I trasferimenti interprovinciali? Fantascienza! Lettera

di redazione
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Maria De Leo – In molte province come Foggia, Bari, Pescara, Cosenza e potrei aggiungerne molte altre, si ripete ogni anno la stessa trama dei film: ore e giorni trascorsi a compilare la domanda per i trasferimenti interprovinciali, notti insonni a sperare nei miracoli e dopo….quelli concessi sono pochi, al più entro la decina per provincia e quei pochi vanno solo a chi ha la 104.

E questo avviene per un fatto matematico di aliquote, per cui i pochi posti disponibili dopo i trasferimenti provinciali vengono assegnati agli interprovinciali sempre secondo l’ordine di precedenze.
Qualcuno penserà che in fondo era prevedibile, in considerazione del risicato numero di posti totali autorizzati dal MEF.
Ebbene cari colleghi, dopo l’ennesima volta in cui tento di riavvicinarmi a casa, da ieri ho compreso che il solo modo di riuscirci, per chi come tanti di noi non ha precedenza alcuna, è sognarlo.
Una logica illogica destina a noi interprovinciali solo le briciole di una già risicata manciata di posti autorizzati e non ho nulla verso i beneficiari della 104: è una condizione che va tutelata secondo le norme.
Il punto o problema è nei numeri.
Se lo Stato ha deciso di affidare la mia sorte all’elemosina di pochi posticini messi in palio allora è scontato che io e moltissimi altri resteremo sempre tagliati fuori!
Cari colleghi mi rivolgo a voi:
analizzate le tabelle dei trasferimenti, fate il raffronto con quelle degli anni scorsi. Difficilmente troverete persone prive di precedenze che hanno ottenuto il movimento interprovinciale.
Si chiama MATEMATICA. Due più due farà sempre quattro. E non prendetevela con le 104: non è certo per questo che ogni anno si ripete sempre la stessa storia.
Ho deciso che non resterò a guardare il film della mia vita scorrermi davanti: ho capelli che iniziano a diventare bianchi, non ho figli perché a centinaia di chilometri da mio marito non avverrà mai un concepimento a distanza, ho genitori anziani che vorrei vedere invecchiare e non abbandonare.
Ho una vita da vivere.
Credo che con me il sistema delle migliaia di leggi scolastiche ormai incomprensibili abbia vinto due volte: una perché mi ha tolto il sorriso in questi anni di sacrifici vani nella speranza di tornare a casa prima o poi, ed una perché è riuscito a battere la mia capacità di resistenza, per cui credo che la mia corsa stia per finire.
I fuori provincia resteranno ad aspettare l’osso per decenni e intanto non si saranno neppure accorti di essere morti.
Si muore, infatti, quando muore la speranza.
O si continua a credere…ma è fantascienza!
Buona vita, dunque.

 

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