Test sierologici, docenti e Ata segnalano disservizi e mancata collaborazione. I racconti dei nostri lettori

Comincia in salita i test sierologici per quasi 2 milioni di lavoratori della scuola, docenti e Ata. Non mancano i disservizi e le situazioni poco chiare. Le testimonianze dei nostri lettori.

C’è tempo fino al 7 settembre per sottoporsi volontariamente e gratuitamente allo screening (i docenti che prenderanno servizio dopo l’inizio dell’anno scolastico posso effettuare comunque il test ad anno in corso).

Iniziano ad arrivare i primi dati dalle singole regioni: 16 docenti positivi in Veneto, 20 in Umbria, 107 in Alto Adige. I docenti positivi al test verranno sottoposti successivamente al tampone molecolare per capire se sono ancora contagiosi.

Alla redazione di Orizzonte Scuola sono arrivate tantissime mail nelle ultime 24 ore che segnalano disservizi, mancata collaborazione con i medici di medicina generale, ma anche buone pratiche.

Le testimonianze dei nostri lettori

C’è il caso di Anna, docente di Alessandria, che segnala l’eccessiva rigidità del medico di base che la costringe ad effettuare il test in una data coincidente un’altra visita medica fissata già da mesi o quella di un Dsga di Treviglio, in provincia di Bergamo che ci segnala che molti medici, compreso il suo, si sono rifiutati di effettuare il test.

Dalla Sardegna, invece, Giusi ci scrive che il suo medico è disponibile al test sierologico, ma che non sono ancora arrivati i kit. Sempre dalla Sardegna arriva la testimonianza di Anna Maria che ci scrive dalla provincia di Cagliari. Il suo medico si è rifiutato di fare il test perché, citiamo testualmente, “il dottore non farà test perché il suo sindacato non ha aderito. Si rivolga all’ufficio di Igiene Pubblica”.

Simone, invece, ci scrive da Genova e ci racconta che il suo medico è in ferie, il sostituto non sa nulla, probabilmente dovrà farlo a settembre. Francesca, invece, ci scrive da Roma e anche per lei bisognerà aspettare perché il medico curante non ha il kit e se vuole fare il test privatamente dovrà pagare un laboratorio di analisi abilitato.

Laura, invece, è una docente di Caserta: anche il suo medico di base è in ferie e la segreteria del centro medico la rimbalza più volte. Decide di effettuare il test all’ASL e, suo malgrado, assiste ad un assembramento senza precedenti con decine di persone accalcate in uno stanzino nell’attesa del prelievo. Decisamente una situazione contraria alle norme anti-Covid.

Nicoletta, invece, da Palermo, ci scrive per segnalare il suo fastidio nel leggere articoli e dichiarazioni in cui si accusano i docenti di sottrarsi al test. Per lei vale lo stesso di tanti altri: il medico curante è sprovvisto di kit e non si sa quando arriverà.

Tiziana, invece, ci scrive dalla provincia di Bari: anche in questo caso il medico curante non può effettuare il test perché manca il kit. Non si sa quando arriverà. La scelta è farla in un laboratorio privato a pagamento.

Raffaella, invece, ci scrive da Foggia e ci racconta che il suo medico può solo prescrivere il test da effettuare in un laboratorio a pagamento.

Maria Cristina, invece, da Latina, ci racconta che non è vero che i test sono gratuiti. Il suo medico non ne sa nulla e se voglio farlo è a pagamento, alla “modica” cifra di 80 euro.

Invitiamo i nostri lettori a continuare a segnalarci le loro esperienze con i test sierologici inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica [email protected] con oggetto “Test sierologici docenti e Ata”.

Su Facebook, inoltre, arrivano centinaia di messaggi e di commenti. Molti si chiedono l’utilità del test, altri, invece raccontano la propria esperienza.

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