Torniamo a fare scuola: la terapia della parola

di Lalla
ipsef

Luciano Verdone* – Il fenomeno è sempre più evidente. I nostri ragazzi sono ormai figli dell’immagine, della musica e dell’emozione. Il linguaggio verbale non è più il loro codice comunicativo. Fanno fatica a comprendere un testo o ad esprimersi con le parole. E’ stato osservato che stanno tornando al mito, o, addirittura, a prima dell’invenzione della scrittura.

Luciano Verdone* – Il fenomeno è sempre più evidente. I nostri ragazzi sono ormai figli dell’immagine, della musica e dell’emozione. Il linguaggio verbale non è più il loro codice comunicativo. Fanno fatica a comprendere un testo o ad esprimersi con le parole. E’ stato osservato che stanno tornando al mito, o, addirittura, a prima dell’invenzione della scrittura.

I professori continuano a parlare, sicuri di essere seguiti, come guide che avanzano imperterrite nel deserto. Poi, al momento della verifica, si accorgono che, alla carenza di motivazione ed all’incapacità di un studio organizzato, in molti, si aggiunge l’assenza dell’attrezzatura lessicale. O, meglio, la loro struttura discorsiva è elementare, fatta di sottintesi non spiegati, secondo il modello sincopato del messaggio da cellulare.

L’ondata della trasformazione comunicativa tende ad aggravarsi. Arriva anche nei Licei. Di conseguenza, la didattica abbassa gli obiettivi. Diventa essenziale, banale, conciliante.

E i docenti, sentendosi frustrati, spesso corrono al riparo nel modo sbagliato. Dimenticano che la scuola è la principale agenzia educativa che possa contrastare le tendenze negative della socializzazione e fanno un uso massiccio di film, spettacoli, creatività, non sempre mediati dal dialogo formativo. E’ come curare un male con il male stesso.

Occorre, invece, tornare alla pedagogia della parola attraverso la paziente costruzione del lessico e la discorsività problematica. Prendiamo esempio dagli americani che hanno avuto il coraggio di ridimensionare lo sperimentalismo disorientante che caratterizzava la loro scuola, mirando al modello di un sapere cognitivo e sistematico.

*Docente di Filosofia – Liceo classico “M. Delfico” – Teramo

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