Tre mesi di reclusione alla maestra che umilia e minaccia gli alunni. Sentenza

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La Corte di Cassazione (Sez. VI Penale, Sentenza n. 7969 del 27.02.2020) ha confermato la condanna a tre mesi di reclusione, per abuso di mezzi di correzione, a carico di una docente di scuola materna che era mancata di pazienza nell’interagire con gli scolari, in specie coi più fragili, lenti o introversi, e che umiliava verbalmente. Inoltre, impiegava un martelletto sbattuto sulla cattedra per imporre l’ordine e il silenzio, e urlava e sgridava i bambini con toni di voce alti, minacciando i più vivaci e disobbedienti di collocarli dentro un armadietto.

I fatti

Il giudice d’appello ha confermato la condanna a carico di una docente, alla pena di mesi tre di reclusione, per il reato di abuso dei mezzi correzione (art. 571 c.p.) commesso in danno degli alunni (fra i 3 e i 5 anni) di una scuola d’infanzia, cagionando agli stessi disagi psico-fisici, quali disturbi del sonno, rifiuto della scuola, manifestazioni di pianto, intolleranza ai rimproveri. Il giudice aveva considerato quanto accertato alla luce delle originarie e spontanee dichiarazioni rese da alcuni minori nell’immediatezza dei fatti ai propri genitori e che avevano trovato un obiettivo e coerente riscontro esterno nelle deposizioni testimoniali della dirigente scolastica, come pure della maestra che coadiuvava la condannata nella stessa classe.

Le condotte accertate

Era emerso che l’imputata mancava di pazienza nell’interagire con gli alunni, soprattutto con i più fragili, lenti o introversi, che umiliava verbalmente, utilizzava un martelletto sbattuto sulla cattedra per imporre l’ordine e il silenzio, urlava e sgridava i bambini con toni di voce molto alti, aveva dato uno schiaffo a due di essi, minacciava i più vivaci e disobbedienti di rinchiuderli in un armadietto.

Gli effetti sui bambini

I descritti comportamenti non professionali avevano determinato nei bambini comportamenti anomali e regressivi rispetto al processo di crescita, con manifestazioni di ansia, paura, disturbi del sonno e alimentari, incontinenza e disagio psicologico.

La negazione delle attenuanti

Le attenuanti generiche erano state negate, in considerazione delle allarmanti modalità dei fatti, protrattisi per diversi mesi in danno di bambini in tenera età, e la persistente noncuranza dimostrata di fronte ai richiami della dirigente e della collega.

Il potere educativo o disciplinare in ambito scolastico

La Cassazione conferma la condanna, evidenziando che il giudice di appello ha posto in rilievo i dirimenti profili storico-fattuali della vicenda, e anche rammentando che, in ambito scolastico il potere educativo e disciplinare deve essere esercitato con mezzi consentiti e proporzionati alla gravità del comportamento deviante del minore, senza superare i limiti previsti dall’ordinamento o consistere in trattamenti afflittivi dell’altrui personalità, sicché integra il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina il comportamento dell’insegnante che faccia ricorso a qualunque forma di violenza, fisica o morale, ancorché minima ed orientata a scopi educativi (Cassazione, Sez. VI, n. 9954 del 03/02/2016).

Il danno alla salute psichica dei bambini

In definitiva, i giudici hanno affermato che l’accertato impiego di metodi educativi rigidi ed autoritari, basati sul ricorso a comportamenti violenti o costrittivi, del tipo di quelli utilizzati dall’imputata, si riveli pericoloso e talora dannoso per la salute psichica degli alunni. E ciò in linea con il costante insegnamento giurisprudenziale (Cassazione Sez. VI, n. 19850 del 13/04/2016), secondo cui, in tema di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, la nozione di malattia risulta maggiormente ampia di quelle concernenti l’imputabilità o i fatti di lesione personale, estendendosi fino a comprendere ogni conseguenza rilevante sulla salute psichica del soggetto passivo, dallo stato d’ansia all’insonnia, dalla depressione ai disturbi del carattere e del comportamento.

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