Tra i maestri diplomati non albergano esclusivamente somari! Lettera

di redazione
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inviato da Bastianina Ligios – Gentile dottor Bruschi, chi Le scrive è un’ insegnante Dm, in GI da circa 17 anni.

Ci tenevo a dirLe che sono assolutamente concorde con Lei sul fatto che un docente degno di essere definito tale debba avere un’ ottima conoscenza della lingua italiana e un buon livello di cultura generale.

Concordo con Lei anche quando scrive: “Le elementari sono il momento in cui i bambini iniziano a imparare i fondamentali, in cui mettono le basi per la conoscenza successiva. La grammatica che servirà loro per tutta la vita si impara in quegli anni”.

Non potrei non concordare giacché ritengo di dovere al mio maestro elementare i 2/3 di ciò’ che conosco della mia lingua, la passione per questa professione e molto, molto altro.

Cio’ su cui non concordo e’ la sua puntuale presa di posizione contro la categoria delle maestre e dei maestri diplomati , come se fra i diplomati albergassero esclusivamente somari incompetenti quando evidentemente non è cosi’.

Nella mia modesta esperienza di supplente -nomade mi è capitato di incontrare colleghe e colleghi preparatissimi sia fra i possessori di solo diploma che fra i laureati : Le parlo di professionisti davvero seri, innamorati del loro mestiere, competenti,dotati di umiltà ,grande senso di responsabilità e spirito di sacrificio ( doti, queste ultime che non s’apprendono nei manuali ma che sono fondamentali,come di certo ben sa) e mi è capitato altresi’ di incrociarne di somari, devo dirglielo , seppure con rammarico.

Di somari del tipo da Lei cosi’ puntualmente esemplificato (fra chi scrive “aquistato”, coniuga male i verbi , distribuisce gli apostrofi un pò a caso…ecc ecc….insomma, ci siamo capiti), fra quelli che lei , legittimamente, annovera fra i non idonei all’insegnamento , ho avuto il dispiacere di conoscerne tanto fra i diplomati, quanto fra i laureati.

Ne ho conosciuti e perfino sostituiti, a volte per un giorno, altre per una settimana, altre ancora per uno o piu’ mesi.

Capita sa, che in questo strano mondo che è il sistema scolastico italiano ( questa metafisica realtà su cui la politica negli ultimi 25 anni s’ è scordata di legiferare se non per sentenziare tagli, accumulando incoerenze e paradossi a matasse) una supplente come la sottoscritta ( di quelle che per le supplenze possono andar bene ma per il ruolo no, che le segreterie chiamano per di piu’ “a giornata” perchè in effetti il titolo che hanno in teoria darebbe loro diritto alla II^ Fascia delle Graduatorie d’ Istituto ma lo Stato se n’è accorto un pò in ritardo e allora le ha lasciate per 14 anni in III ^) si ritrovi a sostituire colleghi di ruolo con concorso e a correggere nelle loro classi, nei quaderni dei loro bambini, gli errori di cui Lei parla.

Capita davvero sa? Non dico bugie.
Capita e piu’ spesso di quanto Lei immagini.

Cosi’, glielo confesso, a me è capitato di interrogarmi su cosa mai fosse stato chiesto al concorso a questo o a quel collega , come avesse fatto a passarlo e a prendere la cattedra col benestare di esaminatori severi e intransigenti. E cosi’ pure m’è capitato di farmi le stesse domande su possessori di Laurea ignari delle piu’ elementari regole della grammatica e non solo .

Probabilmente ha ragione Lei ,in tutti i sensi, quando afferma che ” un concorso si puo’ sempre sbagliare”

Quando Lei scrive , quanto ai contenuti, “la definizione di ‘compito autentico’ è normale per un candidato a insegnare alla scuola primaria… ci siamo trovati invece compiti in cui c’era scritto che un compito autentico è ‘un compito fatto a regola d’arte’ oppure un compito ‘timbrato e vidimato dall’insegnante’. È evidente che in casi di questo tipo, il candidato non ha capito niente” comprendo la sorpresa per la “creatività ” delle risposte, ha la mia solidarietà, ma, mi consenta una domanda: davvero Lei crede di poter valutare un candidato come idoneo o non idoneo all’ insegnamento perchè non sa riportarLe una banale definizione contenuta in un manuale?
Davvero crede questo? Crede che le competenze di un docente siano meramente nozionistiche?

E’ assai possibile che qualche collega di una certa età abbia proposto “compiti autentici ” per tutta la durata del suo percorso lavorativo, magari in un quartiere difficile, di una città difficile, dove fare l’ insegnante è davvero difficile….e abbia dedicato la vita a questa professione e l’ abbia fatto in modo egregio , ma non riconduca quella concreta attività a questa definizione teorica. E’ dunque il caso di bollarla come “non idonea”?

Di contro, può altresi’ capitare che un giovane neolaureato esponga , su richiesta,la nozione di cui sopra a menadito e faccia esempio degno di nota: Lei è certo, assolutamente certo, di poter affermare che quel giovane sarà un buon docente?Che sarà migliore della figura precedentemente esemplificata?
Sicuro sicuro?

Io non lo sarei, sono onesta, ma voglio presumere che lei abbia strumenti migliori dei miei per valutare, voglio auguramelo e credere che sia cosi’, per noi insegnanti, ma per gli alunni soprattutto, che della scuola sono i protagonisti e che hanno diritto al meglio.

Vede dottor Bruschi io non sono contraria ai concorsi , Le diro’ con assoluta sincerità che lo farei anche, e volentieri, se non fosse su base regionale ma provinciale, come sono le Gae.

Sono una come tante, consapevole della delicatezza della professione che ha deciso di intraprendere, che ama studiare e che di studiare non ha mai smesso. Ho sempre ricevuto attestati di stima da colleghi, genitori e dirigenti che ho incontrato nel mio percorso e tutto sommato credo che potrei superare una prova scritta e una orale come tanti hanno fatto già e come tanti altri faranno.

E’ che non posso rischiare di essere sbattuta a migliaia di km da casa per ragioni personali che non sto qui a spiegarLe.
Sono probabilmente uno di quei “casi umani” di cui Lei parla nel suo intervento.

Puo’ definirmi cosi’ se crede, non m’offendo.
Davvero. Anzi, ci vedrei un mezzo complimento.

Dopotutto,nozioni a parte, credo di dovere ai “casi umani” grandi e piccoli che ho incrociato nel mio cammino personale e professionale, molto di quello che so e quasi tutto di quello che sono.

C’è una buona parte delle qualità di un essere umano che non possono essere matematicamente misurate e valutate. Un buon docente ne è consapevole, cosi’ come è consapevole del fatto che prima ancora che con cio’ che si sa ,e sapere è indispensabile nel nostro mestiere, si insegna, e si educa, con ciò che si è.
E’ chiaro che non può ignorarlo proprio Lei.

La saluto cordialmente.

Infanzia e primaria. Bruschi: il concorso unica via, non guardiamo al “caso umano” o a soluzioni tampone

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