Trasferimenti senza più blocchi e indennità di sede, la doppia mossa per vincere lo scarso interesse per l’insegnamento al Centro-Nord. I motivi espressi da Pacifico (Anief)

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Gli spostamenti del personale non sono una concessione, ma un diritto da tutelare. Anche nel settore scolastico, dove perdurano dei blocchi ai trasferimenti che assieme agli stipendi inadeguati comportano il basso interesse per l’insegnamento in determinati territori, soprattutto nel Centro-Nord Italia dove la vita è più cara.

A ribadirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Il tema della mobilità – ha detto il sindacalista all’agenzia Teleborsa – è fondamentale: in Europa si parla tanto di favorire la mobilità dei lavoratori e anche in Italia, nel PNRR, abbiamo messo queste clausole, però purtroppo nella scuola esistono dei vincoli che costringono diverse migliaia di precari a rifiutare i ruoli”.

Gli insegnanti, ha ricordato il sindacalista autonomo, “lavorano da precari per tanti anni, dopodiché aspirano a dei posti che molto spesso risultano lontani dalla propria residenza e quindi dovrebbero entrare nei ruoli e restare lontano da casa per altri 10-15 anni, ma questo significa rinunciare alla propria famiglia, rinunciare al diritto alla famiglia. E soprattutto anche rinunciare al proprio stipendio”, perché “per lavorare fuori, lontano da casa” occorre affrontare spese ingenti considerando che solo per l’affitto più le bollette si superano i mille euro di spesa.

Pacifico ricorda che “tutto questo è contrario alle norme europee: c’è bisogno di una specifica indennità di trasferta per chi lavora lontano dalla propria residenza e c’è bisogno anche di eliminare i vincoli sulla mobilità“: l’obiettivo da raggiungere, quindi, è quello di “favorire la mobilità dei lavoratori” e per farlo la strada da intraprendere, anche per “la continuità didattica” non è certo quella dei “vincoli ai trasferimenti, ma la stabilizzazione del personale”.

A questo proposito, Anief ricorda che quelli sulle supplenze nella scuola sono numeri da record, che confermano il triste trend di precari in Italia, che negli ultimi sette anni sono addirittura raddoppiati. È una situazione incredibile, che la dicono lunga sull’inefficacia delle politiche di reclutamento adottate in Italia negli ultimi decenni. Il punto è che in Italia continua a non essere adottata la direttiva 1999/70/CE, introdotta dal Consiglio europeo proprio per evitare l’abuso sistematico di precariato. Il giovane sindacato, dopo aver denunciato per la prima volta il 16 gennaio 2010 l’abuso dei contratti a tempo determinato dei precari italiani. Per l’evidente abuso dei contratti a termine, Anief ha deciso di presentare denuncia di deferimento dell’Italia in Corte di Giustizia europea. Nel rilanciare i ricorsi per la stabilizzazione e i risarcimenti danni, il giovane sindacato continua a sostenere che serve al più presto, già con la prossima legge di bilancio, l’attivazione del doppio canale di reclutamento del personale docente e Ata della scuola in Italia.

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