“Il TFA non è servito a nulla? Sviliti i docenti abilitati”, On Ciraci interroga Ministro Giannini

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di Agata Scarafilo – Si continua a parlare di TFA e questa volta l’iniziativa parte dall’ onorevole Nicola Ciracì (CoR – Conservatori e Riformisti), promotore dell’intergruppo parlamentare TFA.

di Agata Scarafilo – Si continua a parlare di TFA e questa volta l’iniziativa parte dall’ onorevole Nicola Ciracì (CoR – Conservatori e Riformisti), promotore dell’intergruppo parlamentare TFA.

Infatti, l’on. Ciracì ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta, indirizzata al Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, riguardo il concorso per l’assunzione a tempo indeterminato di nuovi docenti. Un concorso che però pare sminuire il titolo TFA (Tirocinio formativo attivo) conseguito con fatica da circa 10mila insegnanti abilitati.

«La legge con la quale è stato bandito questo nuovo concorso – sostiene Ciracì,  che insieme con il Sen. Mario Mauro ha costituito l’intergruppo parlamentare TFA – ha inficiato il criterio del fabbisogno sulla base del quale erano stati pensati i due cicli TFA già conclusi, al punto che oggi il bando prevede, per alcune classi di concorso, un numero di cattedre inferiore rispetto al numero complessivo degli abilitati TFA, mentre per altre classi non ne prevede affatto e priva, dunque, i docenti appositamente selezionati di un qualsiasi canale di reclutamento».

«Nel caso dei posti per il sostegno – prosegue il deputato nella sua interrogazione – si registra una notevole eterogeneità nella ripartizione dei candidati, al punto che in alcune regioni il numero delle domande di partecipazione è inferiore al numero dei posti, mentre in altre risulta esserci un consistente surplus. Ciò – continua – porterebbe a un consistente spreco di risorse in termini di personale specializzato, a fronte di un fabbisogno reale ben superiore al numero dei posti banditi».

Un concorso, quello previsto dalla legge 107/2015 del 13 luglio 2015, che riconosce l’abilitazione post-TFA alla stregua di un semplice criterio valutabile in termini di punteggio, mentre per la prima volta è stato valorizzato anche “il servizio prestato a tempo determinato per un periodo continuativo non inferiore a 180 giorni nelle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado”.

Ciracì fa anche riferimento al fatto che l’attivazione di altri corsi abilitanti è stato quattro volte superiore a coloro i quali hanno faticosamente conseguito il titolo di abilitazione attraverso il TFA. Inoltre, evidenza anche che pendono tuttora al Tar Lazio migliaia e migliaia di ricorsi perché sia autorizzata persino la partecipazione senza requisiti, ricorsi che potrebbero avere esito favorevole ai ricorrenti, semplici laureati o dottori di ricerca, come già avvenuto in passato: «Si calcola – scrive Ciracì nell’interrogazione di cui è primo firmatario – che i ricorrenti ammontino a circa 30mila unità, cifra che, rapportata a un numero complessivo di 60mila cattedre a concorso, svilisce nei fatti l’abilitazione, riducendola al livello di una laurea magistrale o di un semplice diploma».

Alla luce di queste considerazioni, dunque, il deputato in quota CoR ha chiesto – al pari dei colleghi cofirmatari Palese, Fucci, Marti, Distaso, Altieri, Chiarelli e Latronico – se e come il Ministro intenda tutelare il valore del titolo selettivo a numero chiuso TFA e se ritenga ancora sufficiente il canale concorsuale come unica prospettiva per l’assunzione di questi docenti abilitati. 

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