Titoli esteri in attesa di riconoscimento in GPS, gli abilitati in Europa non ci stanno e chiedono il rispetto dei loro diritti

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Sul riconoscimento dei titoli esteri nelle GPS graduatorie provinciali e di istituto per le supplenze la polemica continua. Come abbiamo raccontato nelle scorse ore, il Ministero, precedentemente a quanto annunciato, ha informato le forze sindacali che l’Ordinanza 112 /2022 non verrà modificata nella direzione preannunciata lo scorso 28 marzo, che prevedeva la possibilità di assegnare le supplenze con riserva in attesa del riconoscimento del titolo.

Allo stato attuale il Ministero è orientato a proporre intervento legislativo che agirà su due fronti: il primo prevede che i docenti in attesa di riconoscimento possano accedere ai contratti a tempo determinato in coda rispetto ai docenti specializzati inseriti in prima fascia o negli elenchi aggiuntivi, il secondo, invece, sarà quello di individuare soggetto esterno al Ministero a cui verrà attribuita la competenza per la valutazione dei titoli esteri che potrà velocizzare l’analisi delle istanze presentate sino ad oggi.

Il processo di riconoscimento dei titoli accademici conseguiti all’estero riguarda un significativo numero di docenti in Italia. Attualmente, ci sono 11.194 docenti in attesa di questo processo, dei quali 11.075 sono stati inseriti con riserva nella prima fascia GPS.

Le regioni italiane con il maggior numero di aspiranti docenti interessati a questa procedura sono la Sicilia, con 3.211 domande, seguita da Calabria, Puglia, Lombardia e Lazio, con 1.459, 1.326, 1.244 e 1.079 domande rispettivamente.

Per quanto riguarda il tipo di posto per cui le domande sono state presentate, 8.579 sono state presentate per posti di sostegno, di cui 6.112 per il secondo grado, mentre 2.165 sono state presentate per posti comuni, di cui 1.932 per il secondo grado.

Gli abilitati europei non ci stanno

Gli abilitati e specializzati europei, però, non ci stanno. Tanti, in queste ore, sui social stanno portando avanti la propria istanza e chiedono il riconoscimento dei loro titoli. In alcuni casi, spiegano, sono passati più di 2 anni e ancora il Ministero non ha provveduto al riconoscimento.

Il procedimento si rende necessario in seguito alle decisioni adottate dal Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria alla fine di dicembre, che ha consolidato l’orientamento giurisprudenziale prevalente della Sesta Sezione, secondo cui “spetta al Ministero competente verificare se, e in quale misura, si debba ritenere che le conoscenze attestate dal diploma rilasciato da altro Stato o la qualifica attestata da questo, nonché l’esperienza ottenuta nello Stato membro in cui il candidato chiede di essere iscritto, soddisfino, anche parzialmente, le condizioni per accedere all’insegnamento in Italia”.

Il Ministero si ritrova pertanto a “rivalutare tutte le posizioni dei ricorrenti in precedenza già evase, le quali sono caratterizzare da una rilevante variabilità e specificità tale da rendere, sostanzialmente, ogni caso un caso a sé“. La nota emanata a febbraio 2023

E tuttavia questi tempi lunghi incidono sulla reale possibilità per questi aspiranti di poter sfruttare il titolo conseguito che, nel frattempo, diversamente a quanto previsto dalle precedenti ordinanze, non è un titolo utile per le supplenze. Proprio quelle supplenze che in tante occasioni vengono attribuite a docenti privi di qualsiasi titolo. Contraddizioni per le quali si è alla ricerca di una soluzione, che probabilmente lascerà ancora degli strascichi.

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