Trasferimenti sbagliati, Uffici scolastici ammettono gli errori denunciati dall’Anief. Oggi tocca agli Ata

Stampa

Anief – Sui trasferimenti dei docenti, il giovane sindacato rappresentativo non si è sbagliato: dopo che molti dei 40 mila docenti che lo scorso 29 giugno non hanno ottenuto la sede scolastica richiesta, pur in presenza in molti casi di posti disponibili e di un alto punteggio derivante da titoli e servizi svolti,

hanno voluto vederci chiaro ricorrendo con Anief al giudice del lavoro, nelle ultime ore l’amministrazione scolastica ha fatto sapere che non tutti i movimenti disposti sono corretti.

Anief ricorda che i trasferimenti dei docenti di ruolo hanno avuto esito positivo, con effetto pratico 1° settembre 2020, sono stati 49.053 dei casi, corrispondenti al 54,3% delle domande presentate e comprendenti “8.000 spostamenti circa fuori Regione garantiti agli insegnanti”. Stando ai dati ufficiali, dunque, per oltre il 45% dei docenti il trasferimento non ha avuto l’esito sperato. Non ci sarebbe nulla da ridire se il trasferimento negato derivasse solo dell’eccesso di domanda rispetto al numero di cattedre vacanti: il problema è che spesso i posti vacanti e disponibili non vengono nemmeno messi a disposizione per la mobilità perché collocati in organico di fatto per motivi di risparmio pubblico. Inoltre, si continuano ad assegnare punteggi inferiori rispetto ai titoli e servizi presentati.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “c’è una Ordinanza del Consiglio di Stato secondo la quale i posti vacanti devono andare ai trasferimenti. Inoltre, la legge tutela i beneficiari, a vario titolo, della Legge 104 del 1992, ai quali non può essere applicato il blocco quinquennale. Il diritto alla famiglia non può sottostare a quello del lavoro, soprattutto se vi sono i presupposti per soddisfare entrambi. Per questi motivi, l’Ufficio Studi Anief ha deciso di avviare una serie di ricorsi al Giudice del Lavoro”.

Il sindacato non si è sbagliato: sui trasferimenti dei docenti, pubblicati a fine giugno, non c’è da fidarsi. Adesso lo ammettono le stesse amministrazioni che li hanno prodotti. “Alcuni Uffici scolastici territoriali – scrive oggi la testata Orizzonte Scuola – stanno pubblicando le rettifiche ad alcuni movimenti disposti e, se si ripeterà quanto si verifica regolarmente ogni anno, queste modifiche saranno attuate con diversa tempistica, causando il prolungamento dell’ansia e della preoccupazione dei docenti che hanno fatto ricorso, chiedendo rettifica, ritenendo di aver subito un torto nell’elaborazione dei movimenti”.

I MOTIVI DEGLI ERRORI PRODOTTI

Sono diversi “i motivi che determinano la necessità di modifiche ai movimenti disposti, al fine di garantire ai docenti penalizzati il diritto ad una corretta valutazione della loro domanda e all’assegnazione del posto spettante. Tra i più frequenti si possono segnalare i seguenti: trasferimento o passaggio su posti di sostegno per docente non in possesso del titolo di specializzazione necessario per l’insegnamento in questa tipologia di posti; trasferimento o passaggio da posto di sostegno a posto comune per docente nel vincolo quinquennale sul sostegno; trasferimento o passaggio per docente nel vincolo triennale nella scuola di titolarità; valutazione errata del punteggio; mancata valutazione di una precedenza (tra quelle indicate nell’art.13 del CCNI), che avrebbe determinato priorità nel movimento; mancato inserimento nel sistema del nominativo del docente che, pur avendo presentato regolarmente domanda di mobilità, non è stato preso in considerazione nella fase di elaborazione dei movimenti; valutazione errata delle disponibilità di cattedre o di posti vacanti nell’organico delle istituzioni scolastiche autonome”.

L’EFFETTO A CASCATA

La rivista specializzata spiega anche che “l’annullamento di un movimento erroneamente disposto nei confronti di un docente che non ne aveva diritto, determinerà la modifica di altri movimenti, che risultano fra loro concatenati, coinvolgendo non solo il docente che ha chiesto rettifica, ma anche gli altri che hanno partecipato al medesimo movimento. In seguito alle operazioni di rettifica ci saranno, quindi, docenti maggiormente soddisfatti perché migliora la sede assegnata o ottengono il movimento precedentemente negato, e docenti che subiranno una profonda delusione per peggioramento della sede assegnata o annullamento del movimento precedentemente disposto a loro favore”.

IL PRECEDENTE DEL 2019

Lo scorso anno – ricorda ancora Orizzonte Scuola – vi era stato un problema tecnico ben preciso, cioè il mancato accantonamento dei posti per i docenti FIT”. Alla fine, vi furono ben 352 trasferimenti revocati (8 per posti di scuola dell’infanzia, 14 di primaria, 187 di secondaria di I grado e 143 di secondaria di II grado) e 573 rettifiche di movimento (più che altro i docenti che avevano ottenuto passaggio di cattedra/ruolo e che, con la modifica, hanno ottenuto invece il trasferimento nella propria classe di concorso).

CHI VUOLE VEDERCI CHIARO

Tra i docenti che ora chiedono giustizia figurano molti immessi in ruolo 2019 (ex Fit) “bloccati per 5 anni senza possibilità di chiedere la mobilità”, coloro che hanno svolto servizio nelle paritarie, chi si è visto valutare parzialmente il servizio pre-ruolo, chi non si è visto valutato il periodo di sostegno da supplente, chi è portatore di disabilità o deve assistere un genitore invalido. Per dare una risposta a queste situazioni, il sindacato Anief ha avviato una serie di ricorsi al Giudice del Lavoro, sempre dopo avere valutato la valenza e le ragioni dell’impugnazione.

ARRIVANO GLI ESITI PER GLI ATA

Nella giornata di oggi, 6 luglio, sono infine attesi gli esiti delle domande di mobilità prodotte dal personale Ata. Si tratta degli assistenti amministrativi, tecnici e ausiliari, ma anche Dsga, che hanno potuto chiedere il trasferimento nell’ambito della provincia di titolarità; in una sola altra provincia diversa da quella di titolarità; congiuntamente nell’ambito della provincia di titolarità e in una (sola) provincia diversa. Qualora sia stata accolta la domanda di trasferimento ad altra provincia, non si tiene conto di quella provinciale. Sempre secondo la stampa specializzata, “qualcuno, già dalla giornata di sabato, ha potuto prendere visione della nuova sede di titolarità tramite il SIDI, ma i bollettini ufficiali saranno pubblicati oggi nei siti dei rispettivi Uffici Scolastici”.

Anche in questo caso, Anief tutelerà coloro che ritengono di non avere ottenuto il trasferimento per un errato calcolo dei punteggi derivanti da una valutazione inferiore di titoli e servizi o da una mancata considerazione dei posti vacanti, ancora una volta furbescamente collocati in organico di fatto anziché di diritto.

Stampa