Tre presidi a fine incarico: “Così è cambiata la scuola negli ultimi 40 anni. Preoccupazione per il futuro, troppa burocrazia”

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I ricordi di esami di maturità possono evocare una miriade di sentimenti. Scendendo nel vortice dei ricordi di oltre 40 anni di carriera scolastica, tre presidi milanesi prossimi alla pensione condividono i loro aneddoti e speranze per il futuro, in un lungo articolo su La Repubblica.

Albalisa Azzariti, preside del liceo scientifico Vittorini, racconta la sua determinazione nel garantire che le idee innovative di insegnanti e studenti trovassero espressione. Ricorda con orgoglio quando, negli anni ’90, intervenne per far partecipare un giovane lavoratore non regolarizzato all’esame di terza media.

Giorgio Galanti, del liceo Tito Livio, riflette sulla sua disponibilità durante il lockdown a prendere i libri dagli armadietti scolastici e a consegnarli personalmente ai suoi studenti. Nonostante l’infortunio subito in Grecia, ricorda con affetto esami di maturità in tutto il mondo, esprimendo un desiderio di rapporti più stretti tra insegnanti e studenti, come quelli osservati all’estero.

Domenico Squillace, preside dello scientifico Volta, considera il momento difficile del Covid, dicendo che la decisione di non assegnare voti nel marzo 2020 è stata la più significativa della sua carriera. Rievoca con nostalgia la sua prima maturità come presidente nel 1999 e come membro nel 1988, rimpiangendo un orale di esame oggi troppo basato sulle nozioni.

Questi presidi, con le loro storie e dedizione, sottolineano la necessità di un rinnovamento della scuola. Squillace ritiene necessario valorizzare nuovamente il ruolo sociale dell’insegnante, un mestiere che deve tornare a essere attrattivo.

Tuttavia, i cambiamenti non sono sempre positivi. Azzariti esprime preoccupazione per l’aumento delle responsabilità burocratiche e legali dei presidi, che potrebbe portare a una nuova ondata di disillusione.

In 40 anni, la scuola è cambiata, ma la passione e la dedizione di questi presidi restano invariati, alimentando la speranza per un futuro della scuola ancor più ricco e promettente.

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