TFA II ciclo Bologna: disorganizzazione corsi, difficoltà a conciliare supplenze e lezioni

Studenti e studentesse del T.F.A. II ciclo dell’Università di Bologna, partecipanti al percorso di alta formazione universitaria del Tirocinio Formativo Attivo 2014-2015, sollevano ad un mese dall’inizio delle lezioni, una serie di problemi organizzativi.

Studenti e studentesse del T.F.A. II ciclo dell’Università di Bologna, partecipanti al percorso di alta formazione universitaria del Tirocinio Formativo Attivo 2014-2015, sollevano ad un mese dall’inizio delle lezioni, una serie di problemi organizzativi.

lettera inviata da Studenti e studentesse del T.F.A. II ciclo dell’Università di Bologna – Nella giornata di lunedì 23 febbraio i rappresentanti di alcune classi di insegnamento dell'area umanistica si sono recati presso la Fondazione Alma Mater – che sta svolgendo le funzioni di segreteria didattica del ciclo formativo – allo scopo di chiedere e ottenere delucidazioni su alcuni punti, a proposito dei quali, a quasi un mese dall’inizio delle attività didattiche, ancora non ci è stata data un’informazione esaustiva: il calendario completo delle lezioni; il calcolo delle assenze; le modalità e i tempi di svolgimento del tirocinio obbligatorio a scuola (che ciascuno di noi dovrà svolgere contemporaneamente alle lezioni frontali); la scadenza ed eventuale rateizzazione della seconda rata di iscrizione; le modalità e le date degli esami finali, nonché la pubblicazione dei programmi dei singoli insegnamenti che, a questa data, la quasi totalità dei docenti non ha ancora fornito.

L’urgenza che ci ha spinto a richiedere un incontro chiarificatore è dettata dal fatto che i problemi sollevati hanno causato e stanno causando notevoli disagi a chi deve frequentare il percorso abilitante per insegnanti. Si tenga in considerazione che l’età media dei corsisti si aggira attorno ai trent’anni e che molti provengono da altre province: c'è dunque chi si trova in condizioni di pendolarità o chi ha dovuto affrontare un trasferimento immediato nella città di Bologna.

La stragrande maggioranza di noi, inoltre, lavora, proprio all’interno di quella scuola in cui questo corso dovrebbe prepararci ad entrare. Questi elementi mal si conciliano con l’obbligatorietà della frequenza e la sua rigida regolamentazione (occorre difatti coprire il 70% delle presenze, senza alcuna giustificazione per assenza dovuta a malattia); in particolare, si sono già verificati problemi in occasione degli scrutini e delle giornate di consegna delle pagelle, momenti centrali dell’anno scolastico a cui gli insegnanti sono tenuti a presenziare.

Di fronte a tali e tanti problemi, la sola, evasiva, risposta che abbiamo ricevuto è: «Organizzatevi». Lo scorso 13 febbraio abbiamo inviato al Rettore dell’Università di Bologna, alla Fondazione Alma Mater e alla competente
segreteria delle aree di specializzazione non mediche una lettera in cui esponevamo i disagi qui sinteticamente richiamati: nessuno ha risposto (eccezion fatta per uno dei docenti coinvolti nell’attività formativa).

A mancare è dunque un interlocutore, che abbiamo cercato (e stiamo cercando) di individuare. Il colloquio con due responsabili della F.A.M. ha prodotto un unico risultato concreto: l'assicurazione che il calendario definitivo
delle lezioni (ma non le sedi!) è stato ultimato. Per ciò che concerne le altre urgenti questioni, la posizione della F.A.M. é quella di imputare tutta la disorganizzazione che stiamo vivendo all'impossibilità, a tutt'oggi, di convocare l'organo che ha la competenza di esprimersi sui punti fondamentali da noi avanzati, e cioè il consiglio di corso di tirocinio. Essendo tale organo composto dai docenti, dai rappresentanti degli studenti e dai tutor supervisori delle istituzioni scolastiche, e non essendosi ancora concluse le procedure per la nomina di questi ultimi, è di fatto impossibile convocare tale organo fondamentale alla definizione di questioni fondamentali e costitutive del T.F.A. stesso.

Siamo però stati informati del fatto che un organo provvisorio (composto da delegati della F.A.M. e dalla direzione del dipartimento di Scienze dell'Educazione) si riunirà nei primissimi giorni di marzo e che sarà probabilmente in grado (questo il livello di rassicurazione fornitoci) di pronunciarsi su molte questioni da noi avanzate.

Confidiamo dunque che tali organi si attivino con grandissima urgenza, non tanto per recuperare gli enormi ritardi a cui è ormai impossibile porre rimedio (ricordiamo che con le procedure di selezione ultimate a fine novembre la pubblicazione delle graduatorie è avvenuta quasi due mesi dopo, per un corso che da bando ministeriale avrebbe dovuto iniziare le attività didattiche nel mese di ottobre 2014), ma per intervenire con estrema immediatezza su questioni che stanno creando gravi problemi (lavorativi, economici, familiari ecc.) chi frequenta.

Questa situazione appare tanto più incomprensibile se si considera che si tratta del secondo ciclo di Tfa: nel 2012-2013 infatti era già stato organizzato dall’Università un primo ciclo formativo e le problematiche da noi riscontrate sono esattamente le stesse vissute dai nostri colleghi oramai due anni fa.

Parallelamente al tentativo di risolvere le questioni organizzative e contingenti, sarebbe poi opportuno, a partire dall’esperienza nostra e di chi ci ha preceduto, interrogarsi sulle finalità e i concreti risultati dei T.F.A., avviando un ragionamento di ampio respiro sul senso di un corso che (a fronte di una rata di 2500 €) dovrebbe formarci come futuri insegnanti e che invece ci costringe a sopravvivere in un vortice di disorganizzazione e didattica approssimativa.

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