Tre sorelle (due gemelle), insegnanti nella stessa scuola. Fanno stampare il proprio nome sulla maglietta per farsi riconoscere. [INTERVISTA]

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Hanno dovuto far stampare il proprio nome sulla maglietta per farsi riconoscere dai propri alunni e soprattutto dai colleghi. Che però fanno ancora confusione. Tre sorelle insegnanti nella stessa scuola, di cui due nelle stesse classi e nello stesso corso, rappresentano una rarità. Se delle tre sorelle, due sono pure gemelle e insegnano la stessa materia, il caso diventa unico.

Protagoniste di questa storia simpatica sono Isabella, Monica ed Elena Iattici, tre sorelle professoresse che dal 1 settembre scorso insegnano di ruolo presso la scuola media Ferraris di Modena, diretta dal preside Pasquale Negro.

Le due gemelle sono identiche e hanno in comune pure la stessa voce e Isabella, insegnante dal 2007 nell’istituto emiliano, ha pensato bene di far arrivare tre magliette personalizzate recanti il nome e il cognome di ognuna delle tre per favorirne il riconoscimento.

Sono soprattutto i colleghi e le colleghe a continuare a sbagliare persona ad ogni occasione creando delle involontarie gag.

Nei giorni scorsi avevamo riferito di due sorelle gemelle della provincia di Brescia, Claudia e Roberta Cornale, che hanno condiviso il percorso scolastico e universitario, laureandosi entrambe con la lode lo stesso giorno in Scienze matematiche ma che hanno poi deciso di escludere l’insegnamento dal proprio futuro professionale. Insegnamento sul quale invece le tre sorelle modenesi hanno puntato fin da subito.

Elena, 49 anni, insegnava Scienze motorie alla media Volta di Bomporto, Monica alla Guinizzelli di Castelfranco Emilia, tutte in provincia di Modena. Ciascuna sede di servizio recava con sè un proprio quadro di disagi legati alla distanza, al traffico, alla lontananza, sia pure temporanea, dall’anziana madre, che vive con le due gemelle. “Credo che nostra madre abbia acceso un cero alla Madonna quando ha saputo del trasferimento ottenuto”, ammettono ora le sorelle.

Tutto è iniziato nella primavera scorsa, quando è stata pubblicata l’ordinanza ministeriale sulla mobilità.

“Abbiamo insegnato tanti anni alle elementari e alle medie – racconta Isabella, 57 anni, docente di Inglese, come la gemella Monica – ma mai nello stesso quartiere, né tantomeno nella stessa scuola. Lo scorso anno si è liberato un posto di inglese e uno di scienze motorie e allora ho proposto alle mie sorelle di far domanda in questa scuola media, che è la più grande di Modena. Neppure ci speravamo, è tutto nato per scherzo, ci sorridevamo sopra, anche se la cosa era seria”.

Così hanno atteso giugno: “A un certo punto siamo saliti su, in casa, perché avevo saputo che erano stati pubblicati i trasferimenti. Era bello ed emozionante pensare che la cosa potesse riuscire. O la va o la spacca, si siamo dette, lo vediamo insieme. E se funziona brindiamo. Così ci siamo trovati nello studio davanti al computer e siccome per Scienze motorie c’era più probabilità abbiamo subito letto il nome di Elena – evvai, commenta l’interessata, quest’anno vinciamo sicuramente, giochiamo in casa – tuttavia per lei ce lo aspettavamo, c’erano molti posti, ma quando poi abbiamo letto anche il nome di Monica abbiamo festeggiato tutta sera. Abbiamo riunito tutta la famiglia e stappato un vinello che avevamo tenuto da parte per festeggiare in giardino, nel caso”.

Mamma Laura, 86 anni, è la più felice. “Dopo due anni di Covid, la mamma era ormai in uno stato di terrore. Ha partecipato ai festeggiamenti piena di gioia, quella di averci tutte vicine, ora è molto più tranquilla. E’ vedova, ha un pacemaker, abitiamo nello stesso quartiere della Ferraris. Elena abita in un altro quartiere con marito e due ragazze e se da scuola dobbiamo andare a casa a pranzo dalla mamma son quattro minuti”.  Una vera comodità.

“Stiamo facendo smart working al contrario – aggiunge Monica – e invece di portarci il lavoro a casa, portiamo la casa al lavoro”

Una vera fortuna per le tre insegnanti modenesi, se si pensa al calvario al quale sono sottoposti migliaia di docenti che per motivi diversi sono costretti a lavorare a centinaia e spesso a oltre mille chilometri di distanza dai propri cari. Si pensi a chi è passato di ruolo nel 2020 e che è costretto al vincolo pluriennale, sia pure all’interno della propria regione. Disagi e problemi che abbiamo più volte narrato e che sono ben lontani dalla storia di Isabella, Monica e Elena Iattici.

“Io mi rendo conto che sia una fortuna, che è pure quella di lavorare con persone di cui ti fidi – prosegue Isabella – ci si può confrontare a casa, quando c’è bisogno, una è di sostegno all’altra, si sta verificando un bellissimo scambio di esperienze maturate nei diversi istituti”.

Nessun disagio? “No, anzi, ci divertiamo tanto, pur nella grande serietà del nostro lavoro, ci godiamo la nostra famiglia, facciamo tante cose insieme nella vita e ora anche nella scuola. Basta uno sguardo nel corridoio, un caffè alla macchinetta, è una esperienza nuova per tutte e tre. Questa cosa ci arricchisce dal punto di vista umano e professionale. E’ chiaro che occorra andare d’accordo. Ma noi abbiamo la fortuna di andar d’accordo”. Il problema, si fa per dire, sono semmai i colleghi.

“Per questo a settembre ho fatto arrivare le magliette, lo sapevo che per gli adulti ci sarebbe stato questo problema. Non per i ragazzini che ci vedono uno alla volta, ma i colleghi che ci vedono insieme non ci sanno mai riconoscere. Loro sono in imbarazzo, ma si devono abituare”.

E il preside? “Il preside ha capito tutto, io sono Isabella con gli occhiali, Monica è quella senza occhiali. Il preside, una volta individuato chi è chi, ha risolto, qualche volta ridacchia quando ci incontra nel corridoio, ma secondo me si diverton tutti, è una cosa che han preso come un gioco. Tutti i colleghi sono contentissimi”.

A essere gemelle e a vivere da gemelle si è abituati da una vita: “Eravamo insieme a scuola – spiegano – prima alle elementari, poi alla media infine alle magistrali. Allora non era avvertita l’esigenza di dividere i gemelli per evitare problemi psicologici, di sviluppo. Perché noi non abbiamo mai avuto problemi di identità o di altro genere. I lati positivi invece erano tanti, per i miei genitori. Per dire, loro facevano un unico colloquio con i docenti e compravano un solo libro per entrambe, risparmiando tanti soldi e tutto sommato anche noi abbiamo vissuto la cosa come un vantaggio, non c’era il consumismo di oggi. E vuole un altro dettaglio? Ora neanche a farlo apposta ho addirittura una classe con due alunni gemelli. I ragazzini tutti da parte loro lo stanno vivendo come un gioco, non so, penso che forse ci volesse proprio un po’ di leggerezza dopo due anni di Covid, abbiamo dato occasione a tutti di divertirsi un pochino, quest’anno”.

“Come quella volta che la vicepreside – conclude scherzosamente Isabella – mi ha parlato a lungo in corridoio della situazione di un alunno presente ma poi alla fine le ho detto: guardi che è un alunno di mia sorella. Spesso mi fermano dei colleghi e mi spiegano dei problemi di una classe, poi dico no, non sono io. Insomma abbiamo movimentato le cose quest’anno”.

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