Torniamo alle poesie imparate a memoria? Esprimi la tua opinione

di redazione
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La provocazione giunge oggi su Repubblica ad opera di Antonio Pennacchi commentando i risultati delle prove Invalsi.

Difficoltà nella comprensione

I dati invalsi 2019 hanno lanciato un allarme, il 35% degli studenti ha difficoltà nella comprensione di un testo.

Con le dovute, si intende, differenziazioni socio-economiche. Le aree, infatti, con maggiori difficoltà economiche presentano dati più bassi.

Poesie a memoria

Come risolvere il problema? La provocazione arriva da Antonio Pennacchi, “Quando eravamo ragazzini noi negli anni Cinquanta, – scrive su Repubblica – già in terza elementare cominciavano a farci studiare sul libro di lettura le poesie a memoria e sul sussidiario la storia e la geografia: gli Egizi, la Grecia, Romolo e Remo, Orazio Coclite.”

Era una scuola d’elite, ricorda, con la democrazia e il socialismo si doveva puntare verso l’alto e non eguagliare verso il basso, scrive a mo di provocazione.

E poi c’è  un altro aspetto, “ai nostri tempi, a scuola, se non studiavi ti menavano. Certe bacchettate sulle mani e schiaffoni a tutta forza in testa, mica solo alle elementari. Ancora in quinto geometri – nel 1968 – mia madre si presentava ogni volta, al ricevimento professori, a dirgli imperiosa: «Lo meni professo’, mi raccomando! Lo meni, se serve». Adesso invece pare siano i genitori, spesso, a menare i professori.”

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