vedere quale sarà l’indirizzo del Governo, l’entità delle risorse che intende investire, come cambierà la 107, elemento da noi considerato propedeutico a un contratto veramente innovativo”.

I vostri iscritti che cosa dicono a riguardo? Sono più preoccupati degli effetti della Legge 107 o del contratto?

“In questi giorni stiamo facendo molte assemblee e più i colleghi approfondiscono i contenuti della riforma più ci danno i loro mandati per cambiarla. Io penso che le due questioni siano inscindibili: noi tutti vogliamo che aumenti l’autonomia nelle scuole, ma i provvedimenti della 107 vanno in senso opposto. Anziché puntare alla sburocratizzazione per rafforzare l’autonomia delle singole scuole, si è agito per modificare iI rapporto tra il dirigente e il collegio, in una visione gerarchica che nella scuola non può funzionare”.

Come ha ricordato prima, gli stipendi dei docenti italiani restano i peggiori d'Europa, però questo Governo ha erogato 500 euro per l'autoformazione e 24mila euro a ogni scuola per premiare i migliori docenti, scelti dal dirigente. Tutto da buttare?

“Non siamo di quelli che dicono che va sempre tutto male, i 500 euro che sono stati accreditati questo mese sui nostri conti correnti sono un segno tangibile e importante del riconoscimento della nostra professionalità non impiegatizia. Ma a questo elemento devono poi corrisponderne anche altri. Le do un’anteprima di un sondaggio che sarà presentato a giorni: il 70% dei docenti ha la fiducia dei genitori e degli alunni, un numero importante, fortemente significativo, a cui il Governo dovrebbe prestare attenzione prima di maturare le sue scelte”.

Dopo anni di blocco, quali pensa che possano essere le mosse giuste per la valorizzazione degli Ata?

“Il vecchio contratto, attualmente bloccato, segna a mio avviso la strada giusta per una valorizzazione del personale amministrativo delle scuole. Giunti a questo punto andrà certamente risolto il nodo della stabilizzazione dei tanti precari, ma, ripeto, aspettiamo di vedere le mosse della controparte”.

Pensa che continuerà la solidarietà con gli altri sindacati?

“In questo momento c’è molta sintonia sulle iniziative per la modifica della 107, del contratto non abbiamo ancora parlato. E’ chiaro che restiamo cinque sindacati diversi con storie e visioni diverse – cosa che considero un valore al tavolo della trattativa. Ognuno ragionerà in casa propria, ma le mediazioni saranno certo tutte al rialzo e non al ribasso”.  

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