Toccafondi (MIUR): non si apre a gender. Problema è funzione UNAR

WhatsApp
Telegram

 "Va risolta con il dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio la funzione di Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale). Il problema non è Unar in sé, ma la 'nuova' e ambigua funzione che questo ufficio da tre anni si è di fatto autoassegnato occupandosi quasi esclusivamente di gender quando invece oltre il 75 per cento delle segnalazioni che gli arrivano in merito alle discriminazioni sono di carattere razziale o di fede religiosa".

 "Va risolta con il dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio la funzione di Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale). Il problema non è Unar in sé, ma la 'nuova' e ambigua funzione che questo ufficio da tre anni si è di fatto autoassegnato occupandosi quasi esclusivamente di gender quando invece oltre il 75 per cento delle segnalazioni che gli arrivano in merito alle discriminazioni sono di carattere razziale o di fede religiosa".

Lo scrive in una lettera al settimanale Tempi il sottosegretario all'Istruzione, esponente del Nuovo centrodestra, Gabriele Toccafondi, secondo cui è "evidente" una "deriva ideologica" della funzione istituzionale dell'Unar, "supportata dall'attivismo dell'Unione europea che ha inviato a tutti i Paesi una raccomandazione per attuare il piano nazionale contro le discriminazioni".

"In base a questo input – aggiunge Toccafondi – sono state scritte le linee guida nazionali di Unar e definita una strategia nazionale senza coinvolgere né il Parlamento né i ministeri interessati, per poi passare alla proposta e alla firma di protocolli tra l'Unar stessa e i singoli dicasteri. In questo modo si è arrivati direttamente all'utente finale, le scuole, dove vengono proposte iniziative di singole associazioni per dare attuazione a quanto sopra riportato, spesso anche senza il passaggio dal consenso informato dei genitori. È questo percorso quello che esaspera gli animi di genitori e insegnanti, perché perseguito nella totale assenza di un dibattito e di un confronto costante con i genitori".

 La riforma della scuola non c'entra, garantisce l'esponente del Miur: "Tutto ciò c'è già in molte scuole, non è stato introdotto né tantomeno ratificato dal ddl sulla buona scuola".

Per Toccafondi "la teoria gender è una cosa, la lotta alle discriminazioni, anche di genere, un'altra. Non ci può essere equivoco. Mentre sulla lotta alle discriminazioni non si discute, per la teoria gender se i genitori vogliono (e solo in questo caso) sarà loro compito e cura insegnarla. Non si tratta di una novità: quello che si fa a scuola deve essere conosciuto preventivamente dai genitori, i quali, Costituzione alla mano (art. 30), sono gli unici 'titolari' della competenza in merito al 'diritto dovere di istruire ed educare i figli'".

La risposta di Toccafondi prende spunto dalle critiche di alcune associazioni nei confronti della richiesta, presente nel comma 16 del testo finale del ddl approvato al Senato, "di tenere conto nell'attività didattica di tante cose tra le quali anche 'la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni'".

Il DDL scuola introduce in via obbligatoria il contrasto alle discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o l'identità di genere

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur