Tornare al vecchio Esame di Stato, la recente riforma delude. Lettera

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Inviata da Alessandro De Vita, studente iscritto al primo anno di università – Ho frequentato l’ultimo anno di liceo classico nell’anno 2018, 2019 sostenendo, come da dovere, l’esame di maturità ottenendo anche un risultato piuttosto soddisfacente.

Sono rimasto molto deluso da questi cambiamenti che ci sono stati in merito all’esame di stato: l’esame di stato, come io credo, serve a valutare con assoluta descrizione ma anche con molta peculiarità le conoscenze e le competenze che un allievo ha acquisito durante il corso degli anni. L’anno scorso abbiamo riscontrato parecchia difficoltà nella preparazione del nuovissimo esame in quanto già c’era stato un ritardo di informazioni da parte del ministero per cui è stato necessario affrettarci dovendo anche decidere, da parte del corpo docenti, un taglio, forse anche non poco marginale, al programma di studio in tutte le materie.

L’esame di stato che prevedeva il sorteggio delle tre buste, almeno per quanto riguarda la mia esperienza scolastica, si è rivelato una beffa avendo noi già a disposizione il materiale che la commissione ci avrebbe sottoposto.

Mi compiaccio del fatto che sono riuscito a comporre comunque una bella esposizione ma sono deluso per quanto riguardo l’organizzazione di essa e sono altrettanto deluso della recentissima riforma promulgata in anno corrente dal nuovo ministro dell’istruzione esautorando del tutto l’effettivo senso dell’esame di stato. Propongo, dunque, nelle prossime riforme, che si ritorni al vecchio esame di stato in cui i docenti ti interrogavano su tutto il programma su un argomento da loro scelto. Per quanto riguarda invece i compiti scritti, almeno per la seconda prova di Latino e greco, auspico ad un ritorno alla traduzione effettiva di un brano serio poiché la modifica della seconda prova (incentrata principalmente sulla comprensione in italiano del testo) è un chiaro segno da parte del ministero di voler rendere ancor di più vana la traduzione dei testi dal latino all’italiano e dal greco all’italiano.

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