TFA: inutile, costoso, iniquo. Farebbe bene il nuovo Ministro ad abilitare chi ha già la laurea. Lettera

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Abbiamo finalmente una nuova Ministra dell’Istruzione. Non conosco il suo profilo umano e professionale e non voglio esprimere il timore, sicuramente pregiudizievole, che la sua provenienza dal sindacato abbia lo scopo di “riconquistare” con una manciata di spiccioli (nuovo contratto?) il mondo della scuola, vanificando, al tempo stesso, quel tanto di positivo che c’è nella buona scuola: la promessa della fase attuativa dell’autonomia, attesa da un ventennio. Staremo a vedere.

Vorrei comunque circoscrivere il discorso ad uno dei tanti problemi che la Ministra dovrà affrontare: le nuove modalità di reclutamento degli insegnanti. E vorrei però affrontarlo dalla parte di quella generazione di giovani, e sono tanti, che si è trovata nel guado di troppi cambiamenti durante i percorsi di studio, ritrovandosi con un pugno di mosche in mano.

Ai miei tempi, concluso il percorso quadriennale di studi, si accedeva ad un concorso per il ruolo, il superamento del quale dava comunque diritto ad una abilitazione. Oggi si parla di istituire una laurea magistrale abilitante, con annesso e contestuale (spero) tirocinio nelle scuole. Ma nel frattempo, cosa ne è dei tanti che pure hanno una laurea specialistica o diploma di secondo livello, con crediti nell’area psico-pedagogica per giunta, che abilitante non è??? La cosa più giusta è stabilire i criteri per l’equipollenza dei titoli, superando l’inutile, costoso, iniquo TFA.

In un contesto europeo, l’insegnante deve essere considerato un professionista il cui titolo possa essere spendibile anche al di là dell’immissione in ruolo nel contesto nazionale. Dunque: diritto all’abilitazione per chi abbia già i requisiti culturali ( laurea specialistica), come accade per tutte le libere professioni.

Un primo passo verso la semplificazione e la restituzione di un diritto ai tanti giovani ai quali è stato tolto per il prevalere di interessi ( lobbyes universitarie) o colpevole disattenzione. Che almeno possano andare ad insegnare in un altro Paese, dopo 5 anni di università.  Alla nuova Ministra, Buon lavoro!

Professoressa Anna Maria Mezzolla Erchie, Brindisi

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