TFA sostegno per gli idonei che hanno già superato le prove. Lettera

di redazione
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Partecipazione ad un “TFA ad hoc” per tutti gli idonei e non ammessi del secondo e terzo ciclo TFA di ogni grado scolastico presso l’Università nella quale abbiamo svolto e superato la selezione.

Egregio Ministro, Chi scrive è un gruppo di insegnanti precari dei diversi ordini e gradi di scuola che, pur avendo svolto e superato tutte e tre le prove previste dall’iter preselettivo ministeriale del TFA per la “Specializzazione nelle Attività di Sostegno agli Alunni con Disabilità” con esito positivo, non ha avuto modo di rientrare nei posti prestabiliti dall’esiguo contingente deciso dai Ministeri delle varie Università italiane.

Alcuni di noi hanno anche sostenuto spese per un ricorso ad hoc in quanto non rientranti nei posti disponibili messi a bando dall’Ateneo di preferenza. Grazie a tale ricorso, pochi docenti hanno avuto la possibilità di partecipare al TFA, ma con non poche difficoltà poiché gli Atenei con i posti liberi erano dislocate in altre città o ancor peggio in altre Regioni. Agli idonei del secondo ciclo è stata negata anche tale opportunità.

Questa situazione ci sembra paradossale e grave a fronte dell’assoluta carenza di insegnanti specializzati esistente nel Paese e dunque a fronte del diritto negato a migliaia e migliaia di bambini e ragazzi disabili di poter avere un docente preparato per garantire una vera inclusione, della quale tanto si parla.

A questi studenti e alle loro famiglie viene negato un diritto, nonché obbligo per lo Stato Italiano, già previsto dalle Legge 517/1977 e dalla Legge Quadro 104/1992.

Anche lo scorso anno quindi, visto l’esiguo numero di docenti specializzati e di docenti che hanno avuto accesso al corso di specializzazione, buona parte degli alunni con disabilità è stato nuovamente affiancato da personale non adeguatamente format​o.

L’ingresso di colleghi non abilitati nell’iter preselettivo della specializzazione, che ufficialmente ha come prerequisito l’abilitazione per l’insegnamento nella scuola dell’infanzia, nella scuola primaria, nella scuola secondaria di I grado, nella scuola secondaria di II grado, lede non solo i diritti degli alunni con disabilità e delle loro famiglie ma anche chi, come noi, ha conseguito l’abilitazione e che ora risulta idoneo non vincitore all’iter preselettivo del secondo e terzo ciclo di specializzazione al sostegno.

Noi ci chiediamo come sia possibile che, invece di permettere immediatamente a tutti gli idonei di specializzarsi per poi procedere con nuovi corsi che possano cominciare a porre rimedio a questa situazione gravissima, s’ipotizzi ora un nuovo percorso di formazione che non potrà offrire risposte immediate a bisogni e diritti urgenti e che comunque rischia di “produrre” nel tempo un numero limitato e insufficiente di docenti specializzati (*).

Per tutte queste ragioni, le chiediamo un intervento urgente che porti alla creazione di un “TFA ad hoc” nelle stesse Università nelle quali ognuno di noi ha svolto e superato l’iter selettivo, primo passo minimo per compensare la situazione e cominciare a garantire ad un certo numero di alunni i docenti preparati ai quali hanno diritto.

In attesa di una risposta, ringraziamo in anticipo per l’attenzione.

Gli insegnanti idonei e non ammessi al corso di specializzazione per il sostegno

(*) In futuro è previsto un criterio di selezione diverso che prevede, per gli aspiranti docenti di sostegno nella scuola primaria e dell’infanzia, il possesso della Laurea in Scienze della Formazione Primaria a ciclo unico (con esclusione di tutti i Diplomati Magistrali) e il superamento di un corso di specializzazione in pedagogia e didattica speciale per le attività di sostegno didattico e l’inclusione scolastica, mentre per diventare insegnante di sostegno nella scuola secondaria il docente, superato il concorso scuola, dovrà seguire il FIT della durata triennale. Evidentemente, questo iter allunga i tempi della specializzazione ed esclude migliaia di docenti che in questi anni hanno supplito alle carenze di docenti con titolo, spesso maturando una professionalità e un’esperienza che andrebbero solo perfezionate attraverso corsi ad hoc e non “gettate” via in attesa di una “terra promessa” che non garantirà mai la copertura dei posti.

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