Test TFA sostegno umiliante, sarebbero gradite delle scuse. Lettera

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inviata da Sabrina Paonessa – Ancora una volta abbiamo assistito all’umiliazione di ogni forma di intelligenza e senso etico, oltre che al decadimento di ogni categoria di buon senso.

Sfido molti dei partecipanti alle prove a non dichiarare che partecipare al test di preselezione per il corso di TFA per il sostegno sia stata una circostanza umiliante ed amareggiante, non solo in termini personali ma soprattutto rispetto all’etica e alla professionalità maturata in anni di esperienza lavorativa dentro e fuori la scuola.

Sarebbe già sufficiente riflettere sul fatto che l’adozione di un test risulta essere l’ennesimo errore di vedute in quanto pratica di selezione dei futuri insegnanti in base ad una mera prova mnemonica, se si pensa poi alla strutturazione e alla natura delle domande ci si chiede chi e cosa il Ministero, e chi opera per lui, abbia voluto intercettare.

Da molti anni infatti si è radicata l’idea nel mondo della ricerca e non solo, che le professioni che prevedono una forma di presa in carico e di sostegno debbano essere correlate sicuramente a conoscenze dell’ambito specifico di intervento, ma soprattutto a disposizioni umane e profili psicologici idonei.

La forma di reclutamento del corpo insegnante non funziona, non è centrata sulla verifica dei prerequisiti e delle competenze (sapere, saper fare e saper essere) necessarie ad una professione delicata ed importante come quella dell’insegnante.

Andrebbe riformato il meccanismo di reclutamento in relazione alla mission e alle caratteristiche umane e professionali necessarie a svolgere un lavoro che incide in modo profondo e significativo sul destino formativo, e non solo, dei nostri bambini e ragazzi.

Nel corso della personale esperienza formativa e professionale mi è parso più volte chiaro che la scuola stesse andando in direzione “ostinata e contraria” ai dettami delle più accreditate teorie psicopedagogiche, da genitore, ho potuto constatare tutto questo fallimento sulle spalle dei miei figli e dei loro compagni.

Fare sostegno nella scuola secondaria di secondo grado, significa spesso accogliere e sostenere ragazzi che presentano un quadro di preparazione e approccio al mondo della scuola ben peggiore di quanto le loro diagnosi e certificazioni ci possano indicare.

Capita spesso che a fronte di quadri diagnostici e funzionali indicanti ampi spazi di recupero rispetto le performance scolastiche, ci si trovi a “raccogliere” invece il risultato di percorsi scolastici inadeguati per tempistica di intervento e per impreparazione degli insegnanti di sostegno, ma non solo, che nei migliori dei casi si relegano al ruolo di elargitori di schemi e mappe cognitive.

Ci si trova quindi spesso di fronte a ragazzi e ragazze privi di ogni forma di fronteggiamento con livelli bassissimi di autostima ed autoeffecacia. Allora bisogna destrutturare ciò che la scuola, con grande dispendio di risorse, ha determinato, costruire percorsi ed implementare esperienze capaci di invertire la rotta, in grado di rendere questi ragazzi protagonisti , insieme alle loro famiglie, del loro progetto di vita.

Il prossimo corso di specializzazione per il sostegno durerà solamente sei mesi a fronte dei due anni di quelli passati, ci si domanda quindi se si faccia ancora più urgente la necessità di fare una buona selezione iniziale, che quantomeno faccia accedere ai corsi formativi persone che non debbano essere rimboccate e alfabetizzate rispetto alle teorie e alla pratiche di base.

Si potrebbe partire dai criteri di accesso alle preselezioni, determinati solo allo scopo di allargare la platea dei candidati, con il beneplacito degli atenei che hanno visto aumentare i loro introiti e l’approvazione dei sindacati concentrati soprattutto a garantire l’accesso al lavoro a diverse categorie rappresentate all’interno della scuola.

Ma i ragazzi? Dove sono i bambini e i loro bisogni educativi e formativi? Ancora una volta il mondo degli adulti li tradisce, un mondo autoreferenziale che li esclude non li pone al centro di questioni sostanziali dal punto di vista culturale, etico e sociale.

Ci si trova quindi a fare denuncia rispetto al senso delle cose e alle conseguenti scelte politiche, ma non solo, in concreto si possono trovare elementi interessantissimi e ricchi di spunti riflessivi anche scendendo ai piani inferiori, analizzando cioè le modalità di organizzazione e gestione della preselezione stessa avvenuta nei giorni del 15 e 16 aprile scorsi.

Si potrebbe cominciare con il segnalare l’accoglienza di iscrizioni fuori termine, tanto per ricevere qualche euro in più, per proseguire dal cambio di sedi per la prova. Andando avanti si entra poi nell’area della più totale anarchia riguardo il rispetto dei regolamenti di svolgimento, abbiamo infatti assistito in sede di prova ad ampie sfilate di borse alla moda e cellulari di ultima generazione tutto alla presenza dei scarsi controlli, per lo più compiacenti anche a fronte di segnalazioni. I codici a barre non sono stati pescati ma consegnati in ordine crescente e infine tanto per non perdere tempo da dedicare alla formazione, abbiamo potuto assistere a lezioni pratiche di strategie didattiche come il cooperative learning. Ebbene si, la simulata per nulla scontata ci ha permesso di assistere a performance straordinarie sulle competenze relazionali e comunicative di molti nostri colleghi, che sono riusciti a collaborare malgrado i test fossero stati distribuiti con ordini di domande e risposte sfalsati.

Ma la nostra classe di futuri insegnanti non si è scoraggiata ed ha dato ampia prova di sé. Abbastanza increduli alcuni di noi hanno terminato la prova con l’unico desiderio di uscire al più presto da quella situazione paradossale ed umiliante ed hanno atteso pazienti che qualche rappresentante del servizio di vigilanza si avvicinasse per dare avvio alla procedura di consegna delle prove, cosi come ci era stato indicato.

Dopo diversi minuti ci siamo accorti che invece si era formato un discreto gruppetto davanti al tavolo dei responsabili del settore e quindi ci siamo avviati alla consegna, per la felicità dei tanti che continuavano a lavorare in cooperazione e in totale libertà.

Passiamo poi al test, strumento pensato e strutturato per mettere in opera una selezione “negativa”, arma necessaria alla vera strategia dell’assurdo di cui siamo stati, alcuni di noi inconsapevolmente, protagonisti. Per la prova di secondaria di secondo grado nessuna delle domande era formulata in modo da poter verificare competenze relative a : “empatia, intelligenza emotiva, creatività, pensiero divergente, competenze organizzative e giuridiche correlate al regime di autonomia delle istituzioni scolastiche” così come indicato dai bandi di partecipazione.

Alla fine ci ha invaso l’idea di aver partecipato ad un concorso a premi, alla sfida dei pacchi televisivi, di aver comprato e compilato una schedina del superenalotto costata 150 euro, più il costo di eventuali corsi e testi.
Quanto esposto va considerato cosa gravissima, perché perpetrata alle spalle delle famiglie che si aspettano che i loro figli siano accolti e sostenuti al meglio all’interno delle nostre Istituzioni scolastiche, così come indicato dal nostro mandato Costituzionale.

E’ inoltre importante considerare che di fronte all’evolversi e ai cambiamenti delle nostre società si fa più urgente la preparazione di insegnanti in grado di accogliere e prendere in carico realtà complesse e diverse tra loro.

Alla fine si può solo constatare che non sembra esserci la paventata area di cambiamento, anzi piuttosto una generica intenzione, altisonante nelle dichiarazioni, concretizzatesi invece senza neanche i minimi requisiti di correttezza e legalità.

Sarebbero auspicabili delle scuse ai tanti che hanno partecipato in modo serio, portando la propria etica professionale e civile ed annullare una prova che può solo considerarsi una preselezione totalmente inadeguata e scorretta nella forma e nella procedura, anche solo in considerazione dei criteri minimi di legalità.

Al Magnifico Rettore dell’Università di ***, sede in cui ho personalmente svolto la prova, possiamo dire che rispetto alla carica da lui ricoperta ha senz’altro esplicato una pratica, ma non il mandato fondamentale, la selezione puntuale ed efficace di personale adeguato a svolgere una “missione” importante, quella del sostegno e dell’inclusione nella scuola e nella società di tutti i bambini/e dei ragazzi/e in situazione di Bisogni Educativi Speciali.

Chiudo rivolgendomi e rivolgendo ai professionisti della scuola, ai responsabili Ministeriali ed Accademici una questione semplice ma importante, rispetto al modello di intervento che ci è stato presentato mi interrogo e vi interrogo su cosa sarà bene insegnare ai nostri bambini e ragazzi, se indicare loro che vale la pena impegnarsi, prepararsi adeguatamente ed avere rispetto delle regole per avere successo nella vita.

Molti contributi di psicologia sociale ci indicano che i modelli sono importanti, dovremmo ricordarcelo più spesso se non vogliamo apparire incoerenti e inattendibili agli occhi delle nuove generazioni.

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