Tollerare e includere l’intollerabile, perdonare l’imperdonabile. Così si è ridotta la scuola. Lettera

di redazione
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inviato da   Irene Visciano – TOLLERARE E INCLUDERE L’INTOLLERABILE. Ad ogni costo. Sempre di piú. E chissà per quanti anni ancora…È il triste slogan della scuola contemporanea.

“Dove si andrà a finire?”: è questa una domanda che sorge spontanea quando si guarda o, peggio ancora, si vive la scuola attuale.

Perché ormai è andata, non si è intervenuti tempestivamente in SQUADRA e sembra impossibile un ritorno alla DECENZA, alla GIUSTIZIA, alla vera COOPERAZIONE. Aggiungiamo famiglie invisibili od ostili, genitori “adolescenti”, “cattivi maestri”di una generazione senza valori e umanita’.

Una scuola che si è disgregata pian piano, sempre di più e a ritmi incalzanti negli ultimi anni, quando tutto è cambiato troppo rapidamente, troppo violentemente sotto i nostri occhi consapevoli. Avremmo dovuto formare squadre salde per combattere questo scempio, tutti insieme e senza esitazioni! E invece c’è ancora chi TACE, chi IGNORA errori/ingiustizie (soprattutto quando non lo/a riguardano personalmente), chi GIUSTIFICA con i soliti “c’è di peggio”, “è l’età”…

GIUSTIZIA, BUONSENSO o meglio NORMALITÀ: pura utopia oggigiorno?
Quella scuola che funzionava e che formava realmente la persona appare morta, o forse seppellita sotto il buonismo dei tanti, sotto la rassegnazione e la confusione di chi non sa piú cosa fare e a chi rivolgersi per difendere la propria DIGNITÀ DI UOMO O DONNA (ancor prima che di “LAVORATORE/TRICE”).

Molti gridano desolati per la resurrezione di questo mondo dove si distingueva chiaramente il bene dal male, dove non era difficile alzarsi all’unisono e condannare anche il piú piccolo comportamento scorretto.

Avveniva naturalmente e si lavorava insieme predicando e razzolando ciò che si predicava senza trovare ASSURDE GIUSTIFICAZIONI per promuovere l’indecenza. Era la scuola autorevole e coerente ai suoi principi dove si dava l’esempio a tutti SENZA DISTINZIONIe non ci si PIEGAVA mai.

Fare l’insegnante oggi è pura sofferenza (psico-fisica) quotidiana dentro e fuori da scuola. È MOBBING(principalmente) DAL BASSO perché significa intrattenere per ore un rapporto ravvicinato con una moltitudine di soggetti fannulloni e deludenti, manipolatori e nella gran parte dei casi anche violenti (negli atteggiamenti, nelle parole, nelle azioni); versare sudore per correggere verifiche e soggetti incorreggibili (destinati alla PROMOZIONE “FORZATA”); magari rimuginare a fine servizio sulla giornata appena trascorsa e sulle “iperprobabili” disavventure dei giorni a venire; prepararsi agli attacchi e ai doppi giochi…sempre.

Le parole sono stanche, escono a fiumi dalle nostre bocche ma incontrano dei muri sui quali ribalzano. Ci si porta a casa un’amarezza che non consente di credere in un domani migliore perchéla coperta è troppo corta e ormai la tempesta è arrivata. Siamo pochi contro tanti. Soli e spaventati.OBIETTIVO FACILE, NEL MIRINO DI ALUNNI E GENITORI.

Cosa direbbero i defunti insegnanti della vecchia (ma non troppo) generazione, severe figure armate di bacchetta e autorità, davanti a una professoressa sfregiata da un suo studente che si “abbassa”ad affermare di “aver fallito come insegnante” o addirittura di “volergli ancora bene, al di là dell’atto”? Parole “eroiche” che vengono pubblicamente premiate e prese a modello da una ministra…Ma perché mai un’insegnante competente e innocente, ingiustamente vittima di un gesto atroce arriva al punto di “auto-bocciarsi” pubblicamente nel suo ruolo? Penso che molti di noi siano consapevoli di valere e di fare al meglio il proprio lavoro e allora perché queste false e ingiuste esasperazioni? PERDONARE L’IMPERDONABILE: davvero troppo adesso…

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