Tre milioni di bambini siriani non vanno più a scuola

di Giulia Boffa
ipsef

GB – Unicef, Unhcr, Save the Children e World Vision hanno pubblicato un rapporto dal titolo “L’istruzione interrotta” sulla situazione dell’istruzione in Siria dall’inizio della guerra.

Il documento è il primo tentativo di quantificare la reale portata dello sconcertante declino in materia di istruzione in un paese dove il tasso di frequenza alla scuola primaria era pari al 97% prima del conflitto, iniziato nel 2011.

GB – Unicef, Unhcr, Save the Children e World Vision hanno pubblicato un rapporto dal titolo “L’istruzione interrotta” sulla situazione dell’istruzione in Siria dall’inizio della guerra.

Il documento è il primo tentativo di quantificare la reale portata dello sconcertante declino in materia di istruzione in un paese dove il tasso di frequenza alla scuola primaria era pari al 97% prima del conflitto, iniziato nel 2011.

Nel documento si legge che i bambini ricevono un’istruzione discontinua: molti hanno abbandonato la scuola e sono costretti a lavorare per sostenere le loro famiglie. All’interno della Siria, si legge nel documento, una scuola su 5 non può essere utilizzata perché danneggiata, distrutta o è diventata un riparo per sfollati. Nei paesi in cui sono ospitati i rifugiati siriani, tra i 500.000 e i 600.000 bambini rifugiati siriani non vanno a scuola.

Le zone più colpite sono quelle all’interno della Siria, dove stanno avendo luogo terribili violenze; in alcune di queste aree i tassi di frequenza sono crollati al 6%. Prima del conflitto, la Siria era leader nella regione rispetto all’iscrizione scolastica; in meno di tre anni la riduzione più rilevante nel campo dell’istruzione, ovunque nella regione, ha avuto conseguenze disastrose per il futuro.

Il documento definisce anche come migliorare la situazione: occorre proteggere le infrastrutture scolastiche all’interno della Siria (ad esempio smettere di utilizzare le scuole per scopi militari); raddoppiare gli investimenti internazionali per l’istruzione nei paesi di accoglienza per ampliare e migliorare gli spazi per l’apprendimento; reclutare un numero maggiore di insegnanti e ridurre drasticamente i costi per mandare i bambini a scuola, adottare approcci innovativi per rispondere ai bisogni educativi dei bambini rifugiati siriani attraverso una certificazione trasferibile per gli studenti rifugiati; ampliare modelli collaudati come l’apprendimento a casa, centri di apprendimento non formale e spazi a misura di bambino che forniscono supporto psicosociale ai bambini.

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