Test sierologici docenti e Ata, i medici di medicina generale all’attacco: “Noi a rischio contagio, abbiamo paura”

Da lunedì 24 agosto, in quasi tutta Italia, partiranno i test sierologici per docenti e Ata (Lazio e Toscana hanno iniziato già da ieri). Alcuni medici di famiglia hanno timori a praticarli nei loro studi medici perché, sostengono, non ci sono sufficienti misure di sicurezza per svolgerli.

“Il nostro – spiega Pina Onotri, segretario generale dello Smi, sindacato medici italiani che rappresenta circa 8 mila medici tra ospedalieri, di famiglia e guardie mediche – è un no motivato: non vorremmo si replicasse quello che è successo negli ospedali o nelle Rsa. Non tutti gli studi medici sono strutturati in modo tale che siano sanificabili e lì dove ci fossero dei positivi, il medico dovrebbe stare in quarantena e lo studio conseguentemente rimarrebbe sarebbe paralizzato”.

 “La sanificazione dello studio del medico di famiglia – afferma Ludovico Abbaticchio, presidente dello Smi – deve essere carico del sistema sanitario e così deve avvenire con lo smaltimento dei rifiuti, che attuando i test deve avvenire quotidianamente. Insomma, ci devono essere dei criteri minimi di garanzia e sicurezza. Perchè non fare questi test nelle strutture preposte, le Asl o nelle stesse scuole? Siamo disponibili in tal senso”.

Per lo Smi saranno numerosi i medici di famiglia che preferiranno non effettuare i test al personale scolastico.

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