TFA A025 A028: test con errori? Lettera

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inviato da Clemente Vanessa – Vorrei sottoporre alla Vostra attenzione gli errori riscontrati nel test preselettivo del 24 luglio 2014 dell’Accorpamento 01 (A025 – A028).

inviato da Clemente Vanessa – Vorrei sottoporre alla Vostra attenzione gli errori riscontrati nel test preselettivo del 24 luglio 2014 dell’Accorpamento 01 (A025 – A028).

si ritiene sbagliatala domanda n.9: Che cos’è l’assemblage?

la risposa A data per corretta é sbagliata; la risposta corretta é la C.: L’ assemblage é un prodotto artistico costituito dall’unione di più materiali, carta compresa. Mi sembra chiara l’arte di molti artisti che, utilizzando la tecnica dell’assemblage, trasformano la loro opera in un assetto tridimensionale. (L’assemblage è una tecnica artistica in cui una composizione tridimensionale viene prodotta mettendo insieme degli oggetti. Simile al collage, si differenzia per la tridimensionalità. L’origine del termine, in senso artistico, si deve a Jean Dubuffet, che all’inizio degli anni cinquanta creò una serie di collage di ali di farfalla titolate Assemblages d’Empreintes. Comunque sia Marcel Duchamp che Pablo Picasso hanno lavorato con oggetti rinvenuti, molti anni prima di Dubuffet. Insieme a Duchamp le prime donne artiste a provare la tecnica dell’assemblage furono Elsa von Freytag-Loringhoven, la Baronessa Dada, e Louise Nevelson che alla fine degli anni trentainiziò a creare le sue sculture con pezzi di legno rinvenuti casualmente.

Nel 1961 l’esposizione The Art of Assemblage al Museum of Modern Art di New York dette risalto all’assemblage grazie a opere di Braque, Joseph Cornell, Dubuffet,
Marcel Duchamp, Picasso, Robert Rauschenberg, Man Ray e Kurt Schwitters. William C. Seitz, curatore della mostra, descrisse questa tecnica come un qualcosa di
improntato sulla ricerca di materiali ed oggetti naturali o fabbricati ovvero non intesi comunemente come strumenti artistici.)

la domanda N°27; la nascita del simbolismo

Il Simbolismo nasce nella seconda metà dell’800 che coincide con la pubblicazione da parte di Moreas su ‘Le Figaro’ del Manifesto,nel 1886.

la domanda N°8 che riguarda l’erede di Giotto, che dice:

-Tradizionalmente si vuole quale erede di Giotto:

A) Taddeo Gaddi

B) Simone Martini

C) Ambrogio Lorenzetti

D) Maso di Banco

La suddetta domanda è ritenuta ambigua, in quanto, nelle risposte proposte si potevano ritrovare ben 3 risposte plausibili, nello specifico:

– Teddeo Gaddi, pittore fiorentino, fu scolaro di Giotto (secondo Cennino Cennini lavorò con Giotto per 24 anni), la sua personalità si distingue da quella del maestro già nella “Madonna col bambino” di Castiglione fiorentino (Pinacoteca civica), dalle caratteristiche proporzioni allungate, di gotica eleganza; <<Fonte Enciclopedia Treccani>>

– Maso di Banco, pittore fiorentino attivo nella prima metà del sec. XIV, la cui personalità è stata definita solo nel XX secolo. Ricordato da L. Ghiberti come uno dei più significativi allievi di Giotto ma confuso da Vasari con Giottino, è con certezza autore degli affreschi della cappella Bardi di Vernio con Scene della vita di s. Silvestro e Resurrezione di un membro della famiglia Bardi (Firenze, Santa Croce, 1340 circa), in uno stile ampio e semplice, di contenuta forza drammatica, volto ad un approfondimento delle ricerche volumetriche giottesche e a una particolare attenzione per i valori luminosi e cromatici, caratteristiche che hanno fatto pensare anche a probabili contatti con Ambrogio Lorenzetti e che sono state determinanti nella formazione dei giotteschi della seconda metà del secolo; <<Fonte Enciclopedia Treccani>>

– Ambrogio Lorenzetti, pittore senese, in un complesso rapporto con l’eredità di Duccio e con la forte personalità di S. Martini, operò nell’ambito della pittura senese, insieme al fratello Pietro, quella che può essere definita una rivoluzione formale grazie alla presa di coscienza dell’arte di Giotto. L’elemento architettonico e quello spaziale sono infatti notevolissimi nella sua opera, accanto a una vena narrativa e realisticamente descrittiva. Tra le opere si ricordano gli affreschi della sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena. Ambrogio e Pietro, sebbene fratelli, si presentano tuttavia come personalità autonome e stilisticamente differenziate e la loro relazione di parentela, attestata dagli affreschi perduti dello Spedale della Scala a Siena che firmarono insieme nel 1335, è stata definitivamente acquisita solo alla fine del XVIII sec. (Ghiberti parla entusiasticamente solo di Ambrogio; Vasari, sbagliando il cognome, dedica una vita separata a Pietro Laurati). La scarsezza documentaria e le numerose e controverse attribuzioni hanno poi creato problemi di critica non del tutto risolti. La Madonna di S. Angelo a Vico l’Abate (1319) chiarifica il peso della conoscenza di Giotto da parte di Ambrogio, testimoniando un suo primo soggiorno fiorentino (un secondo va probabilmente dal 1327 al 1332: Ambrogio risulta immatricolato nell’Arte dei medici e speziali di Firenze e, nel 1332, dipinge il trittico per la chiesa di S. Procolo, ora agli Uffizi). Più sganciato del fratello dai modi dell’arte senese, ne prosegue le ricerche relative al colore e alla linea che diviene costruttrice del volume, e l’esperienza giottesca implica in lui una più consapevole chiarificazione spaziale, in un’abilità compositiva percepibile negli affreschi della chiesa di S. Francesco a Siena (S. Ludovico davanti a Bonifacio VIII e Martirio dei francescani a Ceuta, 1331), nella Presentazione al Tempio (1342, Uffizi) e nell’Annunciazione(1344, Siena, Pinacoteca).

<<Fonte Enciclopedia Treccani>>

Si evince che Ambrogio Lorenzetti, appartenente con il fratello Pietro, alla bottega di Duccio Buoninsegna, sebbene influenzato dalla pittura senese, si accosti agli
stilemi giotteschi

la domanda N°2: la texture:

– La texture è:

A) un motivo decorativo a rilievo

B) la decorazione floreale delle pareti

C) la caratterizzazione regolare delle superfici

D) la traccia lasciata dallo strumento

Il termine texture pur riguardando in certi casi un supporto fisico caratterizzato
da un motivo a rilievo (che comunque non sempre ha uno scopo decorativo, basti pensare alla texture del supporto tessile o cartaceo su cui si dipinge) è da diversi anni entrato a pieno titolo anche nel mondo dell’arte digitale, con l’accezione di caratterizzazione regolare delle superfici , per questo motivo la risposta C si presenta come la più esaustiva, comprendendo al suo interno ogni accezione del termine.

Spero fortemente che possiate fare fronte a queste incongruenze e porvi rimedio

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