“Test Invalsi inutili e dannosi. Decreto formazione crea docenti di serie A e B, bisogna assumerli con 3 anni di servizio”. Intervista a Piero Bernocchi (Cobas)

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Lo scorso 6 maggio Cobas Scuola è scesa in piazza contro le prove Invalsi “inutili e dannose” e il decreto sulla riforma reclutamento e formazione del personale docente. Ne parliamo con Piero Bernocchi, esponente dell’esecutivo nazionale Cobas scuola.

Perché siete scesi in piazza il 6 maggio? Cosa rivendicate?
Si sono incrociate due questioni. Il primo punto sono le prove Invalsi, un tema per noi storico. I quiz Invalsi hanno effetti negativi sulla didattica perché hanno costretto a impostarla per molti maestri sulla base dei quiz, hanno trasformato i docenti in addestratori ai quiz. Questi test non danno nessun contributo in positivo, non c’è nessun feedback, alla fine non arriva nessun impulso per migliorare i risultati.

Perché sono inutili i test Invalsi?
Inutili e dannosi. E’ una procedura inutile perché non aiuta in realtà i docenti a lavorare meglio. E’ poi dannosa perché costringe gli insegnanti, soprattutto alla primaria, a stravolgere la didattica.

Qual è l’altra questione che vi ha spinto a scioperare?
Il decreto scuola che ha colto di sorpresa un po’ tutti. Nemmeno i sindacati rappresentativi, a quanto dicono, non sapevano nulla. Un decreto che differenzia i docenti in serie A e B, attraverso metodologie formative insulse. Addirittura dividendo per fasce di età, perché quelli che verranno immessi in ruolo dal 2023/24 saranno obbligati a svolgere questa formazione obbligata. Il meccanismo è perverso: i docenti che vorranno aumentare il proprio stipendio dovranno aggiornarsi gratuitamente per tre anni poi dovranno sottoporsi al comitato di valutazione. Il comitato di valutazione potrà però promuovere, in maniera bizzarra, soltanto il 50% dei docenti che faranno richiesta, la metà avrà lavorato. Un meccanismo diabolico che non ha l’impatto immediato, ci vorrà un po’ prima che la categoria capisca di cosa stiamo parlando. Si mettono in gara gli insegnanti con dei bollini blu. Non si raggiunge così la qualità. Nella scuola servono invece collaborazione, cooperazione, condivisione. In questo modo, si continueranno inoltre ad assecondare i presidi nelle scuole-azienda.

Gli altri punti della vostra protesta quali sono?
Il taglio dello 0,5 del PIL per le spese per l’istruzione e contemporaneamente c’è l’aumento delle spese per le armi. E poi il rinnovo del contratto. Il problema è che tutti gli ultimi contratti sono inesistenti, non è soltanto il fatto che questo contratto è bloccato. Negli ultimi 15 anni docenti e ATA hanno perso il circa il 20% del salario effettivo. Il potere salariale è sceso ulteriormente.
Abbiamo inoltre chiesto di investire i fondi del PNRR per ridurre il numero degli alunni per classe, per sanificare le aule, aumentare il numero delle aule.

E ancora, tra le motivazioni, c’è la richiesta di assunzione dei docenti con tre anni di servizio e due per gli ATA. Non si capisce perché un docente dovrebbe andare bene per insegnare anche 7 anni per poi dirgli che deve fare un’altra procedura.
Un altro obiettivo è eliminare il provvedimento folle e punitivo per cui i docenti sospesi sono rientrati a svolgere altre attività su 36 ore settimanali. Non c’è più motivo sanitario.

Prossime iniziative?
Abbiamo in campo il 20 maggio, come confederazione, insieme ad altre confederazioni del sindacalismo di base, uno sciopero contro l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari. Aspettiamo di vedere come andrà l’iter del decreto sulla riforma del reclutamento e formazione docenti. Temiamo che nemmeno a livello politico si sia capito bene di cosa si tratta, e che non si sia data la giusta importanza. D’altra parte, la scuola non è mai stata al centro della politica.

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