TFA secondo ciclo: ammessi ma senza diritto allo studio

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inviato in redazione – Reputo la gestione del TFA la prova più lampante del massimo grado di mortificazione a cui possa giungere la classe docente. Prevengo l’obiezione sull’esagerazione dei toni.

inviato in redazione – Reputo la gestione del TFA la prova più lampante del massimo grado di mortificazione a cui possa giungere la classe docente. Prevengo l’obiezione sull’esagerazione dei toni. Se ci si prende infatti la briga di esaminare tutto il pressappochismo, le incongruenza, la contraddittorietà tra provvedimenti che dovrebbero essere conseguenziali l’uno all’altro, allora il coro veemente di lamentele fin qui espresse da molti altri, oltre che da me, non solo non verrebbe biasimato, ma si arricchirebbe, senza tema di dubbio, dell’incredulità e dell’indignazione di chi è chiamato ad ascoltare.

Non trovo altre parole per esprimere il mio furore conseguente all’ennesima malefatta di una classe dirigente incapace e strafottente che tra l’altro ci ricorda un giorni sì e l’altro pure che dobbiamo essere valutati e raccattare così qualche soldino se meritevoli. Vengo al dunque.

Ho affrontato positivamente tutte le prove di selezione del TFA e sono in attesa di immatricolarmi, e non potrò farlo fino a quando l’università non pubblicherà tempi e modalità, come chiaramente indicato nel bando .

Aggiungo che sono un’insegnante già di ruolo nella scuola primaria che ha avuto l’infelice idea di voler arricchire la propria cultura e, credetemi ne ho avuto una ripercussione positiva sull’ insegnamento dell’italiano, mi sono infatti preparata per materie letterarie. Per poter frequentare il TFA ho dovuto fare richiesta deli permessi per il diritto allo studio, ma, ora viene il bello: me li hanno negati!!! Motivazione?

Lo volete proprio sapere? Sono rea di non aver regolarizzato la mia iscrizione! Come se dopo tutto quello che ho fatto, anche in termini economici, (finora 50 euro per il test e altrettanti per la prova scritta e dovrei sborsarne altre 2500 per l’iscrizione) mi fosse venuta la bella idea di trascurare e non essere sollecita nell’iscrivermi. Come se dipendesse da me! Non vi sembra una bruttura, una negazione di ogni sensato ragionamento che esclude ogni colpa a me imputabile? Non sarebbe più logico che gli USP dopo aver ricevuto regolari richieste non fissasse delle assurde scadenze ma , piuttosto che limitarsi a comunicare l’esclusione, contattasse gli insegnanti tramite le segreterie e ne sentisse le ragioni?

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