Test sierologici docenti? Villa: che razza di “patentino” è? Non servono e fanno bene a non farli. Vi spiego perché

“Questi test non hanno senso, per cui gli insegnanti fanno benissimo a non farli”. Dura la presa di posizione di Robetta Villa, giornalista e divulgatrice scientifica.

Se infatti lo scopo fosse epidemiologico, basterebbe un campione, come è già stato fatto sulla popolazione generale“, spiega Villa in un post Facebook.
Invece – continua – si vuol far credere che questi test servano a dare informazioni individuali per ‘riaprire le scuole in sicurezza’ o peggio, per fare una fotografia iniziale che serva poi, in caso di negatività, ad attribuire alla scuola un eventuale contagio (che invece può benissimo avvenire nella vita privata)“.

La giornalista ricorda quindi:

“- Se il test sierologico è positivo, significa che si è incontrato il virus, ma si potrebbe non essere più contagiosi (soprattutto se ci sono solo IgG)
– Se il test sierologico è negativo, significa NIENTE:  1) puoi non aver incontrato mai covid (ma ti puoi infettare domani); 2) puoi aver fatto covid durante la prima ondata, e gli anticorpi essere già scesi; 3) puoi essere stato infettato da meno di dieci giorni ed essere nel momento di massima contagiosità”.

Che razza di “patentino” è? Si chiede Villa. Tanto più fatto con i test rapidi, poco affidabili, sprecando denaro e tempo dei medici.
Come vorrei che si smettesse di disperdere risorse in mille rivoli di “putost che nient è mej putost”. Secondo la giornalista è preferibile quindi concentrarsi su altri punti: “Massimo sforzo sui tamponi in attesa di test molecolari, non sierologici, rapidi e affidabili (il vero game changer, per me), nuove assunzioni, idee, approcci, spazi, soprattutto all’aperto, per le scuole e supporti IMPORTANTI ad aziende, lavoratori e famiglie per tenere a casa chiunque non stia bene”.

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